Il profitto dell’industria alimentare non può e non deve prevalere quando il cibo diventa un rischio per la salute. Oggi, la produzione alimentare è sempre più dominata da aziende e multinazionali, dove la qualità di ciò che finisce nei nostri piatti è spesso sacrificata in nome dei margini economici. Additivi chimici, aromatizzanti artificiali, nitriti, zuccheri raffinati, residui di pesticidi e sostanze potenzialmente cancerogene si celano tra gli ingredienti di prodotti che, pur essendo a norma di legge, minacciano il benessere dei consumatori.

Da anni utilizzo  Yuka, un alleato fondamentale nella scelta responsabile e informata all’acquisto. Un’app gratuita e indipendente priva di finanziamenti da brand o aziende e senza pubblicità, aiuta i consumatori a identificare le sostanze nocive negli alimenti. Quando ciò accade, e accade più spesso di quanto immaginiamo, basterà un semplice gesto: riporlo  nello scaffale e cercare un’alternativa che sia più rispettosa dell’ambiente e della nostra salute.

L’app è nata quasi per caso nel 2016 da un’idea dai fratelli Martin (Benoît e François) e Julie Chapon. I tre decidono di partecipare ad un hackathon culinario (il Food Hackathon). Vincono il primo premio con l’idea di un magnete intelligente per il frigorifero. Capiscono però, che un’applicazione mobile, rispetto ad un magnete, sarebbe stata molto più pratica, economica e facile da utilizzare, oltre che diffondere.

L’applicazione viene rilasciata ufficialmente in Francia nel gennaio 2017, senza spendere un solo euro in pubblicità. In breve tempo Yuka è diventata uno strumento virale, capace di diffondersi in tutto il mondo grazie al passaparola. Oggi, con oltre 80 milioni di utenti nel mondo con presenza in paesi come Italia, Spagna, Stati Uniti e Canada, l’app ha spinto molte catene di supermercati e grandi marchi a rivedere le proprie ricette, eliminando additivi controversi per ottenere punteggi migliori e rispondere alle esigenze dei consumatori.

Il funzionamento è semplice. Basta scansionare con l’app il codice a barre di un prodotto per ottenere un punteggio da 0 a 100, basato su tre criteri rigorosi: il 60% è dedicato alla qualità nutrizionale (Nutri-Score), il 30% alla presenza di additivi e il 10% alla dimensione biologica. Yuka non si limita a informare, ma agisce anche in difesa dei consumatori: nel 2019, insieme a Foodwatch e alla Lega contro il cancro, ha lanciato una petizione per chiedere il divieto dei nitriti aggiunti nelle carni lavorate, subendo forti pressioni dall’industria, ma ottenendo infine ragione.

I consumatori possono fare la differenza. Modificando il nostro modo di acquistare è possibile costringere le grandi aziende alimentari a modificare la produzione dei cibi, rendendoli più sani e rispettosi dell’ambiente.

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