
A differenza dei pirati, che agivano unicamente per proprio tornaconto senza alcuna autorizzazione, il corsaro, era legalmente autorizzato dal suo governo a catturare, saccheggiare e impedire la navigazione delle navi nemiche durante periodi di conflitto. In questo modo abbordare, depredare, impedire la navigazione delle imbarcazioni, in nome e per conto di uno stato, trasforma un’azione criminale in un atto di guerra legale e la violenza esercitata dal corsaro, cioè dallo stato, qualunque esso sia, in diritto. Esattamente come accade con la pena di morte nei paesi che l’utilizzano, dove la violenza di stato (la pena di morte), normata all’interno di un ordinamento giuridico, si fa “diritto”. Tutto questo accadeva fino a quando, nella seconda metà dell’ottocento, le guerre di corsa ebbero fine.
E come ebbero fine? Semplicemente con la sottoscrizione di un atto formale di Diritto Internazionale, da parte dalle grandi potenze d’Europa. Da quel momento in poi tali atti divennero azioni di pirateria, cioè illegali.
I tempi cambiano. Le continue incursioni al diritto internazionale, la delegittimazione degli organismi internazionali come le Nazioni Unite o la Corte Penale Internazionale, giusto per fare degli esempi, sommato all’inerzia dei governi, interrotto solo da mere dichiarazioni di circostanza, hanno finito per legittimare violenza, ingiustizia, nuove forme di nazionalismi, autoritarismi e di conseguenza, guerre di aggressione, neocolonialismo, apartheid. Quest’ultima, una delle forme più subdole di razzismo, dal momento che lo nega attraverso la libertà di uno sviluppo sociale ed economico differenziato.
Qui in discussione è il Diritto Internazionale, cioè la modernità che si differenzia dal medioevo per i principi e valori generati dal pensiero politico giusnaturalista che ha posto fine, con il “contratto sociale”, al conflitto perenne, tipico del medioevo, sancendo il passaggio da uno stato di natura di “tutti contro tutti”, in cui non esistono diritti se non quello del più forte, ad un sistema di regole e leggi uguali per tutti (stato di diritto).
Dopo le tragedie mondiali, organismi come l’ONU e le corti internazionali sono diventati l’espressione massima del “contratto sociale” a livello globale. Essi sono stati creati per normare il conflitto, sostituendo alla forza bruta il diritto, proteggendo i principi di sovranità, integrità territoriale e diritti umani fondamentali. Laddove manca, le controversie si risolvono con la forza delle armi.
Dobbiamo riconoscere però, che non sempre ci siamo riusciti ed il proliferare delle guerre nel mondo ne è la dimostrazione. Ma questo implica semmai il loro ripensamento, rimuovendo ciò che non va, evitando gli errori commessi e migliorando l’esistente. Giammai smantellando o delegittimando l’ordinamento giuridico internazionale, come sta accadendo in tutto il mondo, soprattutto per mano dei grandi della terra, quelli cioè, che hanno la responsabilità della tenuta del pianeta.
La Global Sumud Flotilla, al di là del simbolismo rappresentato dagli aiuti umanitari con la consegna di latte e biscotti per bambini, esprime l’allarme per una crisi sistemica che minaccia di smantellare i pilastri del diritto internazionale e umanitario, un sistema costruito per garantire giustizia e pace globale. L’attuale fallimento politico dei governi e delle diplomazie, sta disfacendo secoli di progresso intellettuale e giuridico, rischiando di farci regredire a uno stato di caos.
L’indignazione delle persone comuni, ha generato una mobilitazione spontanea di movimenti trasversali che ha dato un fondamento etico e giuridico alla loro azione e nel contempo si è saldata con i Movimenti Sociali e Diritti Umani, Sindacati e Lavoratori, che comprendono come l’instabilità globale minacci anche la stabilità economica e sociale e con movimenti Studenteschi, Docenti e Giuristi che richiamano alla necessità di difendere il diritto, contrapponendo alla logica della forza. Prova ne è la lettera aperta, sottoscritta da oltre 140 avvocati indirizzata al presidente dell’Ordine degli avvocati di Bari i quali ritengono che “Da giuristi e operatori forensi ci siamo attenuti alle risoluzioni e alle pronunce dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, ritenendo che la sistematica violazione dei principi umanitari e del diritto internazionale renda necessaria una presa di posizione dell’Avvocatura, anche nelle sue espressioni istituzionali”.
Tale convergenza di forze dimostra la presenza di una coscienza etica globale che cerca di intervenire laddove la politica e i governi hanno fallito. La reazione collettiva è un tentativo di esercitare una pressione dal basso per riaffermare i principi del Diritto Internazionale e impedire che il mondo ricada in uno stato di natura, dove la guerra e la forza dettano “legge”.