Riconosco il notevole contributo che l’uso dell’auto ha dato e dà alla vita economica e sociale di una comunità, ma non possiamo negare che il suo impatto sull’ambiente ha determinato conseguenze gravi dal punto di vista ecologico, sociale e urbanistico nelle città, soprattutto dal punto di vista della mobilità.
Il problema del traffico e più in generale della mobilità, rappresenta una delle conseguenze di quanto appena detto, nè può essere risolto semplicisticamente con misure che tendono a privilegiare in modo diversificato l’uso dell’auto, a scapito di coloro che la città l’hanno fondata: i cittadini. Perseguendo questa via finiremmo col fare come l’ubriaco descritto da Watzlawick, che cerca la chiave sotto il lampione illuminato, lontano dal luogo dove l’ha perduta, solo perché li c’è luce.Ritengo che una strada percorribile possa essere ricercata solo attraverso un pacchetto di misure che guardano in modo diverso lo sviluppo urbanistoco delle città, analizzando anche le relazioni urbanistico-sociale cercando di coniugare il ruolo di automobilista con quello di cittadino.
In passato il problema del traffico veniva affrontato ampliando le carreggiate troppo anguste e i marciapiedi esageratamente larghi.
L’esperienza quotidiana mi fa constatare, purtroppo, che lo sviluppo urbanistico a Modugno, ma anche in molte altre città, è stato organico quasi unicamente alla stessa diffusione dell’auto e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Via Paradiso, Viale della Repubblica, Via Cornole di Ruccia, e molte altre vie che attraversano i nuovi insediamenti residenziali, anche in prossimità del “direzionale”, luogo in cui si è inteso sviluppare la città, non hanno marciapiedi, o laddove presenti sono larghi 70-75 cm. La ragione di questa dimensione ridicola, trova fondamento negli strumenti urbanistici e nelle loro norme tecniche di attuazione vigenti.
Si consideri inoltre che, lungo i marciapiedi sono installati pali di segnaletica stradale, elettrici, pubblicitari, cabine di servizi di pubblica utilità che costringono il pedone a comminare per lunghi tratti per strada, limitando di fatto le libertà fisiche degli individui.
Camminare a piedi a Modugno è un’ impresa ardua. Provate ad osservare come si muovono le famiglie, i gruppi di persone, le coppie lungi i marciapiedi risicati. E se piove? Si salvi chi può!
Questo tipo di città urbanisticamente e socialmente poco includente risulta difficilmente fruibile alla maggiornanza dei cittadini, soprattutto a coloro strutturalmente o congiunturalmente deboli e quindi maggiormente bisognosi di attenzione.
Mi riferisco ovviamente alle vittime temporanee di incidenti, obesi, gestanti, bambini, anziani, e coloro che hanno necessità di ausili per la loro deambulazione.
Per questi ultimi, lo spazio medio di cui hanno bisogno è di circa 90 cm se l’ausilio è rappresentato da stampelle, di 160 cm se rappresentato da carrozzina privi di accompagnamento e dei relativi spazi di manovra.
Alla luce di quanto detto e allo stato attuale delle cose, si deve avere il coraggio, così come qualcuno ha già cominciato a fare, di invertire la tendenza, rovesciare un punto di vista di retroguardia culturale, non solo costruendo parcheggi, spostando mercati, allargando marciapiedi, ma soprattutto intervenendo attraverso politiche urbanistiche che pongano il cittadino al centro dell’attenzione di coloro che hanno responsabilità e potere politico-istituzionale decisionale.
In questo senso parlare di interventi che scoraggino l’uso dell’auto, dell’istituzione di isole pedonali, della restituzione di piazze alla fruibilità della gente, della chiusura al traffico di parte del centro urbano, dell’allargamento di marciapiedi, del riordino della concessione di spazi pubblici a privati, di un piano della mobilità, solo per fare degli esempi, risulta essere a mio avviso una via necessaria e ormai non più procrastinabile nell’interesse di tutti, anche di coloro che verranno.