Sergio Mattarella

Il Presidente della repubblica Sergio Mattarella, intervenendo agli 800 anni di storia  dell’Università di Padova, il prestigioso Ateneo dove si sono laureati anche giovani ingegneri modugnesi, ha ricordato l’aggressione dell’Ucraina da parte della Federazione Russa avvenuta il 24 febbraio 2022. Lo ha fatto con una riflessione sulla libertà. Il principio di libertà è stato da sempre il patrimonio morale che l’Ateneo di Padova ha cercato di difendere nel tempo e trasmettere ai posteri, come valore fondante di emancipazione e di resistenza ai nazionalismi. 

“Non c’è libertà piena se gli altri ne sono privi”, disse. Ma si spinse oltre. Da giurista quale è nel suo intervento offrì una chiave di lettura del conflitto, esplicitando la sua idea per una ricomposizione delle legittime e rispettive ragioni che non possono prescindere dal ripristino del diritto internazionale. Quel diritto violato da Putin, attraversando con i carri armati il confine politico dell’Ucraina, aggredendo uno stato sovrano, libero e indipendente.

E’ questa la ragione che sposta il conflitto Russo-Ucraino, da un piano squisitamente nazionale, quale può essere la belligeranza di due stati che si sentono lesi rispettivamente nei propri diritti violati, ad uno internazionale, che coinvolge inevitabilmente il resto del mondo, e quindi anche l’Europa, che sente per prima, data la sua vicinanza geografica, il fragore delle bombe.

La stessa cosa è accaduta nella crisi Medio Orientale generata all’indomani del massacro compiuto da Hamas il 7 ottobre 2023. Il decisionismo dal governo Netanyahu, muovendo da una “rappresaglia” riparatrice per il torto subito, ha voluto, probabilmente pressato dal radicalismo religioso ebraico, affrontare l’endemica questione legata alla sicurezza del suo paese, uno “stato assediato dall’islam”, con l’uso delle armi, nella mal posta illusione di metter fine una volta per sempre a tale questione.

Nei momenti di massima tensione della crisi israelo-palestinese si è arrivati al paradosso di mettere in discussione persino la stessa Organizzazzione delle Nazioni Unite, (ONU), un’istituzione grazie alla quale lo stato di Israele ha ragione di esistere, proprio in virtù di una risoluzione approvata nel 1948, da quell’Assemblea generale che Israele ha definito “palude antisemita” e Guterres, segretario generale di questa palude, “persona non grata”.

Con l‘elezione alla Casa Bianca di Donald Trump e le sue ricette per il caos, come la fantasiosa deportazione dei palestinesi da Gaza (oltre due milioni di persone), la costruzione di un resort sulla “striscia”, l’introduzione dei dazi, l’acquisto della Groelandia, giusto per citarne alcune, infiamma il dibattito politico, spacca l’Europa e genera aspettative per un “nuovo ordine” mondiale.

Le picconate agli organismi internazionali come le Nazioni Unite, l’Organizzazione Mondiale della Sanità o la Corte Penale Internazionale, in assenza di alternative, pregiudica lo stesso Diritto Internazionale su cui si fondano gli organismi internazionali, inteso come un sistema di regole necessarie per dirimere pacificamente le controversie tra stati e promuovere il multilateralismo e la cooperazione internazionale, frutto di secoli di dibattiti, negoziazioni e compromessi che si sono succeduti a partire da quello che possiamo definire il primo trattato di diritto internazionale, che ritroviamo nell’opera monumentale “De iure belli ac pacis” di Ugo Grozio.

Il superamento degli stati nazionali consolidati nelle grandi monarchie europee del cinquecento, ha rappresentato assieme al Diritto internazionale il punto di svolta che ha gettato le basi di quello che è stato sinora, un sistema di regole che governano le relazioni tra gli Stati, al di là delle singole volontà nazionali. Il Diritto internazionale pertanto è a giusta ragione considerato un patrimonio universale comune dell’umanità, che oggi però viene messo a dura prova.

Se accettassimo l’idea che è la forza e l’effetto che ne deriva e non il diritto, la ragione per dirimere, e quindi “normare” un conflitto, ritorneremmo dritti nel medioevo.

Putin aggredendo l’Ucraina ha violato quei principi e valori che reggono l’Organizzazione Mondiale delle Nazioni Unite (Onu) a cominciare dal rispetto della sovranità degli stati, l’autodeterminazione dei popoli, l’obbligo di risolvere in modo pacifico le controversie, il dovere di astenersi dall’uso della forza e l’obbligo di non interferire con le competenze interne di altri Stati.

Recentemente il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla Cerimonia di consegna dell’onorificenza accademica di Dottore honoris causa dall’Università di Marsiglia è tornato sull’argomento. 

Nel suo discorso Mattarella analizza gli aspetti economici, sociali e politici che si determinarono a partire dal 1929, indicando le ragioni di quella che fu l’immane tragedia della Seconda Guerra Mondiale. 

La crisi economica del ‘29, il protezionismo, le misure unilaterali ed il progressivo erodersi delle alleanze accentuò il clima di conflitto e anziché cooperazione, a prevalere fu il criterio della dominazione.

E quando il Presidente mette in relazione  “Il progetto del Terzo Reich in Europa” con l’odierna aggressione russa all’Ucraina, non sta dicendo che la Germania del Terzo Reich di allora è come la Federazione Russa di oggi. Dice semplicemente che l’aggressione russa all’Ucraina è di questa natura e in quanto tale l’accostamento con quanto avvenne con la Germania del Terzo Reich è verosimile.

Il superamento di un clima di guerra perenne, tipica del medioevo, come il passaggio dallo stato di natura, in cui i rapporti politici e sociali sono regolati dalla forza, ad uno stato di diritto, dove invece tutti sono uguali di fronte alla legge sono principi su cui si fonda  la nostra convivenza civile e la stessa Unione Europea. In tale contesto il diritto assurge, tout court, a elemento regolatore del conflitto senza il quale si (ri)cadrebbe in uno stato di natura di tutti contro tutti.

Oggi l’America di Trump ci appare lontana, ma lo è ancor più vista dagli americani che hanno creduto e credono ancora  nei  valori e principi democratici di Alexis de Tocqueville.

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