Con l’introduzione della Zona Economica Speciale (ZES) Unica per il Mezzogiorno (Decreto Legge n. 124/2023, noto anche come Decreto Sud), lo Stato ha sottratto ai Comuni e alle Regioni una parte significativa dei poteri in materia urbanistica, ambientale e autorizzativa, concentrandoli in una governance anch’essa, a sua volta, centralizzata. Tale intervento legislativo, non solo ha ampliato i beneficiari della ZES -includendo progetti in aree costiere, rurali e persino archeologiche (come i resort in Sardegna e Puglia) – ma ha anche sottoposto a decisioni statali interventi che tradizionalmente ricadevano sotto la competenza esclusiva degli enti locali.

La Struttura di Missione ZES (art.9) e la Cabina di Regia Nazionale (art.7), organismi governativi istituiti con il DL 124/2023, possono ora sovrapporsi ai pareri di Comuni, Regioni, Soprintendenze e ARPA, anche in caso di opposizione. I territori perdono così la loro tradizionale autonomia.

Con il Procedimento Unico (art. 14) e l’Autorizzazione Unica (art. 15) del DL 124/2023, le decisioni della ZES hanno valore vincolante: possono persino imporre varianti agli strumenti urbanistici ed essere dichiarate di pubblica utilità, sostituendosi di fatto ai Comuni.
L’articolo 15, comma 5, è esplicito:

«La determinazione motivata di conclusione della conferenza di servizi sostituisce ogni altra autorizzazione, approvazione o parere, e consente la realizzazione di tutte le opere previste nel progetto. Ove necessario, costituisce variante allo strumento urbanistico e comporta la dichiarazione di pubblica utilità, urgenza e indifferibilità dell’intervento. La determinazione include anche la valutazione di impatto ambientale e i titoli abilitativi per la realizzazione e l’esercizio del progetto».

Il risultato è una marginalizzazione sistematica delle istituzioni locali e degli enti di tutela. I territori perdono il controllo sulle scelte che li riguardano, a vantaggio di una logica di sviluppo calata dall’alto, indifferente agli impatti ambientali e talvolta in contrasto con le esigenze delle comunità.
E’ accaduto in Sardegna a Cala Finanza e sta accadendo in Puglia in contrada Mogale/Costa Merlata di Ostuni.

La Regione Sardegna ha scelto di reagire alla sottrazione di sovranità, presentando un ricorso al TAR, e i territori, sostenuti da WWF e Legambiente, organizzano presidi e manifestazioni, tra cui quella prevista domani, 1 luglio a Cala Finanza, per difendere il territorio e l’ambiente, scuotere il governo e sollecitare la politica nazionale a intervenire.

La Regione Puglia, per il mega-resort Four Seasons previsto in contrada Mogale/Costa Merlata di Ostuni, ha invece confermato il proprio parere favorevole, nonostante la contrarietà delle associazioni ambientaliste Legambiente, Italia Nostra, il Comitato per la Salvaguardia dell’Habitat Naturale della Costa Ostunese, il Gruppo Escursionistico Speleologico Ostunese (GEOS) e la richiesta della Soprintendenza di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), trattandosi di un’area di altissimo valore archeologico, paesaggistico e ambientale.

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