Torno a riflettere sulla riforma costituzionale Renzi-Boschi perchè è opportuno sgombrare il campo dalla nebbia ideologica che paventa gravide conseguenze per la crescita economica, l’occupazione e le relazioni internazionali, in caso di vittoria del “No” e di tenuta democratica o derive autoritarie nel caso in cui vinca il “Si”.
Non accadrà nulla di tutto questo in un caso, come nell’altro. Così come cadranno nel vuoto i proclami catastrofici di Confindustria o le esternazioni inutili ed inopportune dell’Ambasciatore Usa in Italia, John Phillips che evidentemente ha dimenticato la dottrina del Monroe. Mentre è bene non distogliere l’attenzione dal merito della riforma ed evitare di impantanarsi nella difesa ad oltranza della carta costituzionale, solo perchè “è la più bella del mondo”, facendo apparire ottusi conservatori i sostenitori del “No”.
Entrando nel tema dico subito che in linea di principio sono favorevole al superamento del bicameralismo perfetto su cui poggia l’impianto costituzionale per due ordini di ragioni.
La prima, perchè ritengo l’Italia un Paese politicamente maturo con una democrazia consolidata, anche se imperfetta, dove i timori di una deriva totalitaria, come qualcuno paventa, sono da considerare più come esercizio didattico per gli studenti che si cimentano con la dottrina giuridica che una declinazione possibile e reale.
La seconda. Pur comprendendo che il bicameralismo paritario è figlio delle paure legate al ventennio fascista, a più di 70 anni di distanza da quella esperienza è anacronistico continuare ad avere due Camere ridondanti che certamente rafforzano la democrazia ma che a volte si comportano come due cavalli che tirano in direzioni opposte senza alcuna differenziazione nei poteri e nelle competenze legislative. Abbiamo tutti ben presente la navetta delle leggi che passano da Montecitorio a Palazzo Madama e viceversa, ma quando si mette mano alla costituzione bisogna farlo con cautela e con la più ampia condivisione. Come per le leggi elettorali. Non lo dico io ma la stessa costituzione che prevede, per essere modificata, procedimenti aggravati e maggioranze qualificate. E dal momento che la riforma costituzionale Renzi-Boschi è stata decisa da poche persone, viene sottoposta a giudizio del Popolo attraverso il referendum confermativo.
Va anche detto in modo chiaro che la riforma costituzionale che ci accingiamo a votare con il referendum confermativo non può essere disgiunta dagli effetti che deriverebbero dall’applicazione dalla legge elettorale n.52 del 6 maggio 2015 entrata in vigore il 1 luglio del 2016, conosciuta come “Italicum”, dal momento che essa determina la composizione della Camera dei deputati e i suoi rapporti con le altre istituzioni e poteri dello Stato.
Per questo la minoranza Dem scalpita mentre Roberto Speranza è più diretto e dice che “se non cambia la legge elettorale il mio voto sarà ‘No’ al referendum”.
Il nesso di connessione tra riforma costituzionale e legge elettorale è deducibile anche dal rinvio della Corte Costituzionale a pronunciarsi sulla costituzionalità dell’Italicum dopo l’esito referendario, proprio perchè gli scenari che si determinerebbero al Senato sono così diversi da risultare inopportuno ed inutile ogni decisione che può rivelarsi fallace a seconda dell’esito referendario.
Piuttosto la cosa curiosa, è vedere a poco più di due mesi dall’entrata in vigore della nuova legge elettorale la contrarietà manifestata da larga parte della maggioranza che l’ha votata, oltre alle minoranze che l’hanno da sempre ostacolata.
Lo stesso emerito Presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano, quello che accolse con soddisfazione l’invasione dell’Ungheria nel 1956 da parte dei carri armati sovietici, che l’ha sponsorizzata, ha auspicato la sua modifica. Non l’ha mai digerita la componente minoritaria del PD (Bersani, Cuperlo, Speranza, etc.); non la vuole l’NCD di Angelino Alfano e pure il presidente del Gruppo Misto a Montecitorio Pino Pisicchio vuole cambiarla.
Piuttosto dice Bersani, “dicano di aver sbagliato a mettere la fiducia” costringendo la minoranza Dem a votarla. Ma il fuoco sotto la cenere non ha mai smesso di covare e la fiammella adesso è fuoco che brucia in vista del referendum.
Matteo Renzi l’ha capito, abbozza e apre alle modifiche.
Un bel pasticcio di cui il Parlamento tornerà ad occuparsene.
Ora, dal momento che la riforma costituzionale che ci accingiamo a votare va analizzata alla luce della legge elettorale vigente, vediamone alcuni aspetti.
L’Italicum stabilisce all’art. 1 lettera f che il partito (non la coalizione) che al primo turno prende il 40% dei voti o il partito che prevale ad un eventuale ballottaggio, ottiene 340 seggi, cioè la maggioranza assoluta dell’unica Camera che esprimerà l’indirizzo politico e darà la fiducia ad un Governo, espressione politica del partito di maggioranza.
In questo modo il potere legislativo è totalmente nelle mani di un solo partito, qualunque esso sia, che ha in se i numeri sufficienti per allineare alla sua volontà, Governo (potere esecutivo), Presidente del Consiglio e Presidente della Camera.
A questo aggiungiamo che in caso di impedimento del Presidente della Repubblica (malattia, missioni all’estero, etc.) i suoi poteri passano nelle mani della seconda carica più alta dello Stato, che nella riforma costituzionale sono individuati nel Presidente della Camera dei deputati.
Ed è sempre la sola Camera dei deputati, lo ribadiamo, espressione di un solo partito, che ha la prerogativa di dichiarare lo stato di guerra e di conferire nel contempo al Governo (sua espressione) i poteri necessari per farla, senza confrontarsi, come accade adesso, con altri organi o poteri dello stato.
L’Italicum dunque, si configura come elemento di involuzione e chiusura del sistema, basato sulla centralità del partito piuttosto che delle persone, in nome di una stabilità che pur se necessaria va ricercata in altri modi.
Qui in discussione sono i principi posti alla base di uno stato di diritto che vuole equilibrio e divisione dei poteri.
Intanto è scattato l’allarme e il Parlamento corre ai ripari.
Fare e disfare è sempre lavorare!