Licosia edizioni ha raccolto le riflessioni di alcuni intellettuali (Nunziante Mastrolia, Arnaldo Miglino, Felice Besostri, Alfiero Grandi, Paolo Cirino Pomicino, Rino Formica, Danino Toninelli, Luigi Compagna, Giuseppe Gargani, Domenico Gallo, Domenico Argondizzo, Giampiero Buonomo, Ennio Di Nolfo e Franco Mari) che criticano le ragioni dei novelli padri costituenti (Renzi, Boschi e Verdini), non solo per i pericoli di una deriva autoritaria che caratterizza l’intero impianto della riforma, ma anche per altre ragioni, come per esempio quello riguardante l’accelerazione dell’iter legislativo. Lo fanno appellandosi semplicemente al buon senso, “fornendo frecce all’arco di chi vuol sostenere le ragioni del ‘NO’”.

Sempre in tema di iter legislativo, le statistiche ufficiali smentiscono nei fatti le affermazioni di Renzi-Boschi. Infatti ci dicono che nella XVI legislatura (2008-2013) “sono state approvate in tutto 391 leggi: divise per i 1.780 giorni della sua durata, significa una legge ogni 4 giorni e mezzo”. Non solo. Emerge altresì la predominanza dell’esecutivo (il Governo) sul legislativo (il Parlamento), anticipando quanto si prefigge la riforma costituzionale che ci accingiamo a votare, nel suo combinato disposto con la nuova legge elettorale (Italicum). Basti pensare che di quei 391 testi divenuti legge, “ ben 298 sono di iniziativa governativa e solo 91 frutto di volontà primaria del Parlamento”. Con la XVII legislatura, iniziata il 15 marzo del 2013, i rapporti di forza si sbilanciano ancor più a favore dell’esecutivo. (ilfattoquotidiano.it).

Ma anche a voler seguire il punto di vista della propaganda “ipermaggioritaria dell’esecutivo”, il buon senso ci dice che un buon legislativo non è il luogo dove si producono tante leggi e per di più velocemente, come fosse una catena di montaggio, bensì il luogo dove si fanno buone leggi che durano nel tempo.
Anzi, la proliferazione delle leggi ha costretto la politica ad istituire in Italia il Ministero per la semplificazione legislativa, attualmente guidato dall’on. Marianna Madia, proprio per ridurre e semplificare il numero delle leggi, mentre la fretta ci ha regalato gli esodati della Fornero.

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