{"id":8131,"date":"2025-09-06T21:30:24","date_gmt":"2025-09-06T19:30:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.paparella.it\/blog\/?p=8131"},"modified":"2025-09-07T09:13:21","modified_gmt":"2025-09-07T07:13:21","slug":"il-sessantotto-jane-birkin-e-la-maison-gainsbourg","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paparella.it\/blog\/il-sessantotto-jane-birkin-e-la-maison-gainsbourg\/","title":{"rendered":"Il Sessantotto, Jane Birkin e la Maison Gainsbourg"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"https:\/\/www.paparella.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/20151208_150637_23574507201_Maison-Gainsbourg-Istituzione-culturale-che-si-trova-in-rue-de-Verneuil-in-Paris-7th-5-biso-Serge-Gainsbourg-1024x576.jpg\" alt=\"Maison Gainsbourg\" class=\"wp-image-8132\" srcset=\"https:\/\/www.paparella.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/20151208_150637_23574507201_Maison-Gainsbourg-Istituzione-culturale-che-si-trova-in-rue-de-Verneuil-in-Paris-7th-5-biso-Serge-Gainsbourg-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/www.paparella.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/20151208_150637_23574507201_Maison-Gainsbourg-Istituzione-culturale-che-si-trova-in-rue-de-Verneuil-in-Paris-7th-5-biso-Serge-Gainsbourg-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.paparella.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/20151208_150637_23574507201_Maison-Gainsbourg-Istituzione-culturale-che-si-trova-in-rue-de-Verneuil-in-Paris-7th-5-biso-Serge-Gainsbourg-768x432.jpg 768w, https:\/\/www.paparella.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/20151208_150637_23574507201_Maison-Gainsbourg-Istituzione-culturale-che-si-trova-in-rue-de-Verneuil-in-Paris-7th-5-biso-Serge-Gainsbourg-1536x864.jpg 1536w, https:\/\/www.paparella.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/20151208_150637_23574507201_Maison-Gainsbourg-Istituzione-culturale-che-si-trova-in-rue-de-Verneuil-in-Paris-7th-5-biso-Serge-Gainsbourg-2048x1152.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Parigi, Maison Gainsbourg, foto Archivio personale<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Nella vita di ognuno di noi accadono cose straordinarie. La cosa buffa \u00e8 che spesso questa straordinariet\u00e0 non riusciamo a coglierla ed apprezzarla quando si manifesta, semplicemente perch\u00e8 \u00e8 arduo comprendere un fenomeno nel momento in cui esso si evidenzia. Finanche la sociologia che si occupa di scienza sociale,&nbsp; per comprendere un fenomeno sociale deve dapprima osservarlo e per farlo, deve acquisire dati, e questi arrivano solo col tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>Chi avrebbe mai pensato negli anni &#8217;50 e &#8217;60, per esempio, il forte legame esistente tra i poeti &#8220;maledetti&#8221; e la &#8220;<strong>Beat Generation<\/strong>&#8220;, con il loro rifiuto delle convenzioni e l\u2019esplorazione di temi come la ribellione, sfidando il conformismo sociale e l\u2019ordine costituito.<\/p>\n\n\n\n<p>Fu proprio la musica che intercett\u00f2 la rivoluzione della Beat Generation diventando la colonna sonora di una nuova era. Artisti come i <strong>Beatles, Bob Dylan, i Rolling Stones, <\/strong>i <strong>Led Zeppelin, i Bee Gees dei <\/strong><strong>Fratelli Gibb, <\/strong>e in Italia<strong>, l\u2019Equipe 84 e i Nomadi, <\/strong>solo per ricordare qualcuno<strong>, <\/strong>non si limitarono a fare musica, ma incarnarono il messaggio di ribellione e vissero una vita \u201con the road\u201d, sediziosa, contro il conformismo, alla ricerca di una libert\u00e0 scevra da ogni dogmatismo morale, sociale, politico e religioso. Insomma un rifiuto della<strong> &#8220;normalit\u00e0&#8221;<\/strong> imposta dalla societ\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Eravamo \u201cbeat\u201d e di conseguenza ci comportavamo come tali. Esagerati senza saperlo vivevamo la straordinariet\u00e0 come normalit\u00e0. Era la nostra quotidianit\u00e0, il nostro modo di vivere, di agire, pensare ed essere. Eravamo liberi ma ci vedevano \u201cstrani\u201d. Non avevamo paura di nulla e di nessuno. Rifutavamo la tradizione attraverso la contestazione. Volevamo un mondo diverso da quello che ci veniva offerto. Eravamo beat, hippies e figli dei fiori. Sostenevamo l\u2019amore libero e la pace nel mondo. &#8220;Fai l\u2019amore non la guerra\u201d. Rappresentavano tout court, la controcultura. Tra noi e la societ\u00e0 c&#8217;era una forte contrapposizione, antagonismo e la lotta per l\u2019affermazione dei nostri ideali di vita, era l\u2019unico modo per ottenerli. Eravamo irruenti, determinati, caparbi e duri come diamanti.&nbsp; Valevamo il cambiamento, ma soprattutto volevamo viverlo il cambiamento per il quale stavamo lottando. Qui e ora, dicevamo. L\u2019abbiamo capito dopo che i frutti di una rivoluzione sono per le future generazioni e mai per chi la fa.<\/p>\n\n\n\n<p>I primi vagiti del Maggio francese del \u201868 si fecero sentire in Italia nel \u201870 e ci travolsero. I cortei studenteschi organizzati dai collettivi, comunicati via fax, raggiungevano scuole e atenei e si saldavano col movimento operaio proveniente dalle fabbriche. Quando i cortei sfilavano percorrendo le vie del centro, tutto si fermava. La polizia cercava di contenere l\u2019imponente fiumana o disperderla con cariche cosiddette di alleggerimento, gettando scompiglio e disorientamento nel servizio d\u2019ordine che riusciva a malapena a tenere insieme i manifestanti e quando l\u2019aria si scaldava, l\u2019unica via sicura era ripararsi nei Templi della Cultura, gli Atenei, dove la polizia prudentemente si fermava davanti all\u2019androne in assetto antisommossa, senza mai varcare la soglia. Oggi quella soglia invalicabile \u00e8 spesso violata e la polizia entra e carica dentro le Universit\u00e0, finanche nelle Aule dove si tengono le lezioni. Il clima \u00e8 cambiato. Ci appellano \u201cboomer\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Di fronte ad un passato che \u00e8 stato pi\u00f9 ribelle e colorato di quanto la loro percezione del &#8220;boomer&#8221; lascerebbe supporre, genera stupore. E cos\u00ec, quando si imbattono in una fotografia di quegli anni e ti vedono con capelli lunghi, mentre sfili in corteo, smagrito in viso, pancia piatta, camicia a fiori, pantaloni a zampe di elefante e spille colorate, vedono un icona di un&#8217;epoca che loro stessi idealizzano. Lo stupore \u00e8 tale da creare in loro un cortocircuito mentale. La persona che considerano &#8220;fuori dal tempo&#8221;&nbsp; \u00e8 stata in realt\u00e0 l&#8217;artefice di quel tempo, antesignano di una rivoluzione culturale.<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco quindi che la<strong> <\/strong>sorpresa si trasforma rapidamente in una profonda curiosit\u00e0 e in una sorta di nostalgia per un&#8217;esperienza negata, mai vissuta. La loro &#8220;bucolica quiete&#8221;&nbsp; fatta di vite iperconnesse, scelte comode e sicurezze, spesso solo apparenti, \u00e8 scossa dal fremito di quegli anni e cominciano a sognare la libert\u00e0, la spontaneit\u00e0 e la ribellione che vedono in quelle foto in bianco e nero, immaginando come sarebbe stato vivere in un&#8217;era dove la protesta, la musica e l&#8217;arte non erano solo trend sui social, ma vere e proprie dichiarazioni di vita.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La fotografia di quel &#8220;boomer&#8221; con i capelli lunghi diventa cos\u00ec un potente strumento di dialogo. Non pi\u00f9 il divario generazionale, ma un punto di contatto. I giovani capiscono che la persona che hanno di fronte ha vissuto una vita di scelte, di coraggio e di rottura, un&#8217;eredit\u00e0 che, forse senza saperlo, li ha influenzati e reso possibile il loro stesso mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Noi \u201cboomer\u201d che abbiamo vissuto quell\u2019epoca non ci facciamo caso. Anzi non ne parliamo, come se l\u2019avessimo dimenticato, fino a quando non inciampiamo in una canzone o un luogo che ne evoca l\u2019epopea e in pochissimi attimi riviviamo emozioni sopite, ma mai dimenticate.<\/p>\n\n\n\n<p>Ero a Parigi, e come sempre passeggiavo osservando&nbsp; tutto ci\u00f2 che era alla portata dei miei occhi aperti come un grand\u2019angolo, col naso all&#8217;ins\u00f9, rischiando di inciampare, immaginando di abitare in un tetto con terrazzo e spazio con vista mozzafiato sulla citt\u00e0, quando mi ritrovai&nbsp; casualmente a percorrere una strada parallela che costeggia la gauche della Senna, lontano dalla folla, dallo shopping e dal turismo di massa. Ero arrivato in rue de Verneuil e di fronte a me qualcosa di insolito. La facciata di un palazzo completamente coperto di scritte, disegni e messaggi di omaggio su cui campeggia il ritratto di Serge Gainsbourg.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Conoscevo Belleville nei pressi di Parc des Buttes-Chaumont, vicino a Rue D\u00e9noyez, una delle vie pi\u00f9 colorate e vivaci della citt\u00e0 di Parigi, divenuta famosa per i suoi muri e palazzi completamente ricoperti da graffiti. I bar e i negozi di questa strada amano il lavoro dei writer e street artist. Ma ero da tutt\u2019altra parte. Mi trovavo in centro nei pressi di Pyramide vicino al Louvre a pochi metri dal Jardin de Tuileries.\u00a0Ero a pochi passi da un luogo simbolo erede della Beat Generation. In questo edificio, esattamente all\u2019interno del numero 5 bis con angolo rue des Saints-Peres al civico 14, visse con sua moglie Jane Birkin e le figlie Kate e Charlotte, Serge Gainsbourg, musicista, scrittore e regista.<\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 stata sua figlia Charlotte a voler trasformare quella casa in una casa-museo dedicata a suo padre, dopo la sua morte avvenuta a Parigi nel 1991, trasformandola nella Maison Gainsbourg. (<a href=\"https:\/\/www.maisongainsbourg.fr\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">https:\/\/www.maisongainsbourg.fr\/<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p>Sul finire degli anni sessanta del secolo scorso, l\u2019attrice Jane Birkin di origine inglese naturalizzata francese, conobbe il cantante e musicista di origine russa Serge Gainsbourg, con il quale intraprese una collaborazione professionale dalla quale nacque una bellissima ma tormentosa storia sentimentale che li rese una delle coppie pi\u00f9 celebri e trasgressive dell&#8217;epoca. Chi non ricorda il celebre singolo del 1969 <strong>&#8220;Je t&#8217;aime&#8230; moi non plus&#8221;<\/strong> di Serge Gainsbourg e Jane Birkin e lo scandalo che provoc\u00f2 nell\u2019opinione pubblica internazionale, bigotta e conservatrice, a causa dei gemiti e del testo che descrive un rapporto sessuale.<\/p>\n\n\n\n<p>In Italia, per la presenza del Vaticano la reazione fu particolarmente feroce: il brano venne escluso dalla programmazione radiofonica della Rai e L&#8217;Osservatore Romano, ne pubblic\u00f2 il testo per condannare pubblicamente la canzone. Nonostante il sequestro del disco su tutto il territorio nazionale ordinato dalla Procura di Milano, la canzone ebbe un enorme successo, vendendo oltre 5 milioni di copie in tutto il mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Gainsbourg e Birkin condivisero, oltre alla professione, anche la vita, trasferendosi nell\u2019appartamento parigino&nbsp; al <strong>5 bis di rue de Verneuil<\/strong> che divenne il palcoscenico di una delle storie d&#8217;amore pi\u00f9 iconiche e tormentate del XX secolo. Un vero e proprio punto di riferimento e d\u2019incontro per artisti, intellettuali e boh\u00e9mien dell&#8217;epoca.&nbsp;L\u2019eredit\u00e0 seminata dalla rivoluzione culturale della Beat Generation, ha trovato terreno fertile nei fermenti degli anni &#8217;60 e &#8217;70, facendo sbocciare movimenti sociali e culturali che hanno prodotto riforme sociali e politiche durature, che hanno plasmato l&#8217;Italia moderna. <\/p>\n\n\n\n<p>Senza di noi &#8220;boomer&#8221; probabilmente non ci sarebbe stata la&nbsp; <strong>Riforma del Diritto di Famiglia, la Legge sul divorzio, lo Statuto dei Lavoratori , il Riconoscimento dell&#8217;obiezione di coscienza e la Legalizzazione dell&#8217;aborto<\/strong>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella vita di ognuno di noi accadono cose straordinarie. 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