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Gianni Cuperlo (Pd) cambia idea e annuncia il suo “Sì” alla riforma costituzionale, dimostrando con ciò che le ragioni del “No” sono valide ed hanno fondamento le preoccupazioni di una deriva autoritaria.
I sostenitori del “Si” e il Ministro Elena Boschi in primis, hanno sempre sostenuto che la riforma costituzionale e la legge elettorale erano due cose distinte ed indipendenti.
Ma allora, come mai Cuperlo dopo aver incassato da Renzi la “promessa” del cambiamento dell’”Italicum” (la legge elettorale più bella del mondo che prima ancora di essere applicata una sola volta è diventata inadeguata) cambia idea e vota “Sì”?
Può sempre accadere un ripensamento e ognuno di noi è libero di fidarsi di una promessa (Enrico stai sereno disse Renzi a Letta. Sappiamo com’è finita). Ci mancherebbe!
Ma ciò non dimostra che tra la riforma costituzionale e la legge elettorale c’è un nesso di connessione così forte da essere riuscito a far cambiare idea a Cuperlo? Altrimenti come si spiegherebbe il suo ripensamento?
E allora, se questo è vero, come è vero, bisogna ricordare all’elettore che si vota secondo la legge vigente. E la legge elettorale vigente è l’”Italicum” e non la promessa di Renzi a Cuperlo. Accordo tutto interno al Pd ed estraneo alle istituzioni.
Gli elettori italiani votano secondo la legge e non attraverso gli accordi interni di una delle minoranze presenti in un partito.
Il patto di Cuperlo con Renzi non sposta di una sola virgola i termini del referendum costituzionale. Semmai rafforzano le ragioni e le preoccupazioni dei sostenitori del “No” ad una riforma che riduce gli spazi di democrazia e non trasforma le strutture sociali ed economiche.

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