La legge di Bilancio 2017 (legge 232/2016, GU 297/2016) all’artt. 1, co. 166 e ss.concede la possibilità ai lavoratori che hanno raggiunto il 63° anno di lasciare in anticipo, in attesa di raggiungere la pensione di vecchiaia.
Il Ministro Giuliano Poletti con l’accordo di CGIL, CISL e UIL ha stabilito che ha diritto all’APE SOCIAL il lavoratore che nel suo ultimo rapporto di lavoro aveva un contratto a TEMPO INDETERMINATO, mentre non ha diritto all’APE SOCIAL se il lavoratore aveva un contratto a TEMPO DETERMINATO.
E’ del tutto evidente la lesione di un diritto soggettivo in contrasto con la costituzione italiana che sancisce l’eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge (art. 3 cost.it.).

Come può una modalità nella natura del rapporto di lavoro essere una ragione per differenziare trattamenti nei diritti tra persone con gli stessi requisiti richiesti dalla legge?

Aver lavorato a TEMPO DETERMINATO o a TEMPO INDETERMINATO, modalità di rapporto di lavoro previste dal nostro ordinamento giuridico, non può produrre differenze sul piano giuridico, riconoscendo diritti a taluni, negandoli ad altri.
E’ questa una logica perniciosa dalle conseguenze devastanti sul piano giuridico, che porta in se il germe della discriminazione.
Semmai, sono proprio quei lavoratori con contratti a termine, a progetto, tirocini, stage, contratti di inserimento, apprendistato, etc., ad aver bisogno di maggior tutela, dal momento che l’assenza di continuità del rapporto di lavoro (e spesso di adeguate condizioni lavorative), ha portato e porta all’insicurezza economico-sociale e all’impossibilità di poter progettare un futuro.
Invece con l’APE SOCIAL voluta dal Ministro Poletti, si vedono “PUNITI” una seconda volta. La prima, per aver vissuto anni di precarietà, e adesso per giunta, “PENALIZZATI” e “DISCRIMINATI”.
Il caso di specie, e cioè aver lavorato (senza aver potuto scegliere) con un contratto a TEMPO DETERMINATO, avvalora e dimostra quanto affermato.
Per questo è necessario scongiurare questa discriminazione e ripristinare lo stato di diritto, che presuppone l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla Legge.

Firma la petizione!

(Foto: Governo Italiano)

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