Giorgia Meloni

Il presidente di Amnesty International Italia Baldaccini, in una recente intervista ha dichiarato che i diritti in Italia sono “in caduta libera” o “precipitati” negli ultimi tre anni, citando problemi in aree come migrazione, parità di genere, libertà di espressione, di manifestazione del dissenso, di stampa e di opinione, evidenziando un forte arretramento rispetto agli impegni internazionali.

L’aria è cambiata. Lo abbiamo visto con il Decreto “Anti-Rave”, fatto per impedire raduni illegali ma che può essere applicato in modo discrezionale a occupazioni studentesche, picchetti sindacali o forme di proteste cittadine, anche durante un Consiglio comunale. E che dire del Decreto sicurezza che, oltre alla repressione, introduce nuovi reati penali, rafforza gli organi di polizia e infila norme disumane. Si stabilisce, per esempio, che le donne incinte oppure con figli che hanno meno di un anno d’età, potranno essere rinchiuse in carcere con i loro piccoli. Prima dell’entrata in vigore del decreto, la norma prevedeva il rinvio OBBLIGATORIO della pena. Non vi sembra disumano mettere dietro le sbarre un neonato?

E poi il rafforzamento delle pene per reati contro le Forze dell’Ordine, la velocizzazione degli sgomberi, le querele temerarie con richieste risarcitorie esorbitanti per ridurre al silenzio i giornalisti oppure tappare la bocca agli attivisti impegnati nella difesa dell’ambiente o dei diritti umani e impedire ogni forma di resistenza, anche passiva. E ancora. La Riforma costituzionale della separazione delle carriere dei magistrati, ed ora, quella della Corte dei Conti, dove il dipendente responsabile potrà pagare al massimo il 30% del danno causato e in ogni caso la somma non potrà essere superiore a due anni di stipendio lordo e comunque, obbligare la Corte a esprimersi entro trenta giorni sulla legittimità di un atto su cui gli viene chiesto un parere. Come mettere il bavaglio ai magistrati contabili sulle grandi opere pubbliche dove vanno lette migliaia e migliaia di pagine. Infine e a breve il premierato, la madre di tutte le riforme l’ha definita la Meloni, che riduce le prerogative del Parlamento e del Presidente della Repubblica, in favore dell’Esecutivo, senza che vengano ridisegnati i contrappesi costituzionali di bilanciamento per un equilibrio tra poteri.

Ogni provvedimento legislativo preso a sé stante, in fondo potrebbe apparire “tollerabile”. Eppoi, cosa vuoi che sia, una piccola goccia nell’oceano non altera il suo livello o la sua portata. Ma se provassimo ad osservare nella loro interezza il corpus di norme e provvedimenti legislativi o a cercare nelle pieghe delle singole norme, i contorni di un disegno autoritario apparirebbero in modo chiaro ed inequivocabile. E’ innegabile che stiamo assistendo alla riduzione della libertà di stampa e più in generale di espressione, un tema, quello del controllo governativo sui media, che la leader del PD Schlein ha rimarcato commentando la recente classifica di Reporters Sans Frontières che dopo un anno e poco più di governo Meloni abbiamo visto calare l’Italia di 5 posizioni.

Insomma stiamo precipitando.

“Meunier, tu dors, ton moulin va trop vite …”, recita una vecchia filastrocca per bambini presente nella tradizione popolare parigina, per descrivere l’inerzia e le sue conseguenze. 

Assistiamo, giorno dopo giorno, a provvedimenti legislativi che riducono sempre più gli spazi di libertà e le manifestazioni di espressione, rispetto alle quali l’opinione pubblica, tranne alcune eccezioni, ha piegato la schiena, si è messa al servizio del potere, oppure tace.

Il politologo statunitense Francis Fukuyama pensò, con la caduta del Muro di Berlino, della Cortina di ferro e il declino dei totalitarismi del XX secolo, alla “fine della storia”. Tutto si è compiuto pertanto la storia è finita. Ci siamo ritrovati però l’11 Settembre, il fondamentalismo religioso, il Bataclan, la pandemia, l’aggressione dell’Ucraina da parte di Putin e i crimini contro l’umanità di Netanyahu, come risposta al massacro del 7 Ottobre di Hamas, e la storia ha ripreso il suo cammino. In realtà la storia non si è mai fermata semplicemente perchè non ha  un senso predefinito, come sosteneva K.Popper e, la pretesa di trovarne uno, ci conduce inevitabilmente al totalitarismo.

Anche l’ideologia dei vecchi fascismi non è morta. E’ stata semplicemente riplasmata e  incarnata dai suoi “nipotini”. Una pattuglia di leader e movimenti politici, come Orbán in Ungheria, Meloni in Italia, Le Pen in Francia, Trump negli Stati Uniti, con la sua ricetta per il caos, Putin in Russia e Lukashenko in Bielorussia, accomunati da un’unica matrice nazionalista esasperata e, in alcuni casi, attraversata da tendenze apertamente autocratiche.

Ricordate Ilaria Salis con i ferri ai polsi e alle caviglie accompagnata dal tintinnio delle catene trascinate a piccoli passi nelle aule dei tribunali ungheresi, che dovevano ancora stabilire la sua colpevolezza (o innocenza)?  Voglio dire, siamo proprio sicuri che è questa l’Europa che vogliamo? 

“Dove Giorgia Meloni sta conducendo l’Europa”  era il titolo della copertina che Il Time dedicò alla presidente del Consiglio. L’agenda politica interna, scriveva Massimo Calabresi, capo dell’ufficio di Washington di Time, autore dell’intervista al Presidente del consiglio Meloni, è “al passo con la schiera globale di leader autoritari in ascesa: consolidare il potere esecutivo, reprimere i media, esercitare il controllo sul sistema giudiziario, prendere di mira gli immigrati senza documenti e limitare alcune forme di protesta“. “Da tutte queste contraddizioni – si legge ancora – la Meloni sta costruendo un nuovo tipo di nazionalismo: populista, nativista e filo-occidentale, ma impegnato nelle alleanze europee e atlantiche“ (Ansa, 24/07/2025).

Conosciamo bene i nazionalismi per averli vissuti sulla nostra pelle e le tragedie della guerra in cui ci hanno trascinati, ma con Spinelli e Rossi che a Ventotene hanno gettato le basi degli Stati Uniti d’Europa, li abbiamo superati, assicurando a 500 milioni di persone di vivere da circa ottant’anni in pace e sicurezza in una condizione di libertà e prosperità economica.

I nazionalismi, come la storia recente ci ha mostrato e la scienza politica ci ha insegnato, antepongono l’interesse nazionale, l’identità o la sovranità, alla cooperazione internazionale e ai diritti universali. E’ inevitabile che ciò porta al conflitto e, la marcia di tali movimenti che siano MAGA (Make American First Again) o “Prima gli italiani” oppure le idee strampalate di Orban, per sopravvivere e rafforzarsi devono essere accompagnati da un lento, ma costante smantellamento delle istituzioni democratiche e la delegittimazione degli organismi sovranazionali, producendo una inesorabile degradazione democratica.

Lo vediamo con il “Nuovo Ordine”. La sua diffusione minaccia direttamente l’eredità intellettuale e legale europea, basata sulla cooperazione, sul multilateralismo e sulla tutela della dignità umana, valori che i nazionalismi e gli autoritarismi tendono a calpestare.

Al di là delle definizioni semantiche, la sostanza politica rimane invariata. Lilli Gruber ha colto questa sfumatura, coniando l’espressione ‘le destre-destre’: un termine che intende superare la classica categorizzazione di ‘destra’ per indicare un’entità politica che sconfina in ambiti diversi e più radicali rispetto alla destra tradizionale.

E’ ora di fermarli e per farlo abbiamo bisogno dei liberali e del loro apporto politico per un nuovo liberalismo, che sia presidio di libertà ma anche argine alla deriva nazionalista.

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