{"id":399,"date":"2015-01-24T07:37:11","date_gmt":"2015-01-24T06:37:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.paparella.it\/blog\/?p=399"},"modified":"2024-01-23T09:06:08","modified_gmt":"2024-01-23T08:06:08","slug":"per-non-dimenticare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paparella.it\/blog\/per-non-dimenticare\/","title":{"rendered":"Per non dimenticare!"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"709\" src=\"https:\/\/www.paparella.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/Birkenau031-1024x709.jpg\" alt=\"Auschwitz-Birkenau\" class=\"wp-image-4610\" srcset=\"https:\/\/www.paparella.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/Birkenau031-1024x709.jpg 1024w, https:\/\/www.paparella.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/Birkenau031-300x208.jpg 300w, https:\/\/www.paparella.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/Birkenau031-768x532.jpg 768w, https:\/\/www.paparella.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/Birkenau031-1536x1063.jpg 1536w, https:\/\/www.paparella.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/Birkenau031.jpg 1716w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Monumento Internazionale delle vittime di Auschwitz<\/figcaption><\/figure>\n\n\n<p>Il 27 gennaio del 1945 i soldati dell&#8217;Armata rossa entravano ad&nbsp;<strong>Auschwitz.<\/strong><br \/>L&#8217;abbattimento dei cancelli del pi\u00f9 vasto campo di sterminio nazista rappresent\u00f2 un avvenimento prevalentemente simbolico. Il campo era gi\u00e0 stato evacuato e i prigionieri trasferiti forzatamente, in una lunga marcia sotto la neve, all&#8217;interno del territorio tedesco.<br \/>La Repubblica italiana, con la&nbsp;legge 211 del 20 luglio 2000, ha riconosciuto la giornata del 27 gennaio come &#8220;<strong>Giorno della Memoria<\/strong>&#8220;, affinch\u00e8 le future generazioni non dimenticano.<br \/>Seguono alcuni ricordi ed emozioni di un viaggio, toccando alcuni luoghi simbolo della barbarie commesse,&nbsp;&nbsp;in nome della razza, da uomini verso altri uomini.<\/p>\n<p>Avevamo stabilito il campo base a&nbsp;<strong>Cracovia<\/strong>, antica capitale della Polonia, fino a quando nel 1611, cedette lo scettro a&nbsp;<strong>Varsavia<\/strong>. Per questo si salv\u00f2 dalle terribili distruzioni della Seconda Guerra Mondiale.<br \/>Citt\u00e0 dalle antiche mura con le sue torri, i leggeri palazzi, le nobili chiese, Cracovia \u00e8 la citt\u00e0 pi\u00f9 allegra della&nbsp;<strong>Polonia<\/strong>, con le sue piazze, cantine e divertenti ristoranti.<br \/>Penetrando le sue antiche mura, attraverso&nbsp;<strong>Porta Florianska<\/strong>, si accede alla bellissima&nbsp;<strong>Piazza Rinek,&nbsp;<\/strong>&nbsp;la piazza pi\u00f9 bella, dove anticamente i mercanti commerciavano le loro mercanzie.<br \/>Eravamo l\u00ec da tre giorni, ma il pensiero fisso era conoscere&nbsp;<strong>Auschwitz<\/strong>. Il sole, in quella mite giornata d&#8217;agosto polacco, appariva a sprazzi, e le nuvole, minacciose, a volte sconfitte da un leggero vento di scirocco, liberavano il cielo, riscaldando l&#8217;aria. Ci indicarono di puntare verso&nbsp;<strong>Oswiecim<\/strong>, cittadina polacca distante circa 30 km da Cracovia.<br \/>Dopo circa 30 minuti di viaggio, non trovando alcun cartello che ci indicasse <strong>Auschwitz. P<\/strong>ensammo allora di chiedere a qualcuno. &#8220;Proseguite in direzione <strong>Oswiecim<\/strong> per un&#8217;altro chilometro&#8221;, ci dissero. Infatti subito dopo, notammo sulla destra, lungo la carreggiata, un cartello con l&#8217;indicazione &#8220;Museum&#8221;. Intuimmo, avendone subito conferma, che eravamo arrivati. Non c&#8217;era un solo elemento che indicasse quel luogo come il campo di concentramento di <strong>Auschwitz.<\/strong><br \/>Seguimmo le indicazioni abbandonando la statale verso destra. Qualche centinaio di metri pi\u00f9 in l\u00e0, una sbarra a destra, delimitava un parcheggio alberato.<br \/>Dopo aver parcheggiato, cercammo immediatamente una guida che parlasse italiano. Non potevamo permetterci di perdere una sola parola di quell&#8217;esperienza che ci accingevamo a vivere.<br \/>Pagato il biglietto entrammo e seguimmo la guida costeggiando una scultura posta nell&#8217;atrio di ingresso del museo. Era una donna polacca, bionda, dall&#8217;apparente et\u00e0 di 55 anni. Ci impose un&#8217;unica regola: &#8220;Non fumare&#8221;.<br \/>Abbandonato il corpo di fabbrica, dov&#8217;era il check-in, uscimmo lungo un viale in terra, battuto dal camminamento di coloro che ogni giorno sotto scorta con le armi puntate uscivano per lavorare al servizio del Terzo Reich.&nbsp;<br \/>Fatti pochi passi la voce della guida cattur\u00f2 la nostra attenzione. &#8220;Buon giorno, vi trovate nel primo campo di concentramento nazista in localit\u00e0 Oswiecim, ribattezzato Auschwitz, dopo l&#8217;occupazione tedesca del 1939&#8221;.<\/p>\n<p>Erano delle caserme prebelliche abbandonate. Vennero riutilizzate dai tedeschi perch\u00e8 lontane dal centro abitato, ma anche perch\u00e8 Oswiecim, disponeva di una buona rete di comunicazione, essendo uno dei pi\u00f9 importanti nodi ferroviari.<br \/>Sappiamo bene di come si sia rivelata strategica questa scelta, non casuale, se si considera, che i prigionieri, arrivavano via ferrovia da tutta Europa.<br \/>Fondata nel 1940 per internare i prigionieri politici polacchi, inizialmente venne utilizzata come strumento di terrore e di sterminio del popolo polacco dopo l&#8217;invasione del 1939 ad opera dei tedeschi da ovest i russi da est, dando corso al patto russo-tedesco <span style=\"color: #545454;\"><strong>Molotov-Ribbentrop.<\/strong>&nbsp;<\/span><\/p>\n<p>Successivamente i tedeschi iniziarono a&nbsp;deportarvi&nbsp;gente da tutta Europa, principalmente ebrei, provenienti da stati diversi, ma anche prigionieri di guerra sovietici e zingari.<br \/>L&#8217;ordine di fondazione fu emanato nell&#8217;aprile del 1940 e&nbsp;<strong>Rudolf Hess&nbsp;<\/strong>ne fu nominato comandante. Il 14 giugno 1940, la Gestapo condusse ad Auschwitz i primi 728 prigionieri polacchi provenienti dal carcere di&nbsp;<strong>Tarnow<\/strong>.<\/p>\n<p>All&#8217;inizio nel campo erano presenti 20 edifici di cui 14 con il solo pianterreno e 6 con il primo piano. Nel 1941-1942, con il lavoro degli internati, fu aggiunto un piano a tutti gli edifici. Complessivamente il campo disponeva di 28 edifici di un piano. I detenuti oscillavano tra i 13.000 e i 16.000, superando nel 1942 le 20.000 unit\u00e0. &nbsp;I prigionieri erano alloggiati in costruzioni chiamati <strong><em>blocchi<\/em><\/strong>, sfruttando anche le soffitte e i seminterrati.<br \/>Proseguiamo per una decina di metri seguendo la stradicciola che invitava verso destra, trovandoci di fronte ad un cancello in ferro, sovrastato da una scritta cinica:&nbsp;&#8220;<strong>Arbeit Macht Frei<\/strong>&#8221;&nbsp;(Il lavoro rende liberi). Stavamo entrando nel campo di concentramento di&nbsp;&#8220;Auschwitz&#8221;, seguendo la stessa strada che i detenuti percorrevano, quando uscivano e tornavano dal lavoro massacrante di tutti i giorni. Il passaggio del prigionieri, al rientro, &nbsp;davanti alla piccola piazzetta adiacente le cucine, era scandito dall&#8217;orchestra del campo che suonava &nbsp;marce militari che dovevano razionalizzare il passaggio di migliaia di internati e facilitarne la conta da parte delle SS.<br \/>Il campo di Oswiecim (<strong>Konzentrationslager Auschwitz I<\/strong>) per la sua importanza divenne il campo madre (<strong>Stammlager<\/strong>) per tutta la rete dei nuovi campi che man mano venivano costruiti per far fronte ai sempre pi\u00f9 numerosi arrivi da parte di tutta Europa.<br \/>Nel 1941 si costru\u00ec un&#8217;altro campo di concentramento di Oswiecim (<strong>Konzentrationslager Auschwitz II &#8211; Birkenau<\/strong>), nel paese di&nbsp;<strong>Brzezinka<\/strong>, a 3 km di distanza. Osservando la planimetria&nbsp;della zona, si capisce come &nbsp;la logistica nazista era impeccabile, scientifica. Nulla era lasciato al caso. Persino la fabbrica che produceva il famigerato gas&nbsp;<strong>Zyklon B<\/strong>&nbsp;era situato nelle vicinanze e, ovviamente, la stazione ferroviaria di Osweicim.<br \/>Non descriver\u00f2 nei dettagli ci\u00f2 che ho avuto modo di vedere. E&#8217; molto difficile trovare le parole ma \u00e8 anche un invito a vivere nelle propria intimit\u00e0 il &#8220;viaggio&#8221; nei luoghi della memoria. Posso solo dire che \u00e8 &nbsp;stata un&#8217;esperienza indimenticabile che ha modificato strutturalmente il mio pensiero di essere umano. Si pu\u00f2 decidere di andare ad Auschwitz, ma non si pu\u00f2 decidere di tornare allo stesso modo di come si era partiti.<br \/>Per questo mi limiter\u00f2 a descrivere solo alcuni luoghi ed alcune vicende dove la barbarie nazista ha raggiunto il suo apogeo rendendo difficile persino la sua comprensione. Per la crudelt\u00e0 che si \u00e8 consumata, qualcuno ha detto che ad Auschwitz<strong>&nbsp;<\/strong>, dio \u00e8 morto.<\/p>\n<p>La&nbsp;<strong>deportazione,<\/strong> dopo i<strong>&nbsp;<\/strong><strong>rastrellamenti<\/strong>, avveniva via&nbsp;ferrovia&nbsp;e una volta arrivati qui, venivano contati. Le donne separate dagli uomini, quelli in salute dagli infermi, i figli dalle madri e queste dai loro mariti. Anche&nbsp;i gemelli, venivano separati dagli altri al grido di &#8220;<strong>Zwillinge heraus!<\/strong>&#8221; (&#8220;Fuori i gemelli&#8221;), per essere usati come cavie, negli esperimenti effettuati personalmente dal dott. <strong>Mengele<\/strong>. Le tragedie familiari si consumavano e da quel momento molte famiglie non si sarebbero pi\u00f9 ricomposte.<br \/>Non pi\u00f9 esseri umani, ma solo numeri marchiati in modo indelebile sui propri corpi.<\/p>\n<p>L&#8217;intero complesso, nel suo impianto originale, \u00e8 adibito a museo e i blocchi che ospitavano gli internati, suddivisi in sale, sono stati utilizzati per custodire, ma nel contempo, far conoscere attraverso esposizioni di oggetti personali, utensili, fotografie e registri, la tragedia che qui si \u00e8 consumata. Ma a parte tutto quello che \u00e8 stato distrutto dai nazisti durante la loro fuga, per tentare di cancellare le tracce dei loro crimini, gli scantinati sono pieni di materiale ancora da visionare e inventariare.<br \/>Infatti visitando le sale interne ai blocchi, \u00e8 possibile vedere, protette da vetri tenute ad una temperatura costante, per evitare il loro deterioramento, montagne di valigie, scarpe, occhiali, oggetti personali, gamelle e pentolame, capelli, ma anche oggetti di tortura utilizzati dalla gestapo, o strumenti medici serviti al dott. Mengele, per i suoi esperimenti sui gemelli. Esperimenti, \u00e8 bene dirlo, che non avevano assolutamente alcuna base scientifica.<\/p>\n<p>Arriviamo al blocco 11 definito &#8220;<strong>Il blocco della morte<\/strong>&#8220;.<br \/>Questa parte del campo \u00e8 estremamente dolorosa e impone silenzio. Nel contempo spettrale se si immagina per un istante tutto quello che era potuto accadere.<br \/>Blocco della morte intanto perch\u00e8?<\/p>\n<p>Nel cortile, tra il blocco 10 (dove Mengele effettuava i suoi esperimenti) e il blocco 11, recintato da ambo i lati da un alto muro, le SS hanno fucilato migliaia di prigionieri (soprattutto polacchi). In questo stesso cortile, erano eseguite pure le fustigazioni e la pena del paletto, che consisteva nell&#8217;appendere i detenuti con le mani legate dietro la schiena. E&#8217; possibile notare che il blocco 10 posto a sinistra del cortile, aveva le persiane in legno fissate alla finestra per impedire agli altri prigionieri di assistere alle fucilazioni. Il blocco 11 posto lontano dal resto del campo era adibito anche a prigione.<\/p>\n<p>Nei suoi sotterranei nel 1941 furono fatte prove di uccisioni di massa con il Zyklon B. Nelle celle degli scantinati, erano rinchiusi i prigionieri del campo e la popolazione civile sospettata di avere contatti con i detenuti. Le autorit\u00e0 del campo svolgevano selezioni periodiche, definite &#8220;<strong>cernite<\/strong>&#8221; o &#8220;<strong>pulizia del bunker<\/strong>&#8220;. I detenuti scelti venivano fucilati o mandati in una compagnia punitiva. Nel 1941 le autorit\u00e0 del campo rinchiusero qui, in una cella, il sacerdote polacco padre&nbsp;<strong>Maksymiliam Kolbe<\/strong>, che sacrific\u00f2 la sua vita per salvare quella di un altro internato. Nella cella 22 si trovano piccoli bunker punitivi delle dimensioni di 90 x 90 cm, nei quali venivano rinchiusi coloro che dovevano scontare una punizione &#8220;speciale&#8221;. In queste celle di punizione si accedeva da una porticina piccolissima in ferro posta alla base del pavimento, quindi dal basso. Il prigioniero era costretto a prostrarsi per entrare e stare in piedi una volta entrato per via delle dimensioni ridotte dello spazio. Privo di finestre, i prigionieri potevano respirare prendendo aria solo da un pertugio a tronco di cono grande quanto un bottone.<br \/>Diverse volte la guida polacca ha dovuto interrompere il suo racconto colta da un pianto improvviso. Un dolore ancora vivido e presente non ostante il tempo trascorso.<\/p>\n<p>Prima di andar via le chiesi: Che rapporti hai con i tedeschi? Riesci a parlare con loro di queste cose?<br \/>&#8220;Non parlo tedesco&#8221;, rispose guardandomi negli occhi.<\/p>\n\n\nngg_shortcode_0_placeholder\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 27 gennaio del 1945 i soldati dell&#8217;Armata rossa entravano ad&nbsp;Auschwitz.L&#8217;abbattimento dei cancelli del pi\u00f9 vasto campo di sterminio nazista rappresent\u00f2 un avvenimento prevalentemente simbolico. 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