{"id":2401,"date":"2019-07-17T15:11:59","date_gmt":"2019-07-17T13:11:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.paparella.it\/blog\/?p=2401"},"modified":"2019-07-21T18:44:28","modified_gmt":"2019-07-21T16:44:28","slug":"bari-jewish","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paparella.it\/blog\/bari-jewish\/","title":{"rendered":"Bari jewish"},"content":{"rendered":"\n<p>La citt\u00e0 di Bari \u00e8 stata uno dei fiorenti centri ebraici della Puglia, fondato da prigionieri portati in Italia dall&#8217;imperatore romano <strong>Tito Flavio Cesare Vespasiano Augusto (<\/strong>Tito) nel I sec. d.c., dopo la distruzione di Gerusalemme nel 70.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ceaare Colafemmina<\/strong> , docente di Epigrafia e Antichit\u00e0 Ebraiche nell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Bari negli anni 1992-1999, ha indagato un vastissimo ambito documentario, che ha reso possibile restituire un quadro completo della parabola della presenza ebraica nel territorio, che pu\u00f2 vantare in Puglia un radicamento antichissimo, attestato con certezza al IV secolo, come recitano le aggiunte al manoscritto <strong>Sefer Yosippon<\/strong> (Italia meridionale, seconda met\u00e0 X sec., Oxford, Bodleian Library, ms. 793, 2, c. 244):<\/p>\n\n\n\n<pre class=\"wp-block-preformatted\"><code>\"<\/code><code>Tito pose governatori nelle citt\u00e0 che avevano fatto pace con lui e li lasci\u00f2 nella Giudea. Il numero dei prigionieri che port\u00f2 con s\u00e9 fu di 90.000. Il numero degli abitanti di Gerusalemme che caddero per spada e per fame, e di tutti quelli che da lontano e da vicino erano venuti e si erano raccolti in Gerusalemme e caddero, fu complessivamente di 1.108.000. Quelli che stabil\u00ec in Roma e diede a suo padre furono 1.500. Ne deport\u00f2 via mare 5.000 in Taranto, Otranto e in altre citt\u00e0 della Puglia. Vespasiano diede a Tito suo figlio la provincia d\u2019Africa e tutta la Spagna. Egli colloc\u00f2 30.000 giudei in Cartagena e il resto dei prigionieri in Siviglia, citt\u00e0 del suo dominio posta sul fiume Betis, e in altri luoghi. Tito ordin\u00f2 di ammonire che non fosse fatto loro del male. Tito disse a Iosef: \u00abScegliti da tutto il mio regno un luogo per abitare e te lo dar\u00f2\u00bb. Iosef chiese l\u2019isola che \u00e8 in Roma, dalla parte meridionale, circondata da ogni parte dal fiume Tevere. E vi costru\u00ec abitazioni per lui e per tutta la sua famiglia e una scuola di Torah per la preghiera<\/code><code>\". <\/code><\/pre>\n\n\n\n<p>Altre fonti parlano dell\u2019accoglienza dei profughi ebrei a Bari, come la raccolta ebraica Pesiqta Rabbati, dove si racconta della generosa accoglienza dei baresi nei confronti degli ebrei deportati da Tito, ricoprendo con i loro abiti i profughi che si trovavano nudi e incatenati. La storia vuole che per ricompensa il Signore rivers\u00f2 tanta bellezza sui baresi, da cui il detto: \u201c<em>Chiunque entra in Bari non ne esce senza aver prima desiderato di peccare<\/em>\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Le leggende parlano di &#8220;<em>quattro rabbini<\/em>&#8220;, che salparono da Bari nel 972, furono catturati in mare da razziatori saraceni e venduti in schiavit\u00f9 in Spagna e nel Nord Africa e, dopo essere stati riscattati, fondarono famose accademie talmudiche. Bari a quel tempo, era conosciuta come un centro di apprendimento talmudico. Ci\u00f2 \u00e8 confermato dall&#8217;adagio attribuito al Rabbino Tam del secolo XII che, parafrasando il libro di Isaia, \u00ab poich\u00e9 la legge uscir\u00e0 da Sion e la parola del Signore da Gerusalemme\u00bb disse: &#8220;<strong>Poich\u00e9 la legge uscir\u00e0 da Bari e la parola del Signore da Otranto<\/strong>&#8220;. L&#8217;insegnamento teologico delle scuole baresi ottenne una grande influenza: <strong>Andrea<\/strong>, arcivescovo di Bari, morto nel 1078, in realt\u00e0 si convert\u00ec al giudaismo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Gli ebrei di Bari nel corso dei secoli spesso subirono vessazioni e restrizioni. Furono inclusi negli editti di conversione forzata emessi dagli imperatori bizantini nel IX e X secolo, mentre nel 932, il quartiere ebraico fu distrutto dalla violenza della folla e diversi ebrei furono uccisi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La presenza ebraica in Puglia \u00e8 testimoniata anche da una cospicua parte di materiale di epoca medievale, conservato per lo pi\u00f9 negli Archivi Capitolari o delle Diocesi pugliesi e negli Archivi di Stato di Napoli e Bari. I documenti pi\u00f9 importanti, tra XI e XII secolo, riguardano le donazioni delle giudecche agli arcivescovi, negozi finalizzati a sottoporre i tributi dei giudei alla giurisdizione ecclesiastica. Il primo di questi documenti riguarda la donazione della giudecca di Bari, contenuta nella pergamena del marzo 1086, dove \u00e8 riportato un atto rogato dal medico Petrus Borda in cui Sikelgaita, duchessa di Salerno e vedova di Roberto il Guiscardo, insieme a suo figlio Ruggero dona a Ursone arcivescovo di Bari il potere dell\u2019esazione dei tributi dei giudei. Si tratta di una pratica attestata anche nell\u2019impero bizantino sotto Costantino IX Monomaco (1049) e riproposta anche nei confronti degli arcivescovi di Salerno, Cosenza, Palermo&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Tra il 1068 e il 1465 gli ebrei di Bari soffrirono delle pretese rivali del re e dell&#8217;arcivescovo sulle tasse imposte agli ebrei nella citt\u00e0. Gli ebrei di Bari furono anche vittime della campagna per convertire gli ebrei al cristianesimo iniziati da <strong>Carlo d&#8217;Angi\u00f2<\/strong> nel 1290.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1294, 72 famiglie furono costrette ad adottare il cristianesimo, ma continuarono a vivere a Bari come <em>neofiti<\/em>. Segu\u00ec un secolo e mezzo di tranquillit\u00e0 finch\u00e9 il quartiere ebraico fu nuovamente attaccato nel 1463. Una figura di spicco in questo periodo fu il medico <strong>David Kalonymus<\/strong> di Bari. Nel 1479 il medico e la sua famiglia ricevettero la cittadinanza napoletana insieme all&#8217;esenzione dalle tasse commerciali, e, nel 1498 chiese allo Sforza duca di Bari di conferirgli gli stessi diritti speciali a Bari che aveva gi\u00e0 a Napoli. Nel 1495, durante i disordini che accompagnarono l&#8217;invasione francese, fu saccheggiata una propriet\u00e0 ebraica del valore di 10.000 ducati. L&#8217;espulsione degli ebrei dal regno di Napoli nel 1510-11 suggell\u00f2 il destino di quelli di Bari: un piccolo numero fu riammesso nel 1520 e infine costretto a partire nel 1540-41 .&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In ogni caso, sappiamo dai protocolli notarili della fine del secolo XV pervenutici dalle citt\u00e0 di Bitetto e di Palo, che seppur non documentano la presenza di comunit\u00e0 ebraiche in queste due citt\u00e0, sono tuttavia numerosi gli atti di mutuo o di compravendita stipulati tra bitettesi o palesi con ebrei delle citt\u00e0 limitrofe. I protocolli notarili di Palo sono relativi agli anni dal 1457 al 1474, mentre quelli di Bitetto coprono l\u2019arco di tempo dal 1465 al 1493 (Cesare Colafemmina in &#8220;L\u2019attivit\u00e0 degli ebrei negli atti notarili del secolo XV di Bitetto e Palo)&#8221;.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In entrambe le citt\u00e0, dagli inizi del Cinquecento non sono pi\u00f9 presenti fuochi ebraici. Pi\u00f9 precisamente dal 1509, per Bitetto non vi \u00e8 pi\u00f9 alcun riferimento documentario a ebrei residenti. &nbsp;L\u2019Universitas in quell\u2019anno chiese del resto di non essere tassata per l\u2019ebrea Spera, &nbsp;vedova di Mos\u00e8 de Leone, unico ebreo a suo tempo emigrato da Lecce. Sempre nel secolo XVI, il numero di contratti stipulati tra ebrei forestieri con cittadini di Bitetto \u00e8 estremamente ridotto, a differenza del secolo precedente, quando i contratti conclusi con ebrei sono invece numerosi, come testimoniano gli atti rogati dal notaio Antonino de Iuliano (Cesare Colafemmina in &#8220;L\u2019attivit\u00e0 degli ebrei negli atti notarili del secolo XV di Bitetto e Palo)&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Altri ebrei baresi operanti a Bitetto sono il medico Iacoy de Bellinfante e suo figlio Iosep, il quale ag\u00ec anche a nome dei fratelli e coeredi Abram ed Aym e di Elia, medici. Di Bari risultano anche Bengiamin de Iacoy e Isac Vitale, titolari di crediti.<\/p>\n\n\n\n<p>Colafemmina ci fornisce alcune differenze comportamentali tenute dagli abitanti di Palo e Bitetto rispetto alla comunit\u00e0 ebraica in provincia di Bari.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>I cittadini di Palo &#8211; egli dice -, contrariamente agli abitanti di Bitetto, mantennero costanti i rapporti con gli ebrei fino alla loro espulsione, chiedendo prestiti per la compravendita d\u2019immobili e, soprattutto, per attivarsi nel commercio di frumento, olio, panni e per la locazione di animali, necessari alla coltivazione della terra. In un atto rogato a Bitonto e stipulato tra un cittadino di Palo ed un ebreo di Bari, si segnala l\u2019utilizzo di olio d\u2019oliva, invece del danaro, per saldare debiti pendenti gi\u00e0 nel 1437.<\/p>\n\n\n\n<p>La vita comunitaria ebraica dal XVI al XIX sec. si affievol\u00ec fino quasi a scomparire. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Negli anni 1922-1923, all&#8217;inizio della via per Carbonara, durante i lavori di scavo per gettare le fondamenta di un villino, venne rinvenuta una catacomba ebraica databile al V secolo, ed un&#8217;area sepolcrale subdiale del secolo IX. In esso e nei dintorni furono rinvenuti iscrizioni in ebraico che, secondo l&#8217;erudita Umberto Cossutta, risalirebbero al periodo che va dal IX alla met\u00e0 del XIII secolo, e che, grazie al prof. Michele Gervasio, furono affidate alle cure conservatrici del museo archeologico di Bari.<\/p>\n\n\n\n<p>La comunit\u00e0 ebraica nel corso dei secoli, pur se integrata nei luoghi dove si insediava, \u00e8 stata spesso oggetto di vessazioni e pregiudizi sfociati talvolta in atti di violenza e discriminazione. La storia recente avvalora tale affermazione. Il ventennio fascista infatti, ci restituisce un quadro normativo violento nei loro confronti, il cui punto di svolta si concretizz\u00f2 nel malcelato censimento degli ebrei del <strong>22 agosto 1938. <\/strong>Quel giorno, incaricati comunali bussano alle case degli italiani per una rilevazione demografica. Apparentemente essa non destava alcun timore, se non per il fatto che, tra le avvertenze messe a margine del modulo di rilevazione, rivelano la sua vera ragione. L&#8217;indagine demografica fu solo un pretesto per dissimulare un vero e proprio <strong><em>censimento<\/em><\/strong><strong> degli ebrei<\/strong> in Italia. Nelle avvertenze, come spesso accade non lette, \u00e8 scritto:<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;<code>Il presente foglio dovr\u00e0 essere compilato dai Capi delle Famiglie, o da chi ne fa le veci, nelle quali esista anche un solo componente che sia stato aggregato, alla nascita e successivamente, per mezzo di rito o atto concreto, alla religione israelitica. ...<\/code>&#8220;<\/p>\n\n\n\n<p>Al di la dell&#8217;opinione personale che ognuno di noi determina, anche alla luce dello studio dell&#8217;intero impianto armamentario normativo fascista, marcatamente razzista, dall&#8217;indagine demografica apprendiamo che a Bari e provincia vi erano <em>35 famiglie ebree, per un totale di 95 persone. <\/em>Di queste 61 erano italiani e 35 stranieri. A Bari erano 77, di cui 47 italiani e 30 stranieri. Tra gli ebrei censiti nel capoluogo pugliese troviamo la famiglia Uhlfelder, fuggita dalla Germania di Hitler dopo la promulgazione delle leggi razziali. Essa era composta dai coniugi <strong>Bhertold Uhlfelder<\/strong>, nato a Norimberga il 18 aprile 1880 e sua moglie <strong>Helene Neuberg<\/strong>, nata a Berlino il 7 marzo 1893 e dal figliolo <strong>Fritz Uhlfelder<\/strong>. Con loro c&#8217;era anche la suocera di Bhertold, <strong>Michelson Elisa<\/strong>, vedova Neuberg, nata a Berlino l&#8217;11 novembre del 1868. L&#8217;odissea degli Uhlfelder come vedremo, suscita compassione per non essere riusciti &nbsp;a sopraffare il destino beffardo e persecutorio, nel vano tentativo di riparare a Bari dopo la promulgazione delle leggi liberticide del 1935 in Germania, e nello stesso tempo ammirazione, per l&#8217;audacia e temerariet\u00e0 della famiglia Uhlfelder, che, una volta a Bari, tenta la ripartenza, senza per\u00f2 riuscirci. La triste storia \u00e8 narrata da Pasquale B.Trizio in &#8220;La Storia nascosta&#8221;, Gelsorosso, 2015.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Via della Sinagoga, <\/strong>come anche le diverse tombe altomedievali presenti nel Museo Provinciale, le epigrafi attualmente visibili (anche se alcune non si trovano esposte al pubblico, ma sono conservate nei depositi delle Soprintendenze competenti), suddivisibili in epigrafi sinagogali ed epigrafi funebri, assieme al <strong>Cimitero ebraico<\/strong>, attestano l&#8217;esistenza ed il passaggio della comunit\u00e0 ebraica a Bari, oggi dissolta.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La citt\u00e0 di Bari \u00e8 stata uno dei fiorenti centri ebraici della Puglia, fondato da prigionieri portati in Italia dall&#8217;imperatore romano Tito Flavio Cesare Vespasiano Augusto (Tito) nel I sec. d.c., dopo la distruzione di Gerusalemme nel 70. 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