Una costituzione deve essere comprensibile al maggior numero di persone possibile. In linea di principio a tutti i cittadini. Così è nella costituzione italiana del 1948.
E nel nuovo testo di riforma costituzionale?
Scopriamolo insieme. Prendiamo per esempio il procedimento legislativo.
Nella costituzione italiana attualmente vigente l’Art. 70 (La formazione delle leggi) recita:
La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere.
Bene. Adesso leggiamo cosa prevede a riguardo il testo di riforma costituzionale voluto da Renzi, Boschi, Alfano e Verdini.
L’Art. 10. (Procedimento legislativo) della riforma recita:
1. L’articolo 70 della Costituzione è sostituito dal seguente:
«Art. 70. – La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere per le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali, e soltanto per le leggi di attuazione delle disposizioni costituzionali concernenti la tutela delle minoranze linguistiche, i referendum popolari, le altre forme di consultazione di cui all’articolo 71, per le leggi che determinano l’ordinamento, la legislazione elettorale, gli organi di governo, le funzioni fondamentali dei Comuni e delle Città metropolitane e le disposizioni di principio sulle forme associative dei Comuni, per la legge che stabilisce le norme generali, le forme e i termini della partecipazione dell’Italia alla formazione e all’attuazione della normativa e delle politiche dell’Unione europea, per quella che determina i casi di ineleggibilità e di incompatibilità con l’ufficio di senatore di cui all’articolo 65, primo comma, e per le leggi di cui agli articoli 57, sesto comma, 80, secondo periodo, 114, terzo comma, 116, terzo comma, 117, quinto e nono comma, 119, sesto comma, 120, secondo comma, 122, primo comma, e 132, secondo comma. Le stesse leggi, ciascuna con oggetto proprio, possono essere abrogate, modificate o derogate solo in forma espressa e da leggi approvate a norma del presente comma. Le altre leggi sono approvate dalla Camera dei deputati. Ogni disegno di legge approvato dalla Camera dei deputati è immediatamente trasmesso al Senato della Repubblica che, entro dieci giorni, su richiesta di un terzo dei suoi componenti, può disporre di esaminarlo. Nei trenta giorni successivi il Senato della Repubblica può deliberare proposte di modificazione del testo, sulle quali la Camera dei deputati si pronuncia in via definitiva. Qualora il Senato della Repubblica non disponga di procedere all’esame o sia inutilmente decorso il termine per deliberare, ovvero quando la Camera dei deputati si sia pronunciata in via definitiva, la legge può essere promulgata. L’esame del Senato della Repubblica per le leggi che danno attuazione all’articolo 117, quarto comma, è disposto nel termine di dieci giorni dalla data di trasmissione. Per i medesimi disegni di legge, la Camera dei deputati può non conformarsi alle modificazioni proposte dal Senato della Repubblica a maggioranza assoluta dei suoi componenti, solo pronunciandosi nella votazione finale a maggioranza assoluta dei propri componenti. I disegni di legge di cui all’articolo 81, quarto comma, approvati dalla Camera dei deputati, sono esaminati dal Senato della Repubblica, che può deliberare proposte di modificazione entro quindici giorni dalla data della trasmissione. I Presidenti delle Camere decidono, d’intesa tra loro, le eventuali questioni di competenza, sollevate secondo le norme dei rispettivi regolamenti. Il Senato della Repubblica può, secondo quanto previsto dal proprio regolamento, svolgere attività conoscitive, nonché formulare osservazioni su atti o documenti all’esame della Camera dei deputati.
Qualcuno che l’ha capita questa norma se la sente di spiegarla ai cittadini?
Continuiamo.
Nella costituzione vigente, anche a voler considerare l’intero corpus di norme del processo che disciplina la formazione delle leggi, e cioè dall’art. 70 all’art.82, non troviamo nessun rimando ad altri articoli, comma o peggio ancora periodi. Ogni articolo ha un senso compiuto, è autoesplicativo, ma sopratutto è semplice nella lettura, comprensibile ed accessibile a tutti, come è giusto che sia una costituzione.
Questa è l’architettura costituzionale voluta dai padri costituendi del 1948, che si sono ispirati ai principi del costituzionalismo democratico, sociale e antifascista del secondo dopoguerra.
Con la riforma del Governo Boschi-Renzi che ci accingiamo a votare, così non è. In essa ritroviamo rimandi ad articoli, comma e persino periodi, che rendono lunare e incomprensibile il testo costituzionale. Ciò genera confusione e nel contempo si allontana dall’impianto originario, rivelando improvvisazione e scarsa cultura costituzionale.
Hai perfettamente ragione NO a questo referendum così come è stato proposto a noi cittadini. Così come è esposto non è comprensibile nemmeno a chi studia giurisprudenza figuriamoci ai cittadini di media cultura.