Nelle pieghe della polemica per la vaccinazione del Presidente della regione Campania De Luca, apprendo che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella aspetta le indicazioni del ministero della Salute e si vaccinerà quando chiameranno le persone della sua età, senza saltare la fila.
Ora, se questo è un modo per affermare il valore costituzionale del principio di eguaglianza su cui poggia uno stato di diritto, quale il nostro, a me pare più una farsa mediatica, peraltro inutile, in un momento in cui serve invece unità e pragmatismo. Il gesto di De Luca non mi pare un atto di furbizia, semmai il tentativo pedagogico (o protagonismo a pensar male) di contribuire a risolvere quanto prima la crisi emergenziale che viviamo, senza mettere in discussione, o peggio ancora, alterare i principi democratici. Capisco la polemica politica, e ragioni per farla con De Luca non mancano, ma non è questo il terreno.
Ci siamo già scordati che sono state posticipate le elezioni regionali e amministrative per via della pandemia, proprio per evitare un vuoto istituzionale in un momento di emergenza? Vogliamo ignorare i sistemi di protezione posti a presidio delle istituzioni in caso di pericolo?
C’è stato qualcuno che ha messo in discussione il senso democratico del Paese per la sospensione dei diritti politici? Eppure è accaduto, anzi, lo abbiamo invocato proprio perchè percepivamo che un vuoto di potere poteva essere assai più deleterio di un’attesa momentanea.
E poi, dare la precedenza ai medici o alle forze dell’ordine, giusto per fare un esempio, non è forse anche questo un’ alterazione di quel principio di eguaglianza che si intende salvaguardare?
E’ del tutto evidente che la chiave di lettura non può essere questa.
E quindi, se siamo in guerra, se questa che stiamo affrontando è un’emergenza, di più, una pandemia, non possiamo che affrontarla in modo razionale e pragmatico. Un pragmatismo che si elevi a teoria e giustifichi un intervento emergenziale senza che questo possa essere messo in discussione come un’alterazione dello stato di diritto o inficiare minimamente sui principi di libertà e democrazia.
Al contrario. Penso invece che il valore rappresentativo espresso dal Presidente della Repubblica e dalle altre istituzioni politiche su cui poggia il funzionamento e il sostentamento dello stato di diritto, sia pari, se non più alto, per il ruolo che ricoprono e per i valori che incarnano, a quello dei medici, infermieri, forze di pubblica sicurezza, etc. Senza considerare il valore simbolico ed educativo della vaccinazione di tali figure, necessario in questa prima fase dal sapore mediatico più che sostanziale nella lotta al covid-19, nel tentativo di determinare un consenso che produca massa critica di vaccinati utile a sviluppare quell’immunità di gregge necessaria per uscire dal tunnel. La sola che metterebbe al riparo la vita delle persone e, molto probabilmente, la parola fine a questa brutta storia.
Alcune decine di dosi di vaccino non mettono in discussione l’eguaglianza formale ne alterano il principio ispiratore dell’ordine sociale e delle priorità categoriali delle vaccinazioni, che restano quelle definite dal ministero della Sanità.
Anzi, in questa prima fase, dove le vaccinazioni hanno più un valore simbolico ed educativo, per abbattere le reticenze degli scettici e smontare le ragioni del no vax, è necessario dare l’esempio e lanciare messaggi rassicuranti. E da dove incominciare se non proprio dai vertici istituzionali come il Presidente della Repubblica, il presidente del Senato, della Camera, i presidenti di regione, i vertici delle istituzioni sanitarie (Consiglio Superiore della Sanità, Istituto Superiore di Sanità, Agenzia italiana del farmaco, etc.), in contemporanea (non alternativo) con i soggetti più fragili, anziani, operatori socio-sanitari e di pubblica sicurezza.
Insomma una massiccia opera di sensibilizzazione per evitare l’errore dell’obbligatorietà e conseguire comunque il risultato.