Molto spesso accade che un tema sociale o un problema politico, venga affrontato con un convegno, una riflessione, un atto, una dichiarazione. Dura un momento. Poi cala il sipario. Come se il male con un gesto venisse esorcizzato e smettesse di produrre i suoi effetti malefici. Poi si da tutto per scontato affidando la soluzione alla sorte o al decorso naturale delle cose. Non è molto chiara la distinzione tra piano informativo o dovere istituzionale, comunque necessario, e quello pragmatico (problem solving), qual’è la politica, dal quale non va disgiunto.
Invero, sarebbe interessante seguirne il decorso ma anche analizzarlo ex post. Capire cioè quanto di quell’intervento abbia sorbito effetto. Ma questo è lavoro e cura da perseguire, e ciò richiede impegno, ma stanca. La realtà effettuale ci dice che inseguiamo più i nostri momenti di gloria, impegnati a costruire carriere politiche o comunque protesi a soddisfare l’umore pubblico, spendendo qualche parola di circostanza piuttosto che l’impegno quotidiano, che non si vede, ma che produce. Cioè la politica. Le parole, come i convegni, appartengono al mondo della teoria, non hanno mai risposto ad una domanda o lenito un dolore.
E veniamo al dunque.
A Modugno tempo fa qualcuno pensò di superare il deficit democratico nella vita politica della città con la diretta streaming dei Consigli comunali.
Con tale considerazione si ammetteva implicitamente l’esistenza di un problema democratico nella gestione delle cose e se ne indicava la soluzione.
Almeno questo era nella mente del past secretary del PD Tania Di Lella (e del sindaco Magrone che ne condivise le finalità). Il sindaco Magrone, nel suo agire politico, aggiungeva, “Solo così i cittadini potranno sentirsi partecipi della democrazia attiva. Solo così i modugnesi potranno partecipare al dibattito politico, senza fronzoli”.
Bene. Adesso che la diretta streaming è realtà, possiamo con questo affermare che il deficit democratico sia stato colmato, che l’amministrazione è più trasparente e che i cittadini a differenza di prima, conoscono le cose e partecipano alla vita politica della città?
Voglio dire, con la diretta streaming delle sedute dei Consigli Comunali., si sono risolti i problemi di trasparenza, democrazia e partecipazione?
Lo dissi allora (La democrazia non vive di solo streaming) e lo ripeto adesso. A mio modesto avviso la partecipazione politica e più in generale la democrazia nel contesto modugnese, ancora oggi è deficitaria e che, pur se positiva la diretta streaming non potrà mai da sola rispondere, tout court, alla domanda di partecipazione e trasparenza.
Penso invece che una comunità sia un organismo complesso ed articolato dove le diverse sensibilità si esprimono in relazioni socio-politiche che richiedono una pluralità di risposte che non possono essere universali (valide per tutte le stagioni) né immanenti (al di fuori del tempo). Necessitano cioè di un set di soluzioni adeguate e coerenti con le dinamiche sociali e normative.
Anche qui faccio un esempio.
All’indomani di un Consiglio comunale i cittadini conoscono i punti posti all’ordine del giorno approvati? Sanno come si sono espresse le diverse forze politiche su quel punto? Sanno quali consiglieri erano presenti in Consiglio comunale? Conoscono come i propri rappresentanti hanno votato sui singoli argomenti posti all’ordine del giorno? Hanno modo di verificare la coerenza del voto del proprio partito/rappresentante con gli impegni assunti in campagna elettorale?
Ma c’è la diretta streaming obietterà qualcuno. Giusto. Per una parte di quanto detto è vero. Ma è appunto una parte. Eppoi, è immaginabile sorbirsi ore ed ore, talvolta giornate di diretta, ammesso che se ne abbia il tempo, per conoscere queste informazioni, quando basterebbe un semplice resoconto (quattro righe e due numeri) da affiancare alla stessa diretta streaming?
Eppoi, abbiamo dati storici che ci indicano i tassi di presenza/assenza dei consiglieri ai Consigli comunali e nelle Commissioni? Conosciamo il calendario dei lavori delle Commissioni consiliari? Sappiamo di cosa discutono e cosa approvano? C’è mai stata un’audizione in Consiglio comunale di un Presidente di Commissione che ha dato conto pubblicamente alla città dell’attività svolta e degli obiettivi raggiunti? Sappiamo di una Commissione quanto si riunisce, cosa discute e cosa persegue? Riusciamo a monitorare i lavori per verificarne i risultati? Conosciamo i costi della loro attività? E i benefici misurabili per la collettività? E delle conferenze dei Capigruppo cosa sappiamo?
Ma la cosa che lascia stupiti è l’assoluta assenza di un canale di comunicazione istituzionale dei Consiglieri comunali. Non è indicato da nessuna parte un solo modo per contattarli, neanche un indirizzo email, cosa ormai comune. Il cittadino di loro conosce solo il nome e cognome e ciò da la cifra della distanza che separa e nel contempo mette in discussione il rapporto tra rappresentanti e rappresentati.
E questa è solo una parte del problema, quella che appare ma che nasconde come un iceberg la parte più consistente.
Apro una parentesi.
Sig.ra Presidente del Consiglio comunale Valentina Longo, quanto detto rientra appieno nelle sue prerogative e tra l’altro sono in linea con quanto da lei affermato nel momento del suo insediamento quando disse “E’ mio intendimento dare massimo impulso alla dialettica democratica”.
Bene, questa potrebbe essere per lei l’occasione giusta che si presenta per lasciare una traccia positiva del suo operato nelle istituzioni locali. Si differenzi dagli spingitori di bottoni che l’hanno preceduta.
Tornando al tema. Sembra di essere in un film spy dove tutto è secretato, come il linguaggio crittografato di alcuni politici locali che invece di essere semplici, chiari e diretti per farsi capire da tutti, hanno bisogno di un interprete. Magari di madrelingua, così, giusto per esser certi di cogliere le sfumature e i rapporti che si determinano spesso nella diade amico-nemico o di un’agire politico ai più sconosciuto e incomprensibile.
Eppure nella mente di qualcuno bastava la diretta streaming per entrare nella modernità e chissà, forse anche nella maturità politica.
Possiamo continuare. C’è ne di materia da sottoporre alla pubblica opinione.
Per esempio, ci sono dati storici che ci forniscono informazioni sull’attività politica (interrogazioni, mozioni e interpellanze) dei Gruppi consiliari o singoli consiglieri?
Voglio dire il cittadino è nelle condizioni di conoscere di un Gruppo o rappresentante politico l’impegno profuso verso qualcosa o se ha votato un figurante o peggio ancora un assenteista?
Perchè non si da ancora attuazione agli strumenti di democrazia partecipativa previsti dallo Statuto comunale?
E dal momento che la Commissione per lo Statuto e i Regolamenti (art. 14 Statuto comunale) è l’organo propedeutico attraverso il quale tali strumenti sono attuati, perchè non fa sentire la sua voce?
Non oso immaginare il back office che sottende l’organizzazione e la comunicazione intra-istituzionale e nemmeno oso chiedere che quanto detto venga esposto in Open Data come vuole la legge.
Siate ribelli, leggo da qualche parte, ma vedo solo acquiescenza.
Eppure in ogni tornata elettorale tutti si battono per la democrazia, la partecipazione, la trasparenza e … “il bene comune”. Il cittadino al centro dell’azione politica, dicono, ma poi una volta eletti se ne dimenticano. Da quel momento inizia solo il lungo e faticoso percorso delle relazioni, accordi e strategie per la costruzione delle carriere politiche personali per arrivare alla casella 63, come nel gioco dell’oca.
E’ un clima desolante che deprime la politica e istiga alla letargia!