Intervengo con alcuni spunti di riflessione sulla questione dell’innovazione tecnologica al comune di Modugno sollevata dall’amico Antonio Cafagno in alcuni gruppi su facebook.
Lo faccio dal mio blog (paparella.it) semplicemente perchè non intendo più dialogare negli spazi gestiti da individui che negano le libertà di espressione e di opinione.
E vengo al dunque.
Da quanto ho avuto modo di leggere sui social network e, per taluni versi verificare personalmente, pare che al comune di Modugno con il passaggio ai nuovi applicativi informatici della società che si è aggiudicata la gara sono insorti alcuni problemi. Ciò è anche comprensibile per taluni versi, quando da un sistema informatico si passa ad un’altro. Ovviamente, mi auguro che tutto venga superato rapidamente e si colgano quanto prima i vantaggi del cambiamento in termini di qualità dei servizi e costi di gestione. Tuttavia alcuni interrogativi e dubbi su come sia stata “gestita” l’innovazione tecnologica nell’Ente, restano.
Suppongo che l’esempio riportato su facebook del malfunzionamento e depotenziamento nelle funzioni della gestione del protocollo (prima veniva indicato anche il QRCode) sia solo una parte degli applicativi in discussione, in quanto, da solo il protocollo, non giustificherebbe l’affermazione “centinaia di migliaia di euro buttati”. Cioè il valore che il comune di Modugno ha inteso investire sul nuovo software.
Se questo è vero, una prima considerazione può essere già fatta.
Analizzando gli aspetti tecnici e politici , tralasciando l’elemento economico-finanziario, pur partendo da una interpretazione estensiva e deduttiva della questione sollevata, e cioè che il problema riguarda anche altri applicativi gestionali, la mia opinione è che siamo comunque di fronte ad un segmento, pur se importante, dell’intero processo innovativo.
Tale processo è ben più vasto e complesso di quanto se ne parli, dal momento che travalica gli aspetti meramente funzionali ed investe l’intera struttura organizzativa dell’Ente nella sua capacità di interagire con la politica, le istituzioni e la comunità modugnese (cittadini e imprese). In buona sostanza tocca direttamente la sua organizzazione del lavoro e quindi la governance dell’Ente Locale.
Da ciò discende un’altra considerazione, o meglio, la necessità di metter mano con urgenza all’attuazione del “Progetto di riorganizzazione del Comune” approvato con delibera commissariale n.35 del 16.04.2013 che non può essere ridotto semplicisticamente ad un passaggio da una organizzazione degli “Uffici per Servizi” in luogo dei “Settori”, e avviare nel contempo un processo partecipato per la costituzione dell’Agenda Digitale Comunale.
Se volessi descrivere con una metafora l’approccio all’innovazione tecnologica che si è inteso dare al comune di Modugno, direi che l’attenzione sinora è stata posta più sul piccolo segno lasciato dalla punta di una matita che non sul grande foglio sul quale quel segno è stato fatto.
La difficoltà nel rilascio dei certificati (nei tempi e nei modi), le lunghe code agli sportelli, gli incroci di telefonate del personale per accessi al database, l’assenza di un adeguato piano della formazione sul nuovo gestionale con il conseguente ricorso all’esperto, alcune attività che da informattizzate sono tornate a essere fatte “a mano”, l’Albo Pretorio depotenziato (numero protocollo e date apposte a mano, correzioni a posteriori prima della pubblicazione), etc., etc., sono solo alcuni esempi di cose che erano facilmente prevedibili e non perchè qualcuno ha la sfera di cristallo, ma semplicemente perchè l’approccio all’innovazione è stato autoritario, improvvisato e carente. Basti pensare che si è avviato un processo complesso qual è l’innovazione tecnologica, che tocca in modo pervasivo gli aspetti funzionali ed organizzativi dell’Ente, senza un “Piano alla transizione”.
Non solo. E’ mancata la coabitazione dei due modelli, il vecchio ed il nuovo, una forma di parallelismo al fine di testare il funzionamento dei nuovi processi, attraverso la verifica dei risultati. Ma è mancata anche la concertazione tra la vecchia e la nuova società che si è aggiudicata la gara, non per una sorta di “timore” o “subalternità“, ma unicamente per garantire un’agevole e rapido passaggio “in sicurezza” ai nuovi applicativi, sotto l’egida ed il controllo del comune di Modugno. Invece si è agito d’imperio applicando il più rigido formalismo tipico delle PA, spingendo all’irrigidimento delle rispettive, pur se legittime posizioni dei soggetti in campo.
Inoltre, chi ha accompagnato il processo innovativo, ammesso che vi sia stato qualcuno, non aveva il know-how sufficiente per farlo, esperienza e capacità, sia dal punto di vista tecnologico che organizzativo. E il buon senso?
I tecnici servono, dopo che la politica ha deciso, ma il “consiglio” è sempre lo stesso: in sala operatoria i chirurghi, nelle aule dei tribunali gli avvocati.
Inutile dirvi cosa accade al paziente se al posto del chirurgo opera l’avvocato.
Mi chiedo se non sia il caso che il prossimo Consiglio comunale che si insedierà con le elezioni di maggio 2015, istituisca ai sensi dell’art. 13 lettera c, dello Statuto comunale, una Commissione d’indagine e di controllo per fare chiarezza su quanto è accaduto e sta accadendo al comune di Modugno. Lo si faccia, se la politica intende farlo, serenamente ed unicamente per evitare, in futuro, il ripetersi di episodi analoghi.
Sul versante politico alcune responsabilità emergono.
Ne cito una.
Il Consiglio comunale del 28.04.2014, con Magrone sindaco, approvò l’istituzione di una “Commissione speciale per lo studio e l’elaborazione del Piano triennale di sviluppo e innovazione tecnologica” dandone ampio risalto sul sito istituzionale (http://www.comune.modugno.ba.it/temp/2014/04/il-consiglio-comunale-istituisce-la-commissione-per-il-piano-triennale-di-sviluppo-e-innovazione-tec.html).
Qualcuno si è chiesto che fine abbia fatto quella commissione?
O forse è meglio chiedersi: è stata mai istituita la “Commissione speciale per lo studio e l’elaborazione del Piano triennale di sviluppo e innovazione tecnologica”?
La risposta è: no. Non è stata mai istituita.
Quindi, se da un lato la maggioranza non ha dato seguito a ciò che essa stessa ha approvato, è anche legittimo chiedersi dove fossero le minoranze.
Le minoranze non sono forse quelle forze politiche che devono esercitare il ruolo di controllo e stimolo nei confronti della maggioranza affinchè una democrazia compiuta possa definirsi tale?
E’ accaduto invece che, a parte qualche balbettio di uno o due consiglieri di minoranza, poco convinti e forse poco preparati ad affrontare una questione complessa come quella dell’innovazione, il resto, come dice Pierluigi Bersani, erano solo figuranti e come tali, tacquero.
Non hanno taciuto perchè avevano deciso di tacere. Lo hanno fatto semplicemente perchè non avevano la più pallida idea di cosa si stesse discutendo e ancor meno di cosa bisognava fare. Per questo non se ne sono “preoccupati”. Non hanno alzato la voce nè preteso che l’amministrazione Magrone desse seguito ad un deliberato di Consiglio. E non ponendosi il problema di dar seguito all’istituzione della “Commissione speciale” non si sono posti il problema della sua composizione, delle modalità di funzionamento, della durata e del ruolo che tale commissione poteva svolgere per tutelare l’Ente, soprattutto nella fase di transizione che il comune si accingeva a compiere.
Insomma, invece di fare dell’innovazione una “battaglia politica” per la Modernizzazione e Digitalizzazione dell’Ente, le minoranze, come la maggioranza, hanno lasciato che tutto cadesse nell’oblio.
E mentre la struttura amministrativa procedeva la politica latitava.
Ed è stata proprio la latitanza politica che mi spinse, da cittadino, ad inoltrare al comune di Modugno un “accesso civico” (Prot.n. 28252 del 16.06.2014) per acquisire gli atti di quel Consiglio comunale, dal momento che, a mio avviso, non tutti gli atti furono resi pubblici come prevede la legge. Siamo a giugno 2014. L’amministrazione Magrone era splendidamente in auge e politicamente in sella. Ma le carte, come al solito, tardavano ad arrivare e quindi inoltrai un’altro “accesso civico” (Prot. n.35937 del 29.07.2014), sollecitando la conclusione del procedimento.
Nel frattempo, l’esperienza amministrativa Magrone era giunta anticipatamente al suo epilogo attraverso un atto notarile (https://www.paparella.it/blog/2014/09/modugno-non-ha-bisogno-di-salvatori-della-patria/).
Quella commissione, voluta dalla maggioranza ed approvata dal Consiglio comunale, se istituita, avrebbe potuto svolgere un ruolo di tutela dell’Ente e del suo patrimonio informativo durante l’attività di transizione verso il nuovo modello gestionale?
E’ il caso di ricordare che il “patrimonio informativo” di un Ente Pubblico è un asset che ci appartiene e in quanto tale ognuno di noi ha il diritto e l’interesse ad intervenire oltre che fruire, usare e rielaborare quelle informazioni che devono essere rappresentate pubblicamente, come la legge prevede, in formato aperto (Open Data) secondo la “dottrina” enunciata nell’Open Government a cui l’Italia ha aderito.
La storia dell’innovazione tecnologica al comune di Modugno, adesso come nel recente passato è stata una storia che è proceduta a singhiozzi tra piccoli successi e grandi occasioni mancate, privo di un “approccio sistemico”.
Non ho mai fatto mancare il mio apporto, scrivendo pubblicamente per stimolare e riflettere sul tema, anche durante la gestione commissariale con le note Prot. n. 6598 del 4.02.2013 e Prot. n.14145 del 11.03.2013.
Infine e concludo.
Nel 2010, dopo circa tre anni di attività all’interno dello staff del sindaco, toccando con mano i paradigmi organizzativi e gestionali dell’Ente e dei processi inerenti l’innovazione tecnologica, avvertii la necessità di sottoporre all’attenzione del Sindaco, della Giunta comunale, del Presidente del Consiglio, del Segretario comunale e del Direttore Generale alcune riflessioni (Prot. n. 20455 del 19.04.2010).
Mi resi conto, come in futuro potetti appurare, che la struttura organizzativa, invocava l’intervento della politica affinchè mettesse a punto un piano per la Modernizzazione e Digitalizzazione dell’Ente e Formazione del personale. La rapida evoluzione normativa, gli obblighi e gli adempimenti per gli Enti Locali erano così tanti e complessi che il personale avvertiva l’esigenza di dotarsi di strumenti innovativi per “fronteggiare” il cambiamento che avveniva nel Paese.
Quelle riflessioni analizzavano gli aspetti tecnologici ed organizzativi del comune di Modugno in un “approccio sistemico”, alla luce delle disposizioni normative vigenti e nel contempo proponevo l’istituzione di un “Ufficio per l’Innovazione Tecnologica” indicando modalità, relazioni e funzionamento.
Non accadde nulla.
Intanto adesso, negli uffici comunali, tornano le code.
Abstract da “Innovazione, tra necessità e opportunità” di Raffaele Paparella protocollato presso il Comune di Modugno il 19.04.2010 al n. 20455.
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L’approccio sistemico
L’approccio sistemico (Ludvig Von Bertalanfy) può rappresentare un paradigma di riferimento (ma non il solo) in cui tutti gli elementi costitutivi dell’innovazione sono considerati parti di un sistema all’interno del quale ogni aspetto presenta un fortissimo grado di interdipendenza dagli altri, e dove ogni azione a sostegno della diffusione dell’innovazione deve essere condotta all’interno di una logica integrata.
Il tramonto del taylorismo/fordismo, a fianco alle concezioni dipartimentali, hanno portato a decentrare le attività creando da un lato problemi di relazioni, dall’altro pericolo di ridondanza, piuttosto che integrazione. L’assenza di un disegno unico ed unificante porta inevitabilmente ad abbandonare soluzioni che si presentano ben presto frammentarie, e non risolutive
Sicché è utile osservare con attenzione l’evoluzione dei modelli organizzativi che nascono dalle ceneri della novecentesca concezione tayloristica del lavoro (Scientific Management) da cui le burocrazie, intese come organizzazioni del lavoro di un potere legale in uno Stato di diritto, traggono origine. I nuovi modelli organizzativi neutralizzano l’estrema parcellizzazione delle attività, tipica delle organizzazioni razionali orientate verso uno scopo (le burocrazie), per essere pervase da modalità pensate per condividere risorse (groupware) e conoscenze knowledge.
A tal proposito è utile ricordare che l’affermarsi di filosofie di organizzazioni orientate al lavoro di gruppo, la disponibilità sul mercato (open source) di tecnologie quali la trasmissione di informazioni tramite reti telematiche locali e geografiche e, infine, i sistemi operativi multitask (che consentono cioè di operare contemporaneamente con la possibilità di interscambio dinamico di informazioni) permettono di supportare ambiti di lavoro groupware come la comunicazione, il coordinamento e la cooperazione.
In una organizzazione matriciale o funzionale, comunque di gruppo, le responsabilità e le capacità dei singoli si devono necessariamente e armonicamente fondere in un tutt’uno chiamato “gruppo”. Il gruppo, inoltre, non è qualcosa di stabile ed immanente ma al contrario può trasformarsi a seconda dei compiti che svolge, e deve essere assolutamente aperto ad altri gruppi. Ed in questo senso è possibile pensare a obiettivi di gruppo, incentivi di gruppo, etc.
Inoltre la collaborazione diventa elemento strategico e leva di cambiamento strutturale, consentendo riunioni virtuali, grazie a sistemi di tele-video-conferenza attivabile direttamente dalla propria workstation.
Affrontare le problematiche dell’innovazione in termini sistemici significa quindi individuare relazioni esistenti fra i diversi elementi analizzati, evidenziandone immediatamente la complessità delle loro interazioni. Va da sé che la comprensione delle interazioni fra gli elementi del sistema non rappresentano elementi marginali, ma hanno il medesimo livello di importanza degli elementi stessi, e che i rapporti di causa ed effetto evidenziati dall’analisi sistemica non sono esclusivi. In altre parole, le variabili che determinano processi quali la diffusione delle tecnologie sono molteplici e non tutte rilevate dal presente modello, il quale però identifica, all’interno di questo complesso sistema di interrelazioni, alcuni legami logici particolarmente forti ed enuclea alcuni nodi del sistema che possono costituire leve primarie per il cambiamento.
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