All’1.30 del 29 luglio, dopo l’ennesima sospensione, si consuma nell’ultimo Consiglio regionale della Puglia, il colpo di scena della X legislatura, con la maratona delle forze politiche impegnate a modificare la legge elettorale nell’ultimo giorno utile, senza riuscirci.
In piena notte il presidente dell’Assemblea, Mario Loizzo, prende atto della mancanza del numero legale, getta la spugna e dichiara la chiusura dei lavori.
Non poteva andare peggio, la Puglia non meritava questa tarantella.
Si conclude con questa figuraccia del Consiglio regionale della Puglia la X legislatura. Le donne pugliesi beffate da una politica maschilista, inadeguata e inconcludente.
“Piuttosto che stare qui a discutere del nulla è meglio affidarsi a quanto il Governo nazionale farà sostituendosi al Consiglio regionale in tema di doppia preferenza di genere”.
A queste parole, pronunciate dal capogruppo del Pd, Paolo Campo, seguono l’uscita dall’aula di numerosi esponenti del governo e della maggioranza.
Restano tra i banchi le opposizioni che contestano quello che Nino Marmo, capogruppo di FI, definisce “abdicazione della maggioranza dal proprio ruolo nell’ultimo giorno in cui la legislatura si spegne”.
Ed è ancora Marmo a spiegare il rifiuto opposto dalla maggioranza alla proposta di mediazione che questa volta sono le opposizioni a proporre: ritiro di tutti gli emendamenti, approvazione immediata della doppia preferenza di genere, conferma del 60% della presenza massima di un genere rispetto all’altro con il mantenimento della ammenda pecuniaria che si inasprisce con l’inammissibilità delle liste a decorrere dalla 12.ma Legislatura.
Non c’è tempo per discuterne. In aula non ci sono consiglieri in numero sufficiente per proseguire.
Disgustoso!