E’ dal 1996 che la Caritas Italiana pubblica, con la collaborazione scientifica della Fondazione Zancan di Padova, rapporti sulla povertà e l’esclusione sociale in Italia.
Quest’anno Caritas Italiana ha predisposto una edizione intermedia e provvisoria del Rapporto, senza alcuna collaborazione, ponendo attenzione prioritaria ai destinatari ecclesiali che nel corso del 2011 si sono rivolte ai Centri di ascolto (Cda) promossi dalle Caritas e delle risorse che quest’ultime hanno messo in campo.
I dati mostrano una tendenza al peggioramento anche se si registrano segni di speranza. Una speranza che emerge dal desiderio di ripartire. I “ripartenti”, come li definiscono gli operatori Caritas, sono donne e uomini che vogliono rimettersi in gioco. Aspirano a migliorare la propria condizione socio-economica scivolata in quella zona grigia della società descritta dai sociologi. Sono al confine del contratto sociale e lottano per non infrangerlo. Non chiedono (solamente) sussidi economici, beni materiali o protezione per la notte, ma anche orientamento a servizi, riqualificazione professionale, formazione e recupero della scolarità perduta, ma non trovano sempre adeguato sostegno e riposta alla loro disponibilità a rimettersi in gioco sia per l’età (la maggior parte dei disoccupati, oltre il 37% del totale, è nella fascia dell’età adulta); sia per l’appiattimento verso il basso della qualità del mercato del lavoro che provoca il fenomeno delle “false partenze”. Accettano offerte di lavoro che non determinano sempre la risoluzione dai problemi, in quanto dietro un gran numero di offerte si celano situazioni di evidente sfruttamento, sotto-retribuzione, condizioni di lavoro al limite del degrado.
Il volume è diviso in due parti. Una prima parte documenta le dimensioni della povertà economica in Italia, secondo l’esperienza delle Caritas diocesane e delle comunità ecclesiali locali. La seconda parte del Rapporto riporta informazioni e dati aggiornati sulle risorse messe in campo dalla comunità ecclesiale, oltre ad alcune valutazioni e proposte di Caritas Italiana sull’assetto delle politiche pubbliche di welfare.
Nel corso del 2011 si sono rivolte ai Centri di Ascolto 31.335 persone di cui il 57% vive nelle regioni del Nord, seguito dal Centro (29%) e dal Mezzogiorno (14%). Asservandoli dal punto di vista della cittadinanza abbiamo un 28,9% di italiani, il 70,7% stranieri e lo 0,4% altri.
Caritas registra un deciso incremento degli utenti italiani, negli ultimi due anni, a partire dall’esplosione della crisi economico finanziaria nel nostro paese.
Infatti gli italiani che si sono rivolti a Caritas distributi per macro area sono il 26,2% al Nord Italia, il 24,6% al Centro e il 48,4% al Sud Italia. Mentre l’incidenza degli stranieri raggiunge i valori massimi nel Centro e nel Nord Italia (74,7 e 73,5%) mentre, a causa di un elevato numero di poveri italiani, appare più bassa nel Mezzogiorno (51,4%).
Si sono rivolti a Caritas in prevalenza donne (53,4%), coniugati (49,9), con domicilio (83,2%).
Rispetto al 2009 (il salto temporale di un biennio consente di apprezzare maggiormente gli effetti di medio periodo della crisi economica), si osserva un forte incremento della componente demografica in età avanzata: +51,3% di anziani; +177,8% di casalinghe; +65,6% di pensionati.
A tale tendenza si associa l’incremento di utenti con figli minori conviventi (+52,9%) e una sostanziale stabilità nel numero di persone separate o divorziate (+5,5%). Da notare infine la diminuzione di persone disoccupate (-16,2%) e soprattutto di analfabeti (-58,2%). Entrambi i dati confermano la progressiva “normalizzazione sociale” dell’utenza Caritas, sempre meno coincidente con i profili della grave marginalità sociale.
Nel 2011, il problema-bisogno più frequente di coloro che si sono rivolti a Caritas è quello della povertà economica (26% del totale), seguito dai problemi di lavoro (22,9%).
Per quanto riguarda la richiesta di intervento troviamo al primo posto i beni e servizi materiali di soddisfacimento primario come alimenti e prodotti per neonati, apparecchiature e materiale sanitario, biglietti per viaggi, buoni pasto, servizi di igiene personale come bagni e docce, mensa, attrezzature per la casa, vestiario e viveri, ecc. espressa dal 41,9% delle persone. Al secondo posto figura la voce Ascolto, con il 18.5% degli utenti.
La richiesta di un lavoro è espressa dal 13,9% degli utenti (il valore è più elevato tra gli stranieri: 16,8%), seguito dalla richiesta di sussidi economici con il 10,9%. Molto più diffusa tra gli italiani (20,4%) rispetto a quanto accade tra gli stranieri (7,4%).
Va sottolineato che in molti casi la richiesta di sussidio economico non trova sempre soddisfazione attraverso l’erogazione di denaro contante (pratica non gradita da tutte le Caritas diocesane), quanto attraverso l’erogazione di varie forme di prestito o microcredito, il pagamento di bollette, di canoni di locazione e di spese sanitarie.
Gli interventi della Caritas rispetto alla domanda sono sostanzialmente aderenti. Troviamo infatti al primo posto l’ascolto con il 58,1%; beni e servizi materiali 51,1%; orientamento 12,6%; sussidi economici 10,6%.
Le tendenze generali dicono che:
- crescono complessivamente le persone che si rivolgono ai Centri di Ascolto e ai servizi socio-assistenziali gestiti dalle Caritas diocesane;
- cresce il numero di italiani che si rivolgono a tali servizi;
- cresce la multi problematicità delle persone prese in carico: soprattutto nel caso degli italiani, la fragilità occupazionale è molto evidente: cassa integrazione, occupazioni saltuarie, lavoro nero, rendono estremamente difficile per molte famiglie coprire le necessità, anche più elementari, del quotidiano;
- aumentano gli anziani e le persone in età matura che si affacciano ai servizi Caritas: la presenza di pensionati e casalinghe è ormai una regola, e non più l’eccezione (come in passato);
- diminuiscono i “senza reddito” e i “senza-tetto”: ormai dal 2010 calano infatti in modo vistoso coloro che si dichiarano a “reddito zero” e vivono sulla strada;
- anche se si assiste ad una “normalizzazione sociale” nel profilo dell’utenza Caritas, si registra parimenti un peggioramento di chi stava già male: aumentano in percentuale le situazioni di povertà estrema, che coesistono tuttavia con una vita apparentemente normale, magari vissuta all’interno di un’abitazione di proprietà.
Emergono inoltre alcune nuove situazioni specifiche, che chiedono aiuto gli zero-figli i poveri ma ricongiunti (immigrati), i poco “working”, molto “poor”. Una categoria sociologica che comprende a coloro che pur in presenza di una posizione lavorativa e di un’entrata economica stabile, evidenziano segnali di disagio economico e progressiva marginalità sociale.
Le cronache riportano con frequenza crescente le storie di molti genitori separati, quasi sempre uomini, costretti a vivere in automobile, lontani dai propri figli e costretti, dalla “strategia degli alimenti”, ad una vita di stenti. Il fenomeno è certamente presente nel nostro paese (e alcune realtà diocesane si sono già attivate in tal senso con specifici progetti di assistenza), anche se non sembra ancora affacciarsi ai Centri di Ascolto con significativa intensità. Prendendo in esame i dati relativi alle presenze nel corso del 2011, i padri separati o divorziati (italiani), sono pari al 3,1% del totale degli utenti italiani. Le madri italiane nella stessa condizione sono invece il doppio (6,7%). Nel 2009 gli uomini nella medesima condizione erano risultati pari al 2,3%, mentre le madri erano sempre in numero superiore (4,5%). Si registra quindi un leggero aumento di genitori separati che si rivolgono alla Caritas, più evidente nel caso delle madri (+48,9%) che in quello dei padri (+34,8%). Nel mondo Caritas, la fragilità sociale dei genitori separati appare quindi un fenomeno “al femminile”, sia a livello di presenza assoluta, che di presenza crescente, nel tempo, di una consistente povertà di madri che hanno vissuto l’esperienza del “nido spezzato”.
Poi ci sono i Poveri per gioco. Il fenomeno appare poco presente in misura esplicita e diretta, nella sua connotazione patologica di “dipendenza da gioco”:
Sul versante della risposta istituzionale, gli operatori delle Caritas diocesane evidenziano l’evidente incapacità dell’attuale sistema di welfare a farsi carico delle nuove forme di povertà, delle nuove emergenze sociali derivanti dalla crisi economico-finanziaria.
La relazione con le istituzioni sembra un percorso a ostacoli, tra veti incrociati. Si è in presenza di gran numero di provvedimenti nazionali,regionali, locali, gestiti da enti e organismi di diversa natura, al di fuori da qualsiasi tipo di regia e coordinamento complessivo; ritardo con cui vengono attivate le misure di sostegno economico, soprattutto quelle legate alla perdita del lavoro e alla perdita di autonomia psico-fisica; l’estremo estrema varietà e sperequazioni nella definizione del livello di reddito della famiglia, necessario per poter usufruire di determinate prestazioni, calcolato spesso sulle condizioni socio-economiche dell’anno precedente, superate dall’evidenza dei fatti.
Infine il progressivo restringimento delle disponibilità finanziarie nel settore socio-assistenziale sta determinando la chiusura o la negazione repentina dei diritti ad una serie di fasce sociali che, fino a poco tempo prima, erano state beneficiarie dell’intervento. L’effetto complessivo di quanto sopradescritto è quello di un vero e proprio percorso ad ostacoli, dotato di irrazionale logica, in cui la presenza di barriere e veti incrociati rende quasi impossibile l’esigibilità dei diritti e la fruizione tempestiva del servizio, anche in presenza di oggettive situazioni di bisogno.