{"id":2287,"date":"2018-06-03T11:50:31","date_gmt":"2018-06-03T09:50:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.paparella.it\/blog\/?p=2287"},"modified":"2018-06-03T16:01:43","modified_gmt":"2018-06-03T14:01:43","slug":"poverta-e-disuguaglianze-in-crescita-pd-lopposizione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paparella.it\/blog\/poverta-e-disuguaglianze-in-crescita-pd-lopposizione\/","title":{"rendered":"Allarme Sud, povert\u00e0 e disuguaglianze in crescita!"},"content":{"rendered":"<p>Inutile girarci intorno e ammettiamolo. I livelli di disoccupazione, povert\u00e0 e disuguaglianze sociali, sono stati un prezzo troppo alto da pagare, e questo non ha fatto altro che aumentare il senso di contrariet\u00e0 verso i governi nazionali e le istituzioni europee.<br \/>\nE\u2019 necessario invertire la rotta, perch\u00e8 \u00e8 nel disagio sociale e nella precariet\u00e0 che si annidano le ragioni che alimentano lo scetticismo e la contrariet\u00e0 alle istituzioni, siano esse nazionali od europee.<\/p>\n<p>Se questo governo, se questa Europa non \u00e8 capace di migliorare la mia condizione di vita, si chiedono le persone, o peggio ancora, mi precarizza e mi esclude dai processi socio-economici, impedendomi persino di salire sul primo gradino dell\u2019ascensore sociale, perch\u00e8 mai devo assecondare il loro ordine?<\/p>\n<p>A questa domanda la risposta non pu\u00f2 che essere una politica di cambiamento.<br \/>\nLa soluzione quindi, non \u00e8 ostacolare il cambiamento, ma farsi promotore e guidare quel cambiamento.<br \/>\nLo dico da europeista convinto e da convinto sostenitore della moneta unica europea.<br \/>\nE a coloro che vagheggiano l\u2019uscita dall&#8217;euro, ricordo loro lo SME,\u00a0il serpente monetario europeo con le sue oscillazioni dei cambi, dopo il fallimento degli accordi di <strong>Bretton Woods.<\/strong><br \/>\nVoglio dire, avevamo un mondo instabile e l\u2019incertezza regnava sui mercati. Per un paese come l&#8217;Italia, con una valuta fragile (la lira), e un&#8217;economia che guarda soprattutto all&#8217;export, per aggiustare il saldo della bilancia commerciale, le cose erano abbastanza complicate, al punto tale da compromettere l&#8217;internazionalizzazione delle imprese.<\/p>\n<p>Dentro tali dinamiche, l\u2019economia seguiva i prodotti, ma anche le oscillazioni dei cambi di moneta nel suo divenire temporale. Giorno dopo giorno. L\u2019imprevedibilit\u00e0 dei cambi, poteva trasformare in un solo istante un buon affare in una rovina e chiudere i battenti.<br \/>\nPoi \u00e8 arrivato l\u2019euro, le istituzioni si sono rafforzate e l&#8217;economia europea ha tirato un sospiro di sollievo. Con l&#8217;euro potevamo finalmente competere col dollaro e lo yen, oltre che col rublo.<\/p>\n<p>Tornare indietro, \u00e8 anacronistico e dannoso per la nostra economia. Vivremmo l&#8217;euforia di un momento, come quando si svaluta una moneta per poi attraversare una valle di lacrime, prima di sprofondare negli abissi e ritrovarsi soli in una economia aperta e globale.<\/p>\n<p>Dobbiamo riconoscere, e qui la critica, che in questi anni abbiamo posto attenzione al contenitore (le istituzioni) e trascurato il contenuto (le persone). Abbiamo curato il malato con dosi massicce di antibiotico (sacrifici) dimenticandoci di associare le vitamine (investimenti).\u00a0Lo abbiamo capito con la crisi del 2008 e le bolle della finanza che hanno gettato scompiglio sui mercati e sul sistema bancario, distruggendo i risparmi di centinaia di migliaia di famiglie, spazzando via aziende e posti di lavoro, soprattutto a danno delle giovani generazioni. E lo hanno capito soprattutto quelle persone, famiglie, piccoli imprenditori, artigiani e partite iva, sui quali si sono scaricati i costi maggiori di quella crisi.<br \/>\nIl 4 dicembre 2016 prima e il 4 marzo 2018 dopo, \u00e8 stato l\u2019epilogo di quanto accaduto.<\/p>\n<p>Adesso finalmente \u00e8 chiaro a tutti, persino al PD di\u00a0<strong>Martina<\/strong>\u00a0e\u00a0<strong>Renzi<\/strong>, che annunciano l&#8217;impegno su \u201clavoro, lotta alla povert\u00e0 e alle disuguaglianze sociali\u201d. Arrivano le vitamine!<br \/>\nGli annunci per\u00f2, appartengono alla sfera delle buone intenzioni e di buone intenzioni, come si suol dire, \u00e8 lastricato l&#8217;inferno. E&#8217; quello che fan tutti, specie in campagna elettorale, per conquistarsi la fiducia degli elettori. Ma dopo quattro governi guidati dai Dem (Monti, Letta, Renzi e Gentiloni), \u00e8 possibile, anzi \u00e8 opportuno verificare\u00a0 il loro operato e capire quanto siano state efficaci le ricette di\u00a0politica economica del Partito Democratico, nella lotta alla povert\u00e0 e disuguaglianze sociali.<\/p>\n<p>Per farlo mi sono avvalso della serie storica dei dati del ministero dell\u2019Economia e delle Finanze, che la <strong>legge del 4 agosto 2016, n. 163<\/strong> obbliga ad integrare al Def (Documento economico finanziario), presentato dal ministro Padoan, nell\u2019audizione dello scorso 8 maggio, assieme ad una serie di indicatori che misurano il benessere sociale del paese, i cosiddetti indicatori BES (Benessere Equo e Sostenibile).<\/p>\n<p>I dati ci mostrano in modo inequivocabile come i governi Berlusconi prima (2008-2011) e Monti, Letta, Renzi e Gentiloni dopo (2012-2017), hanno acuito la povert\u00e0 (Figura 1) e le disuguaglianze sociali (Figura 2).<\/p>\n<figure id=\"attachment_2303\" aria-describedby=\"caption-attachment-2303\" style=\"width: 956px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.paparella.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Grafico1.png\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-2303 size-full\" src=\"https:\/\/www.paparella.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Grafico1.png\" alt=\"\" width=\"956\" height=\"355\" srcset=\"https:\/\/www.paparella.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Grafico1.png 956w, https:\/\/www.paparella.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Grafico1-300x111.png 300w, https:\/\/www.paparella.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Grafico1-768x285.png 768w\" sizes=\"(max-width: 956px) 100vw, 956px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-2303\" class=\"wp-caption-text\">Figura 1<\/figcaption><\/figure>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Uno degli indici BES misura il <\/span><b>rapporto tra i redditi del 20% dei cittadini pi\u00f9 abbienti e il 20% a reddito pi\u00f9 basso<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">. Questo indicatore ci aiuta a comprendere l\u2019andamento nella concentrazione della ricchezza e il divario esistente nella societ\u00e0. Maggiore il valore, maggiore la disuguaglianza. <\/span><\/p>\n<p>Sul piano nazionale l&#8217;indice di disuguaglianza del reddito disponibile \u00e8 cominciato a crescere tra il 2009 e 2012, passando da 5,4 a 5,8. Nel 2015 ha raggiunto quota 6,3. (Figura 2)<\/p>\n<figure id=\"attachment_2324\" aria-describedby=\"caption-attachment-2324\" style=\"width: 956px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.paparella.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Grafico2.png\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-2324 size-full\" src=\"https:\/\/www.paparella.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Grafico2.png\" alt=\"\" width=\"956\" height=\"355\" srcset=\"https:\/\/www.paparella.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Grafico2.png 956w, https:\/\/www.paparella.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Grafico2-300x111.png 300w, https:\/\/www.paparella.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Grafico2-768x285.png 768w\" sizes=\"(max-width: 956px) 100vw, 956px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-2324\" class=\"wp-caption-text\">Figura 2<\/figcaption><\/figure>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Inoltre l\u2019analisi geografica dei dati aggregati ci dice che <strong>al Nord il valore delle disuguaglianze risulta abbastanza stabile lungo l&#8217;intero periodo storico osservato<\/strong> (2003-2015), oscillando tra il 4,4 e 4,9, mentre <strong>nel mezzogiorno, diminuisce negli anni tra il 2006 e 2008 (Governo Prodi II) per poi ricominciare a salire nel 2009 (Governo Berlusconi [2008-2011]), toccando nel 2012 quota 7.2 (Governo Monti) e nel 2015 (governo Renzi) quota 7,5, il valore pi\u00f9 alto dell&#8217;intera serie storica <\/strong>(Figura 3).<\/p>\n<figure id=\"attachment_2326\" aria-describedby=\"caption-attachment-2326\" style=\"width: 1024px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.paparella.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Grafico3.png\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-2326 size-large\" src=\"https:\/\/www.paparella.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Grafico3-1024x383.png\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"383\" srcset=\"https:\/\/www.paparella.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Grafico3-1024x383.png 1024w, https:\/\/www.paparella.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Grafico3-300x112.png 300w, https:\/\/www.paparella.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Grafico3-768x287.png 768w, https:\/\/www.paparella.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Grafico3.png 1273w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-2326\" class=\"wp-caption-text\">Figura 3<\/figcaption><\/figure>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>I dati ci dicono che le ricette di politica economica attuate dopo il Governo Prodi II, non hanno funzionato. Anzi <strong>hanno acuito povert\u00e0 e disuguaglianze sociali<\/strong>, soprattutto al Sud d\u2019Italia dove \u00e8 aumentato il divario delle disuguaglianze tra Nord e Sud, portandolo da 1,1 a 2,60 (Figura 4).<\/p>\n<figure id=\"attachment_2327\" aria-describedby=\"caption-attachment-2327\" style=\"width: 642px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.paparella.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Grafico4.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-2327 size-full\" src=\"https:\/\/www.paparella.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Grafico4.png\" alt=\"\" width=\"642\" height=\"298\" srcset=\"https:\/\/www.paparella.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Grafico4.png 642w, https:\/\/www.paparella.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Grafico4-300x139.png 300w\" sizes=\"(max-width: 642px) 100vw, 642px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-2327\" class=\"wp-caption-text\">Figura 4<\/figcaption><\/figure>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cNel complesso &#8211; come dice il ministro dell\u2019economia <strong>Padoan<\/strong> nella nota introduttiva del BES &#8211; si evince come la crisi del 2008-2013 abbia intaccato il benessere dei cittadini, in particolare accentuando le disuguaglianze e aggravando il fenomeno della disoccupazione e della povert\u00e0 assoluta, soprattutto fra i giovani&#8221;. (Figura 5)<\/p>\n<figure id=\"attachment_2291\" aria-describedby=\"caption-attachment-2291\" style=\"width: 1024px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.paparella.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Grafico2.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-2291 size-large\" src=\"https:\/\/www.paparella.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Grafico2-1024x376.png\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"376\" srcset=\"https:\/\/www.paparella.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Grafico2-1024x376.png 1024w, https:\/\/www.paparella.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Grafico2-300x110.png 300w, https:\/\/www.paparella.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Grafico2-768x282.png 768w, https:\/\/www.paparella.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Grafico2.png 1287w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-2291\" class=\"wp-caption-text\">Figura 5<\/figcaption><\/figure>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>I dati complessivi, ci aiutano a comprendere la debacle dei Dem avvenuta lo scorso 4 marzo, sopratutto al Sud, e del perch\u00e8 l\u2019elettorato di sinistra si \u00e8 allontanato da quella forza politica, che a parole dice di rappresentare, ma nei fatti precarizza il lavoro e volge il suo sguardo alla finanza, alle banche e ai petrolieri.<\/p>\n<p>E&#8217; in questo contesto che hanno senso le parole pronunciate recentemente del Presidente della Commissione europea <strong>Jean-Claude Juncker <\/strong>quando dice, \u201c<strong>non accetter\u00f2 pi\u00f9 che ogni cosa che va male nel Mezzogiorno sia spiegato con il fatto che l\u2019Ue o la Commissione Europea non farebbero abbastanza&#8221;<\/strong> e che<strong> &#8220;gli italiani<\/strong> (i politici italiani, <em>ndr<\/em>), <strong>devono occuparsi delle regioni pi\u00f9 povere dell\u2019Italia: il che significa pi\u00f9 lavoro<\/strong> \u2026\u201d.<\/p>\n<p>Ancora oggi, il Partito Democratico \u00e8 incapace di affrontare una riflessione severa di quanto accaduto e si rifugia nella retorica delle ideologie privi di consistenza politica. Tale assenza per\u00f2 nega ogni possibilit\u00e0 di tracciare la rotta e indicare una via, senza la quale la navigazione non pu\u00f2 che essere di cabotaggio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Inutile girarci intorno e ammettiamolo. I livelli di disoccupazione, povert\u00e0 e disuguaglianze sociali, sono stati un prezzo troppo alto da pagare, e questo non ha fatto altro che aumentare il senso di contrariet\u00e0 verso i governi nazionali e le istituzioni europee. 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