{"id":722,"date":"2012-11-14T21:27:41","date_gmt":"2012-11-14T20:27:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.paparella.it\/blog\/?p=722"},"modified":"2013-01-02T08:10:48","modified_gmt":"2013-01-02T07:10:48","slug":"i-ripartenti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paparella.it\/blog\/i-ripartenti\/","title":{"rendered":"I ripartenti"},"content":{"rendered":"<p>E\u2019 dal 1996 che la Caritas Italiana pubblica, con la collaborazione scientifica della Fondazione Zancan di Padova, rapporti sulla povert\u00e0 e l\u2019esclusione sociale in Italia.<br \/>\nQuest\u2019anno Caritas Italiana ha predisposto una edizione intermedia e provvisoria del Rapporto, senza alcuna collaborazione, ponendo attenzione prioritaria ai destinatari ecclesiali che nel corso del 2011 si sono rivolte ai Centri di ascolto (Cda) promossi dalle Caritas e delle risorse che quest\u2019ultime hanno messo in campo.<br \/>\nI dati mostrano una tendenza al peggioramento anche se si registrano segni di speranza. Una speranza che emerge dal desiderio di ripartire. I \u201c<strong>ripartenti<\/strong>\u201d, come li definiscono gli operatori Caritas, sono donne e uomini che vogliono rimettersi in gioco. Aspirano a migliorare la propria condizione socio-economica scivolata in quella zona grigia della societ\u00e0 descritta dai sociologi. Sono al confine del contratto sociale e lottano per non infrangerlo. Non chiedono (solamente) sussidi economici, beni materiali o protezione per la notte, ma anche orientamento a servizi, riqualificazione professionale, formazione e recupero della scolarit\u00e0 perduta, ma non trovano sempre adeguato sostegno e riposta alla loro disponibilit\u00e0 a rimettersi in gioco sia per l\u2019et\u00e0 (la maggior parte dei disoccupati, oltre il 37% del totale, \u00e8 nella fascia dell\u2019et\u00e0 adulta); sia per l\u2019appiattimento verso il basso della qualit\u00e0 del mercato del lavoro che provoca il fenomeno delle \u201cfalse partenze\u201d.\u00a0Accettano offerte di lavoro che non determinano sempre la risoluzione dai problemi, in quanto dietro un gran numero di offerte si celano situazioni di evidente sfruttamento, sotto-retribuzione, condizioni di lavoro al limite del degrado.<\/p>\n<p>Il volume \u00e8 diviso in due parti. Una prima parte documenta le dimensioni della povert\u00e0 economica in Italia, secondo l\u2019esperienza delle Caritas diocesane e delle comunit\u00e0 ecclesiali locali. La seconda parte del Rapporto riporta informazioni e dati aggiornati sulle risorse messe in campo dalla comunit\u00e0 ecclesiale, oltre ad alcune valutazioni e proposte di Caritas Italiana sull\u2019assetto delle politiche pubbliche di welfare.<\/p>\n<p>Nel corso del 2011 si sono rivolte ai Centri di Ascolto 31.335 persone di cui il 57% vive nelle regioni del Nord, seguito dal Centro (29%) e dal Mezzogiorno (14%). Asservandoli dal punto di vista della cittadinanza abbiamo un 28,9% di italiani, il 70,7% stranieri e lo 0,4% altri.<br \/>\nCaritas registra un deciso incremento degli utenti italiani, negli ultimi due anni, a partire dall\u2019esplosione della crisi economico finanziaria nel nostro paese.<br \/>\nInfatti gli italiani che si sono rivolti a Caritas distributi per macro area sono il 26,2% al Nord Italia, il 24,6% al Centro e il 48,4% al Sud Italia. Mentre l\u2019incidenza degli stranieri raggiunge i valori massimi nel Centro e nel Nord Italia (74,7 e 73,5%) mentre, a causa di un elevato numero di poveri italiani, appare pi\u00f9 bassa nel Mezzogiorno (51,4%).<br \/>\nSi sono rivolti a Caritas in prevalenza donne (53,4%), coniugati (49,9), con domicilio (83,2%).<br \/>\nRispetto al 2009 (il salto temporale di un biennio consente di apprezzare maggiormente gli effetti di medio periodo della crisi economica), si osserva un forte incremento della componente demografica in et\u00e0 avanzata: +51,3% di anziani; +177,8% di casalinghe; +65,6% di pensionati.<br \/>\nA tale tendenza si associa l\u2019incremento di utenti con figli minori conviventi (+52,9%) e una sostanziale stabilit\u00e0 nel numero di persone separate o divorziate (+5,5%). Da notare infine la diminuzione di persone disoccupate (-16,2%) e soprattutto di analfabeti (-58,2%). Entrambi i dati confermano la progressiva \u201cnormalizzazione sociale\u201d dell\u2019utenza Caritas, sempre meno coincidente con i profili della grave marginalit\u00e0 sociale.<br \/>\nNel 2011, il problema-bisogno pi\u00f9 frequente di coloro che si sono rivolti a Caritas \u00e8 quello\u00a0della povert\u00e0 economica (26% del totale), seguito dai problemi di lavoro (22,9%).<br \/>\nPer quanto riguarda la richiesta di intervento troviamo al primo posto i beni e servizi materiali di soddisfacimento primario come alimenti e prodotti per neonati, apparecchiature e materiale sanitario, biglietti per viaggi, buoni pasto, servizi di igiene personale come bagni e docce, mensa, attrezzature per la casa, vestiario e viveri, ecc. espressa dal 41,9% delle persone. Al secondo posto figura la voce Ascolto, con il 18.5% degli utenti.<br \/>\nLa richiesta di un lavoro \u00e8 espressa dal 13,9% degli utenti (il valore \u00e8 pi\u00f9 elevato tra gli stranieri: 16,8%), seguito dalla richiesta di sussidi economici con il 10,9%. Molto pi\u00f9 diffusa tra gli italiani (20,4%) rispetto a quanto accade tra gli stranieri (7,4%).<br \/>\nVa sottolineato che in molti casi la richiesta di sussidio economico non trova sempre soddisfazione attraverso l\u2019erogazione di denaro contante (pratica non gradita da tutte le Caritas diocesane), quanto attraverso l\u2019erogazione di varie forme di prestito o microcredito, il pagamento di bollette, di canoni di locazione e di spese sanitarie.<br \/>\nGli interventi della Caritas rispetto alla domanda sono sostanzialmente aderenti. Troviamo infatti al primo posto l\u2019ascolto con il 58,1%; beni e servizi materiali 51,1%; orientamento 12,6%; sussidi economici 10,6%.<\/p>\n<p>Le tendenze generali dicono che:<\/p>\n<ul>\n<li>crescono complessivamente le persone che si rivolgono ai Centri di Ascolto e ai servizi socio-assistenziali gestiti dalle Caritas diocesane;<\/li>\n<li>cresce il numero di italiani che si rivolgono a tali servizi;<\/li>\n<li>cresce la multi problematicit\u00e0 delle persone prese in carico: soprattutto nel caso degli italiani, la fragilit\u00e0 occupazionale \u00e8 molto evidente: cassa integrazione, occupazioni saltuarie, lavoro nero, rendono estremamente difficile per molte famiglie coprire le necessit\u00e0, anche pi\u00f9 elementari, del quotidiano;<\/li>\n<li>aumentano gli anziani e le persone in et\u00e0 matura che si affacciano ai servizi Caritas: la presenza di pensionati e casalinghe \u00e8 ormai una regola, e non pi\u00f9 l\u2019eccezione (come in passato);<\/li>\n<li>diminuiscono i \u201csenza reddito\u201d e i \u201csenza-tetto\u201d: ormai dal 2010 calano infatti in modo vistoso coloro che si dichiarano a \u201creddito zero\u201d e vivono sulla strada;<\/li>\n<li>anche se si assiste ad una \u201cnormalizzazione sociale\u201d nel profilo dell\u2019utenza Caritas, si registra parimenti un peggioramento di chi stava gi\u00e0 male: aumentano in percentuale le situazioni di povert\u00e0 estrema, che coesistono tuttavia con una vita apparentemente normale, magari vissuta all\u2019interno di un\u2019abitazione di propriet\u00e0.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Emergono inoltre alcune nuove situazioni specifiche, che chiedono aiuto gli zero-figli i poveri ma ricongiunti (immigrati), i poco \u201cworking\u201d, molto \u201cpoor\u201d. Una categoria sociologica che comprende a coloro che pur in presenza di una posizione lavorativa e di un\u2019entrata economica stabile, evidenziano segnali di disagio economico e progressiva marginalit\u00e0 sociale.<br \/>\nLe cronache riportano con frequenza crescente le storie di molti genitori separati, quasi sempre uomini, costretti a vivere in automobile, lontani dai propri figli e costretti, dalla \u201cstrategia degli alimenti\u201d, ad una vita di stenti. Il fenomeno \u00e8 certamente presente nel nostro paese (e alcune realt\u00e0 diocesane si sono gi\u00e0 attivate in tal senso con specifici progetti di assistenza), anche se non sembra ancora affacciarsi ai Centri di Ascolto con significativa intensit\u00e0. Prendendo in esame i dati relativi alle presenze nel corso del 2011, i padri separati o divorziati (italiani), sono pari al 3,1% del totale degli utenti italiani. Le madri italiane nella stessa condizione sono invece il doppio (6,7%). Nel 2009 gli uomini nella medesima condizione erano risultati pari al 2,3%, mentre le madri erano sempre in numero superiore (4,5%). Si registra quindi un leggero aumento di genitori separati che si rivolgono alla Caritas, pi\u00f9 evidente nel caso delle madri (+48,9%) che in quello dei padri (+34,8%). Nel mondo Caritas, la fragilit\u00e0 sociale dei genitori separati appare quindi un fenomeno \u201cal femminile\u201d, sia a livello di presenza assoluta, che di presenza crescente, nel tempo, di una consistente povert\u00e0 di madri che hanno vissuto l\u2019esperienza del \u201cnido spezzato\u201d.<br \/>\nPoi ci sono i Poveri per gioco. Il fenomeno appare poco presente in misura esplicita e diretta, nella sua connotazione patologica di \u201cdipendenza da gioco\u201d:<br \/>\nSul versante della risposta istituzionale, gli operatori delle Caritas diocesane evidenziano l\u2019evidente incapacit\u00e0 dell\u2019attuale sistema di welfare a farsi carico delle nuove forme di povert\u00e0, delle nuove emergenze sociali derivanti dalla crisi economico-finanziaria.<br \/>\nLa relazione con le istituzioni sembra un percorso a ostacoli, tra veti incrociati. Si \u00e8 in presenza di gran numero di provvedimenti nazionali,regionali, locali, gestiti da enti e organismi di diversa natura, al di fuori da qualsiasi tipo di regia e coordinamento complessivo; ritardo con cui vengono attivate le misure di sostegno economico, soprattutto quelle legate alla perdita del lavoro e alla perdita di autonomia psico-fisica; l\u2019estremo estrema variet\u00e0 e sperequazioni nella definizione del livello di reddito della famiglia, necessario per poter usufruire di determinate prestazioni, calcolato spesso sulle condizioni socio-economiche dell\u2019anno precedente, superate dall\u2019evidenza dei fatti.<br \/>\nInfine il progressivo restringimento delle disponibilit\u00e0 finanziarie nel settore socio-assistenziale sta determinando la chiusura o la negazione repentina dei diritti ad una serie di fasce sociali che, fino a poco tempo prima, erano state beneficiarie dell\u2019intervento. L\u2019effetto complessivo di quanto sopradescritto \u00e8 quello di un vero e proprio percorso ad ostacoli, dotato di irrazionale logica, in cui la presenza di barriere e veti incrociati rende quasi impossibile l\u2019esigibilit\u00e0 dei diritti e la fruizione tempestiva del servizio, anche in presenza di oggettive situazioni di bisogno.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E\u2019 dal 1996 che la Caritas Italiana pubblica, con la collaborazione scientifica della Fondazione Zancan di Padova, rapporti sulla povert\u00e0 e l\u2019esclusione sociale in Italia. 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