{"id":784,"date":"2012-12-25T13:17:04","date_gmt":"2012-12-25T12:17:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.paparella.it\/blog\/?p=784"},"modified":"2014-10-30T21:05:28","modified_gmt":"2014-10-30T20:05:28","slug":"why-poverty","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paparella.it\/blog\/why-poverty\/","title":{"rendered":"Why poverty?"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_1370\" aria-describedby=\"caption-attachment-1370\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.paparella.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/Parigi-Clochard.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-1370\" src=\"https:\/\/www.paparella.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/Parigi-Clochard-300x225.jpg\" alt=\"Fonte: Raffaele Paparella\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.paparella.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/Parigi-Clochard-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.paparella.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/Parigi-Clochard-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.paparella.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/Parigi-Clochard.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-1370\" class=\"wp-caption-text\">(Photo credit: Raffaele Paparella)<\/figcaption><\/figure>\n<p>\u201c<em>Volge al termine un anno segnato da una crisi cos\u00ec grave da imporre l\u2019assoluta centralit\u00e0 del problema della sopravvivenza<\/em>.\u201d<\/p>\n<p>Questo si legge nelle considerazioni generali del 46\u00b0 Rapporto del Censis sulla situazione sociale del Paese presentato lo scorso 7 dicembre 2012, che interpreta i pi\u00f9 significativi fenomeni socio-economici nella difficile crisi che stiamo attraversando.<\/p>\n<p>Da tempo si percepisce nell\u2019aria un senso diffuso di smarrimento e di paura di non farcela, che non ha risparmiato nessuno. Alimentato costantemente dalla drammatizzazione dei media, dalle inquietudini popolari, dallo spread che si impenna e dal timore di finire come la Grecia. Il rischio default, come un fantasma, aleggia sull\u2019Europa e getta scompiglio nella politica. Si teme per il futuro, che viene percepito come una minaccia pi\u00f9 che una speranza.<br \/>\nSiamo diventati tutti pi\u00f9 poveri! Perch\u00e8?<br \/>\nLa povert\u00e0 si diffonde e morde anche le economie occidentali ricche ed opulente e i paradigmi delle teorie economiche sembrano restare mute e incapaci di fornire spiragli di soluzione.<\/p>\n<p>Per capire meglio il fenomeno, RAI Storia, in esclusiva italiana e in contemporanea televisiva con altri 70 network in tutto il mondo, ha iniziato dal 25 novembre scorso la trasmissione di una serie di 8 documentari realizzati per il progetto <strong>WHY POVERTY?<\/strong>.<br \/>\nL\u2019approccio cross mediale a livello mondiale di WHY POVERTY?, coinvolger\u00e0 piattaforme mobili, internet e social media, puntando ad un ascolto di oltre 500 milioni di spettatori.<br \/>\nI documentari e cortometraggi di WHY POVERTY? sono stati commissionati a registi vincitori di prestigiosi riconoscimenti cinematografici, per sensibilizzare il pubblico sul tema della povert\u00e0, sulle varie forme in cui essa si manifesta, sulle sue cause e soprattutto su possibili soluzioni.<br \/>\nLa visione dei documentari spinge lo spettatore alla riflessione. Lo cala nella realt\u00e0 quotidiana e lo stimola ad interrogarsi. A chiedersi se esiste una relazione tra diritti civili negati e povert\u00e0. Se c\u2019\u00e8 un rapporto diretto tra democrazia e povert\u00e0. Non si pu\u00f2 restare indifferenti guardando le immagini, ascoltando storie e testimonianze che arrivano da tutte le parti del globo, senza chiedersi da cosa essa viene generata e se le disuguaglianze sociali sono la causa principale che genera ed alimenta le nuove forme di povert\u00e0. Ma sopratutto come la politica pu\u00f2 ridurre, contenere se non debellare la povert\u00e0.<\/p>\n<p>La riduzione della povert\u00e0 per l\u2019Unione Europea \u00e8 diventata una priorit\u00e0. Non \u00e8 un caso se il tema della povert\u00e0 \u00e8 entrato in modo dirompente nell\u2019agenda politica dell\u2019Unione Europea nell\u2019ambito delle attivit\u00e0 di coordinamento comunitario delle politiche economiche e occupazionali, nell\u2019attuale fase di prolungata crisi economica e finanziaria. Ed \u00e8 per questa ragione che nasce la Strategia EU2020, con l\u2019obiettivo ambizioso di far uscire dalla condizione di povert\u00e0 o esclusione sociale almeno 20 milioni di persone entro il 2020.<br \/>\nGli indicatori scelti per individuare la popolazione a rischio di povert\u00e0 o esclusione sociale sono: il rischio di povert\u00e0 relativo(1), affiancato dalla grave deprivazione materiale(2) e l\u2019indicatore di esclusione dal mercato del lavoro(3).<br \/>\nDa una ricerca sociale del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali in tema di povert\u00e0 ed esclusione sociale del 2012, \u00e8 emerso che nel 2010 risulta socialmente escluso il 23% della popolazione comunitaria, in Italia il 24,5%, mentre il rischio povert\u00e0 (in Italia) \u00e8 pari al 28% (Fonte Istat). A livello di Unione Europea il rischio di povert\u00e0 da solo individua circa il 70% del complesso delle persone coinvolte da una delle tre dimensioni di esclusione considerate (Rapporto Censis).<br \/>\nIn Italia, come negli altri paesi dell\u2019Unione economicamente pi\u00f9 sviluppati, \u00e8 il rischio di povert\u00e0 la dimensione di esclusione pi\u00f9 rilevante (l\u2019incidenza \u00e8 pi\u00f9 che doppia rispetto a quella degli altri due indicatori e da sola spiega circa tre quarti dell\u2019unione dei tre indicatori).<br \/>\nNell\u2019ambito dell\u2019Europa a Quindici, la grave deprivazione materiale \u00e8 particolarmente accentuata nel nostro paese (cos\u00ec come negli altri paesi mediterranei: rispetto ad una media EU15 del 5,3%, il dato italiano \u00e8 quasi di un terzo superiore (6,9%). Con riferimento alla bassa intensit\u00e0 di lavoro, invece, il dato italiano \u00e8 in linea con la media comunitaria (7,5%) e leggermente inferiore alla media EU15 (8,1%). Tenuto conto per\u00f2 del fatto che il nostro \u00e8 il paese a pi\u00f9 bassa occupazione femminile dell\u2019intera Unione (fatta eccezione per Malta e, dal 2011, la Grecia).<\/p>\n<p>Il reddito che manca, perch\u00e8 manca il lavoro (legame da spezzare!) e la ricchezza che si concentra sempre pi\u00f9 nelle mani di pochi aumenta il divario socio-economico tra le persone. Chi \u00e8 gi\u00e0 ai piani alti della scala sociale viene spinto ancor pi\u00f9 su; mentre coloro che sono a terra non riescono a metter un piede in ascensore e rischiano di essere buttati fuori dal contratto sociale. E\u2019 a rischio la coesione sociale: perch\u00e8 devo rispettare le regole di una societ\u00e0 che mi tiene fuori?<br \/>\nBasti pensare che in Italia i 10 individui pi\u00f9 ricchi posseggono una quantit\u00e0 di ricchezza che \u00e8 all\u2019incirca equivalente a quella dei 3 milioni di italiani pi\u00f9 poveri e che il 10% delle famiglie pi\u00f9 ricche possiede oltre il 40% dell&#8217;intero ammontare di ricchezza netta (Fonte Banca d\u2019Italia).<\/p>\n<p>La disparit\u00e0 economica non resta isolata. Essa declina e amplifica altre forme di disuguaglianze come l\u2019istruzione e la sanit\u00e0 che a loro volta generano nuova povert\u00e0 e ingiustizia sociale.<br \/>\nE\u2019 come il gioco del monopoli. Chi ha dotazioni di base maggiori (i ricchi), gioca a due dadi, compra case e alberghi a reddito alto come \u201cParco della Vittoria\u201d ed \u00e8 molto probabile, anzi, quasi certo, che diventi ancor pi\u00f9 ricco. E vuole diventarlo. E si convince che \u00e8 giusto che sia cos\u00ec. Chi invece \u00e8 povero, gioca ad un dado, passa poche volte dal via, incassa meno, compra terreni a bassa rendita (Vicolo Corto o Vicolo Stretto), poche case e rischia il default se inciampa in \u201cParco della Vittoria\u201d o \u201cViale dei Giardini\u201d.<\/p>\n<p>Le dotazioni di base quelle che <strong>Ralf Dahrendorf<\/strong>, ha definito \u201c<em>Entitlemens set<\/em>\u201d vanno ridisegnate.<br \/>\nOgni individuo, per il solo fatto di essere cittadino e di appartenere ad una comunit\u00e0 deve avere un set di diritti all\u2019interno dei quali, altre ai diritti politici e giuridci, devono essere annoverati i diritti civili sociali (istruzione, sanit\u00e0, pensione, etc.) e tra questi, un reddito minimo garantito. E trattandosi di diritti fondamentali su cui si poggia il contratto sociale devono essere inattaccabili e quindi tutetali costituzionalmente.<br \/>\nEsso deve rappresentare il pavimento di uno stato civile al di sotto del quale nessun individuo deve poter cadere.<\/p>\n<p>La questione dei diritti \u00e8 strettamente correlata alla povert\u00e0. Il nobel per l\u2019economia <strong>Amartya Sen<\/strong> ha abbondantemente dimostrato con i suoi studi sulle carestie in India e Bangladesh che molto spesso esse non sono dovute ad una scarsa disponibilit\u00e0 di beni ma ad una assenza di diritto di accesso ai beni.<br \/>\nEcco quindi la necessit\u00e0 della politica. Soprattutto della buona politica. Una politica che sia inclusiva, che faccia giochi a somma zero, che non intenda la crescita economica come la possibilit\u00e0 di prendersi una fetta di torta pi\u00f9 grande, semmai, che faccia sedere a tavola chi a tavola non ci \u00e8 mai stato. Una politica che redistribuisca meglio la ricchezza, che faccia contribuire economicamente gli individui in modo progressivo alle sorti del Paese. Una politica che allarghi spazi di libert\u00e0 e chance di vita per la maggior parte degli individui, ed in linea di principio, per tutti gli individui.<\/p>\n<p><strong>Indicatori di rischio povet\u00e0 ed esclusione sociale<\/strong>.<br \/>\n(1) <strong>Rischio di povert\u00e0<\/strong>: sono a rischio di povert\u00e0 le persone che vivono in famiglie il cui reddito equivalente netto \u00e8 inferiore al 60% di quello mediano nazionale;<br \/>\n(2) <strong>Grave deprivazione materiale<\/strong>: \u00e8 in questa condizione chi vive in una famiglia che presenta almeno 4 dei seguenti sintomi di deprivazione: mancanza di telefono, tv a colori, lavatrice, automobile, impedimenti nel consumare un pasto a base di carne o pesce ogni due giorni, svolgere una vacanza di almeno una settimana fuori casa nell\u2019anno di riferimento, pagare regolarmente rate di mutui o affitto, mantenere l\u2019appartamento riscaldato, fronteggiare spese inaspettate<br \/>\n(3) <strong>Bassa intensit\u00e0 di lavoro<\/strong>: l\u2019intensit\u00e0 \u00e8 calcolata considerando in ogni famiglia gli individui in et\u00e0 da lavoro e computando il numero di mesi (nell\u2019anno precedente a quello della rilevazione) in cui hanno lavorato sul totale dei mesi dell\u2019anno; l\u2019intensit\u00e0 si considera molto bassa quando \u00e8 inferiore al 20%.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cVolge al termine un anno segnato da una crisi cos\u00ec grave da imporre l\u2019assoluta centralit\u00e0 del problema della sopravvivenza.\u201d Questo si legge nelle considerazioni generali del 46\u00b0 Rapporto del Censis sulla situazione sociale del Paese presentato lo scorso 7 dicembre 2012, che interpreta i pi\u00f9 significativi fenomeni socio-economici nella difficile crisi che stiamo attraversando. 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