{"id":4767,"date":"2022-04-11T16:38:59","date_gmt":"2022-04-11T14:38:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.paparella.it\/blog\/?p=4767"},"modified":"2025-05-12T11:15:48","modified_gmt":"2025-05-12T09:15:48","slug":"al-quinto-fanale-a-sinistra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paparella.it\/blog\/al-quinto-fanale-a-sinistra\/","title":{"rendered":"Al quinto fanale a sinistra"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Novella \u2026 epilettica di Franco Casavola, scritta nel giugno del 1927, il momento in cui il Casavola si allontana dal movimento futurista avvicinandosi al gusto post-verista, mostrando qualit\u00e0 sempre pi\u00f9 liriche e raffinate.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"714\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.paparella.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Lampio-a-gas-714x1024.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-4814\" srcset=\"https:\/\/www.paparella.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Lampio-a-gas-714x1024.png 714w, https:\/\/www.paparella.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Lampio-a-gas-209x300.png 209w, https:\/\/www.paparella.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Lampio-a-gas-768x1101.png 768w, https:\/\/www.paparella.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/Lampio-a-gas.png 1056w\" sizes=\"(max-width: 714px) 100vw, 714px\" \/><\/figure>\n\n\n\n\n\n<p>Quella sera ero andato a sentire l&#8217;orchestra di pifferi dei frati ceco-slovacchi. Alle dieci, completamente abbrutito dalla noia, mi sorpresi a stabilire il paragone e la scelta tra la morte per stricnina e quella per annegamento.<\/p>\n\n\n\n<p>Non riuscivo a decidere. Quando un tale che mi sedeva accanto, sorridendo con garbo e strizzando un occhio, mi consigli\u00f2:<\/p>\n\n\n\n<p>Colpo di rivoltella.<\/p>\n\n\n\n<p>E cos\u00ec, prima che il concerto terminasse, uscii all&#8217;aperto.<\/p>\n\n\n\n<p>La casa dei frati ceco-slovacchi sorgeva al margine estremo della citt\u00e0, quasi in campagna, in fondo ad una strada aperta di recente che, deserta del tutto, a quell&#8217; ora, era appena rischiarata da due file rade di tetri fanali a gas, La luce del quinto fanale a sinistra, battendo in pieno sulla targa, mi apprese che ero in via Penitenza.<\/p>\n\n\n\n<p>In quel punto mi fermai per accendere una sigaretta.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando ripresi il cammino, a pochi passi da me, piantato saldamente a gambe larghe nel centro della strada, quasi a sbarrarmi il passo, c\u2019era qualcuno, chi sa di dove sbucato.<\/p>\n\n\n\n<p>Di nuovo, mi fermai, perplesso. L&#8217;individuo che avevo di fronte&nbsp; singolarmente alto e magro, vestiva un abito stranissimo, tanto stretto e striminzito da sembrare cucito sulla pelle.<\/p>\n\n\n\n<p>Il volto avea per met\u00e0 coperto da una maschera di velluto nero che spiccava come un grosso pezzo di carbone tra il collaretto di pizzo e la tesa spavaldamente sollevata di un cappello rotondo di feltro bianco.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi ero imbattuto in un malinconico Arlecchino. E l&#8217;impressione di meraviglia nasceva dal fatto che, mentre eravamo quasi alla fine del Carnevale, sino a quel momento, nessuna manifestazione esteriore era valsa a farmene ricordare. Dissi: \u00ab Non sapete che il prefetto ha vietato l\u2019uso della maschera per le strade? Se vi pesca la squadra mobile avrete sicuramente delle noie \u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;Arlecchino rise. E si produsse questo strabiliante fenomeno: la testa sembr\u00f2 spaccarglisi improvvisamente, come aperta da un taglio orizzontale e su gli orli del taglio vidi luccicare due formidabili rastrelliere di denti, enormi e giallognoli come i denti dei cavalli.<\/p>\n\n\n\n<p>La bocca correva lungo tutto il margine inferiore della maschera, da un orecchio all&#8217;altro e, finito che ebbe di ridere, Arlecchino la richiuse come battesse due tavolette di legno.<\/p>\n\n\n\n<p>Quindi un lieve rumore di carrucole arrugginite ch&#8217;era nato nelle profondit\u00e0 del suo stomaco salendo fino alla gola dovette certo imbattersi in uno speciale risuonatore, perch\u00e9 si mut\u00f2 in voce di grammofono guasto.<\/p>\n\n\n\n<p>Amico, sapreste indicarmi, per favore, un tabarin?<\/p>\n\n\n\n<p>Silenzio da parte mia.<\/p>\n\n\n\n<p>Arlecchino fece un passo avanti muovendo i trampoli delle lunghissime gambe e mi poggi\u00f2 una mano sulla spalla.<\/p>\n\n\n\n<p>Non preoccupatevi dei decreti prefettizi.<\/p>\n\n\n\n<p>Di carnevale nessuno pu\u00f2 vietarci d&#8217;essere allegri.<\/p>\n\n\n\n<p>E per mostrarmi ch&#8217;era allegro descrisse una specie di piroetta e le carrucole del suo stomaco furono come agitate da una scossa di terremoto. Torn\u00f2 quindi a ghermirmi per le spalle.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Andiamo \u00bb disse&nbsp; \u00abho voglia di divertirmi, stanotte, e voi mi servirete da guida e mi terrete compagnia \u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Non trovai nulla di strano in questo invito ed accettai senza la minima esitazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Stretti al braccio come due vecchi amici, allegramente ci avviammo. Ad ogni passo mi sentivo tirato in su, quasi il mio compagno prendesse ogni volta lo slancio per saltare sul tetto di una casa. Ma finii con l\u2019abituarmi a quella ginnastica.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra noi si era rifatto il silenzio.<\/p>\n\n\n\n<p>Vagammo a lungo per le strade deserte della periferia, aspettando che la notte diradasse l&#8217;animazione del centro, dove non osavo avventurarmi, in s\u00ec strana compagnia.<\/p>\n\n\n\n<p>Arlecchino seguiva docile i miei passi senza mai chiedermi il perch\u00e8 delle strane giravolte e dei ritorni improvvisi e della predilezione per i vicoli tenebrosi. In una piazzetta rotonda e sonora come la cassa di un liuto, si ferm\u00f2 improvvisamente e m&#8217;indic\u00f2 con la destra la gemma enorme di una stella sospesa nel centro della piazza, come una lacrima di fuoco verde.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi, piegandosi in due, a compasso, mi prese per mano.<\/p>\n\n\n\n<p>Tremava.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab La verit\u00e0 \u00e8 che sono fuggito \u00bb disse \u00ab e non ricordo pi\u00f9 il numero della casa. E Colombina, a quest&#8217;ora, non vedendomi tornare nell&#8217;armadio, sar\u00e0 fuori della grazia di Dio \u00bb. Segui una pausa.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Carnevale, \u00ab riprese \u00bb, viene ogni anno a riaprire l&#8217;armadio nel quale ci tiene rinchiusi,<\/p>\n\n\n\n<p>per spolverarci e rimetterci a nuovo alla meglio. Io ho indegnamente abusato della sua<\/p>\n\n\n\n<p>fiducia. Ho atteso che fosse tutto intento a rammendare una calza a Rosaura, mentre Colombina badava a lucidare le unghie di Florindo, per calarmi dalla finestra e darmela a gambe\u2026 Quando si fanno certe corbellerie non si pensa mai alle conseguenze. Eccomi qui: solo, sperduto, senza casa e senza famiglia\u2026\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo vidi ondeggiare minacciosamente quasi fosse di gomma e stesse per rovesciarsi sul selciato.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma fu un attimo. Senza che nessuna causa apparente potesse giustificarne l&#8217;improvvisa irritazione, si raddrizz\u00f2 di colpo, sbatacchi\u00f2 le tavolette, tempest\u00f2 con le carrucole e dopo avermi sollevato come un fuscello sino all&#8217;altezza della sua testa per poi lasciarmi ricadere a piombo, comand\u00f2:<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Andiamo al Tabarin. E senza pi\u00f9 deviare; altrimenti ti accoppo \u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Per la qual cosa sollecitamente obbedii.<\/p>\n\n\n\n<p>Al tabarin sul principio le cose andarono liscie. La sala era affollatissima, quando entrammo, e poche persone badarono a noi. Tutti erano intenti ad ammirare le danze epilettiche di due ballerine americane, rinchiuse come in un cerchio magico dalla chiazza tremolante di un fascio di luce violetta.<\/p>\n\n\n\n<p>Profittai della semioscurit\u00e0 per scegliere, nell&#8217;angolo pi\u00f9 appartato, un tavolino quasi completamente nascosto da un intrico di piante e di fiori artificiali.<\/p>\n\n\n\n<p>Arlecchino, dopo le smanie precedenti, ora sembrava caduto in tristissime meditazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Non toccava cibo.<\/p>\n\n\n\n<p>Si limitava ad ordinare due bottiglie di champagne per volta e le vuotava metodicamente, un bicchiere dopo l&#8217;altro, concedendosi appena il tempo di riprendere fiato. Sino al secondo bicchiere dell&#8217;undicesima bottiglia.<\/p>\n\n\n\n<p>Che, da quell&#8217;istante, cominciai a notare qualcosa di mutato nel suo contegno. Si voltava indietro e guardava le coppie danzanti ed accompagnava il ritmo del jazz-band battendo i ginocchi ed apriva e chiudeva la bocca col solito fracasso di tavolette percosse e rimestava la provvista di ferri-vecchi dello stomaco.<\/p>\n\n\n\n<p>Questi esercizi avevano indubbiamente il potere di eccitarlo, tanto \u00e8 vero che, quando meno me l&#8217;aspettavo, picchi\u00f2 un pugno sul tavolo, dichiar\u00f2 che voleva ballare anche lui e, senza darmi il tempo di trattenerlo, era gi\u00e0 ritto sulle pertiche delle gambe e saltellava per la sala come un grillo gigantesco.<\/p>\n\n\n\n<p>Attraversando lo spazio riservato ai ballerini cre\u00f2 un certo scompiglio: pest\u00f2 un piede ad una signora e poi si chin\u00f2 per sorriderle e chiederle scusa.<\/p>\n\n\n\n<p>La signora svenne.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;uomo che l\u2019accompagnava, spaventosamente impallidito, dopo alcuni attimi di esitapione, scapp\u00f2 rapidamente verso l&#8217;uscio.<\/p>\n\n\n\n<p>Arlecchino girava come una trottola. Vedevo in tutti i punti della sala la macchia nera della maschera fra il bianco del collaretto di pizzo e l&#8217;ala sollevata del cappello.<\/p>\n\n\n\n<p>Ogni tanto doveva sorridere e parlare ch\u00e8 notavo segni indubbi di terrore dipingersi sul volto dei suoi vicini e la loro improvvisa agitazione e gli sforzi che facevano per fendere la folla ed allontanarsi da lui.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella sala cominci\u00f2 a diffondersi un senso invincibile di panico.<\/p>\n\n\n\n<p>Le signore correvano da un angolo all&#8217;altro, come fossero inseguite e gli uomini, ancora incerti sul da fare, si raggruppavano minacciosamente, quasi volessero sentirsi pi\u00f9 protetti ognuno dalla forza degli altri.<\/p>\n\n\n\n<p>Arlecchino doveva essere infuriatissimo, ch\u00e8, fin dal mio posto, udivo la tempesta delle carrucole e gli altri segni caratteristici del suo furore.<\/p>\n\n\n\n<p>Girava ormai come un forsennato rovesciando a calci tutto quello che incontrava.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;orchestra aveva smesso di suonare ed i professori, dietro la barricata dei legii, brandivano come clave gli strumenti. I ballerini erano spariti.<\/p>\n\n\n\n<p>Sulla sala incombeva la fatalit\u00e0 di una catastrofe.<\/p>\n\n\n\n<p>Un urlo lacerante di donna diede il segnale della mischia.<\/p>\n\n\n\n<p>Non capii bene quello ch&#8217;era avvenuto. Vidi un gomitolo di corpi stringersi addosso ad Arlecchino e dopo pochi secondi tutta quella gente ritr\u00e1rsi urlando come avessero toccato un ferro rovente,<\/p>\n\n\n\n<p>Il gomitolo si sparpagli\u00f2 in cento nodi epilettici. Gemiti, imprecazioni, minaccie; siepe d pugni tesi verso di noi, volo di mille proiettili rabbiosi, confusione d&#8217;inferno, Arlecchino salt\u00f2 al mio fianco e mi gherm\u00ec per un braccio tentando di portarmi via.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma un signore molto dignitoso ci si par\u00f3 innanzi : \u00ab Favoriscano in questura \u00bb disse, E non aggiunse altro ch\u00e8 Arlecchino gli assest\u00f2 con una bottiglia vuota di champagne, un colpo cos\u00ec forte sulla testa, che il signore dignitoso fece una giravolta su se stesso e cadde di schianto sul pavimento.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma l\u2019enorme gomitolo umano torn\u00f2 ad abbattersi su di noi con lo strepito d&#8217;una valanga.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma ancora una volta miracolosamente si ritrasse e riuscimmo, approfittando di quella breve sosta, a rompere la folla come catapulte, io trascinato dal mio compagno ed a raggiungere l&#8217;uscita.<\/p>\n\n\n\n<p>Appena fuori ci lanciammo a corsa vertiginosa, infilando la prima via che ci si par\u00f3 innanzi.<\/p>\n\n\n\n<p>Cominci\u00f2 la caccia all&#8217;uomo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ad onta delle astuzie per far perdere le nostre traccie, eravamo sempre inseguiti dal tramestio e da gli urli furibondi della folla.<\/p>\n\n\n\n<p>Arlecchino accelerava gradatamente la corsa, si che avevo l&#8217;impressione di essere trascinato da un&#8217;automobile lanciata a tutta velocit\u00e0, e di tanto in tanto, forse per darmi il tempo di respirare, mi sollevava di peso e mi teneva stretto al suo petto e bestemmiava e digrignava i denti ed ansava come una locomotiva.<\/p>\n\n\n\n<p>Attraversammo la citt\u00e0 in vari sensi, chiss\u00e0 quante volte, come sperduti in un labirinto.<\/p>\n\n\n\n<p>Sino a quando, in fondo ad una via deserta, appena rischiarata da due rade file di tetri fanali a gas, intravedemmo il nero della campagna.<\/p>\n\n\n\n<p>II rumore dell&#8217;inseguimento, qui arrivava attutito dalla distanza.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci eravamo molto allontanati dai nostri inseguitori e forse eravamo riusciti a disperderli attraverso il dedalo di vicoli e di viuzze che ci aveva portati fino a quel punto.<\/p>\n\n\n\n<p>Era tempo. Sentivo che se avessi dovuto muovere un passo ancora sarei svenuto.<\/p>\n\n\n\n<p>Arlecchino si ferm\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abCi siamo \u00bb disse.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8230; <em>continua!<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Novella \u2026 epilettica di Franco Casavola, scritta nel giugno del 1927, il momento in cui il Casavola si allontana dal movimento futurista avvicinandosi al gusto post-verista, mostrando qualit\u00e0 sempre pi\u00f9 liriche e raffinate. Quella sera ero andato a sentire l&#8217;orchestra di pifferi dei frati ceco-slovacchi. 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