La riforma costituzionale che ci accingiamo a votare con il referendum confermativo non tratta la supremazia di un’etnia o di una religione, così come non è il luogo dove consumare vendette personali a favore o contro Matteo Renzi ed il suo governo, ne tanto meno essa è la priorità del Paese. Basti pensare alla povertà che si diffonde, alla disoccupazione giovanile che nel meridione tocca punte del 60 per cento, alle banche che svalutano titoli nel tentativo di ricapitalizzarsi ed evitare il bail in, il Pil che non cresce, i consumi che non ripartono, le liste d’attesa nella sanità che si allungano, la scuola che soffre, la gente che non si cura perchè non ha soldi, capi famiglia senza lavoro, ne reddito o pensione sostenute dalla Caritas, mentre il governo racconta la favola di un’Italia che esce dalla crisi, quando invece una parte consistente di questo Paese si sente ancora totalmente immersa nella crisi.
Non mi interessa sapere se Renzi lascia o resta, non ostante abbia personalizzato e politicizzato il voto, legando la vita del Governo e del suo futuro politico all’esito referendario. Non mi appassiona la radicalizzazione, così come sorrido dei difensori della fede che non lasciano spazio nel partito a chi la pensa diversamente da loro e, come termiti soldato, si pongono a presidio del formicaio. Non mi piace la propaganda che dissimula piuttosto che informare o dialogare. Non sopporto la demagogia iconoclasta delle immagini di Berlinguer o Terracini, a cui fanno dir loro cose mai dette, ne tanto meno pensate. Sto alla larga dalle contrapposizioni ideologiche con pretese di verità da imporre agli altri. Mi piace invece entrare nella piega degli articoli, scandagliare i comma, ponderare le virgole che legano valori, conoscerne lo spirito. Insomma il merito. Mi piace domandarmi per esempio, se cambiando la costituzione il popolo se ne avvantaggia, senza sacrificare con ciò libertà, eguaglianza e solidarietà, posti a presidio della convivenza civile o se invece è il tentativo di estendere e consolidare il potere di un gruppo dominante per impedire alla minoranza di diventare maggioranza.
E voglio farlo liberamente senza essere tacciato di eresia, da uomo comune ed essere pensante, membro del Popolo, espressione di cittadini sovrani che discutono di politica ed esercitano il diritto/dovere di partecipazione. Ciò trova fondamento nella stessa carta costituzionale sulla quale ci accingiamo ad esprimerci, dove è scritto che: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità …” (Art. 2 Cost.It.) e che “Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.” (Art. 4 comma 2 Cost.It.).
Per questo ritengo che la partecipazione alla discussione sul referendum confermativo della legge di riforma costituzionale, vada ben oltre la manifestazione di un semplice “Si” o un “No”. Essa è un esercizio democratico necessario allo sviluppo e all’affermazione di una cultura politica autenticamente democratica.
Sono le ragioni che mi spinsero allora sulle trivelle come oggi sulla riforma costituzionale a votare ed invitare gli altri a farlo indipendentemente dalla scelta personale, prendendo le distanze da Renzi che a seconda della convenienza invitava a non votare sulle trivelle mentre oggi lega addirittura il destino del suo Governo all’esito referendario. Come se la democrazia funzionasse a gettone o a comando.
E’ necessario tenere alta l’attenzione e riflettere nel merito della riforma Renzi-Boschi. Lo farò dal mio punto di vista. Il punto di vista di un cittadino appunto che esprimerà pubblicamente il suo voto riconoscendo agli altri la libertà di pensarla diversamente.