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Italiano: rapporto debito/PIL convergente allo...
Italiano: rapporto debito/PIL convergente allo stato stazionario (Photo credit: Wikipedia)

La spending review era l’intendo di arginare il deficit pubblico. Non ostante manovre di politica economico-finanziaria costate lacrime e sangue e un’ aumento delle entrate attraverso un sistema di tassazione al limite della sostenibilità per famiglie e imprese, il debito pubblico anzichè diminuire, aumenta.

Assistiamo a politiche dei redditi fragili, talvolta inesistenti che non riescono a mantenere il potere d’acquisto dei salari che si riducono sempre più; aumentano i nuclei familiari allo stremo delle forze e  mentre le tariffe pubbliche divaricano dai redditi, nuove tasse insorgono, nuovi nuclei vengono ricacciati dalla civil society per infrangersi nelle zone grigie della società divorate delle nuove forme di povertà.

Non ostante lo spread sia sceso, gli interventi economici di contenimento sono così frequenti da deprimere sempre più la domanda interna. Politiche monetarie restrittive, sistema creditizio col contagocce talvolta ermeticamente chiuse ad un sistema economico privo di liquidità, tassi di sconto ridotti all’osso per stimolare la crescita, eppure la disoccupazione è da clima del 29’, il debito pubblico sembra inarrestabile, il PIL sempre sotto lo zero, negativo da 6 anni.

Se è vero, come è vero, che riusciamo (sarebbe meglio dire “riuscivamo”) a fare crescita economica senza aumento di occupazione, mandando a quel paese J.M. Keynes, e se a questo aggiungiamo che la legge di Okun afferma che ad un incremento del PIL del 3% corrisponderebbe un aumento dell’1% dell’occupazione, lascio a voi immaginare cosa sta accadendo al sistema Italia in un clima di recessione strutturale persistente dove da oltre 6 anni il PIL è costantemente di segno negativo.

Siamo condannati alla stagnazione o alla recessione perpetua, senza possibilità di riscatto?
Il debito pubblico è uno dei problemi che appare oggi di difficile soluzione a medio e lungo termine.
A tal proposito vi segnalo una interessante riflessione di Pierre Pâris e Charles Wyplosz, del 6 Agosto 2013 che, tra le varie soluzioni, propongono una strategia d’uscita interessante ovvero la “Monetizzazione del debito pubblico”. (http://www.voxeu.org/article/end-eurozone-crisis-bury-debt-forever)

Certo il debito pubblico è un grosso ostacolo alla crescita, ma a me pare che altre misure strutturali devono essere attivate per superare la crisi che ci accompagna come un’ombra che non si stacca da terra. Esse possono essere individuate (non sono ovviamente le uniche) nella Riduzione dell’orario di lavoro, estensione dei Contratti di solidarietà, nella Concertazione (Stato, Sindacato, Confindustria), ragionando sull’esperienza della IG Metal Tedesca, all’indomani della riunificazione delle due Germanie del 1990 (DDR e RFT). Tutto questo accompagnato da una sana Politica dei Redditi (adeguamento del potere d’acquisto dei salari con i tassi di inflazione), con il Reddito di Cittadinanza, una riduzione del Costo del Lavoro, un riposizionamento del sistema economico-produttivo,  per esempio, attraverso l’internazionalizzazione delle imprese  e un intervento sul sistema bancario dove il managment non ostante quello che è accaduto è rimasto sostanzialmente inalterato, possono rappresentare un buon viatico per uscire dalla crisi. Non accenno volutamente (magari in altro momento), alle riforme istituzionali che certamente andrebbero fatte, come per esempio la riforma della legge elettorale, la riforma della giustizia, il falso in bilancio, il conflitto d’interesse, etc.

Non so come ne usciremo da questa crisi che è diventata anche sociale, ma quando ciò accadrà una cosa è certa, nulla potrà essere come prima.

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