{"id":1544,"date":"2015-06-15T15:05:14","date_gmt":"2015-06-15T13:05:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.paparella.it\/blog\/?p=1544"},"modified":"2015-06-15T15:05:14","modified_gmt":"2015-06-15T13:05:14","slug":"amartya-sen-firma-la-carta-di-milano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paparella.it\/blog\/amartya-sen-firma-la-carta-di-milano\/","title":{"rendered":"Amartya Sen firma la &#8220;Carta di Milano &#8220;"},"content":{"rendered":"<p><iframe style=\"border: 0px; padding: 0px; margin: 0px; width: 100%; height: 100%; min-width: 355px; min-height: 400px;\" src=\"http:\/\/www.rai.tv\/dl\/RaiTV\/programmi\/media\/ContentItem-864b71e7-670d-4809-9e57-9e5f96cf145e.html?iframe&amp;nielsen=false\" width=\"300\" height=\"150\" scrolling=\"no\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<p>In &#8220;<a href=\"https:\/\/www.paparella.it\/blog\/2012\/12\/why-poverty\/\" target=\"_blank\">Why poverty?<\/a>\u201d pubblicato nel 2012, riflettevo sulle considerazioni generali del 46\u00b0 Rapporto del Censis riguardo la situazione sociale del Bel Paese, del senso diffuso di smarrimento e di paura delle famiglie di non farcela, ma anche delle loro inquietudini e del timore di scivolare in uno stato di povert\u00e0.<br \/>\nNon \u00e8 un caso se il tema della povert\u00e0 \u00e8 entrato in modo dirompente nell\u2019agenda politica dell\u2019Unione Europea nell\u2019ambito delle attivit\u00e0 di coordinamento comunitario delle politiche economiche e occupazionali, stante la prolungata crisi economica e finanziaria che ha impoverito milioni di famiglie. Ed \u00e8 per questa ragione che \u00e8 nata la Strategia EU2020 e, la lotta alla povert\u00e0 \u00e8 diventata per l\u2019Europa una priorit\u00e0.<br \/>\nSe l\u2019Europa \u00e8 giunta solo adesso ad interrogarsi sul \u00a0tema, non dimentichiamoci per\u00f2, che con la povert\u00e0 c\u2019\u00e8 chi ci ha sempre vissuto. Basti pensare ai paesi dell\u2019Africa subsahariana e dell\u2019Asia meridionale, dove il fenomeno \u00e8 cos\u00ec diffuso, rilevante e strutturato nella societ\u00e0, da spingere gli individui ad un vero e proprio esodo di massa dai luoghi d\u2019origine verso l\u2019occidente. Molto spesso affrontando viaggi che mettono a repentaglio la vita di chi azzarda la fuga pur di fuggire dalla povert\u00e0 e dalla fame, ma anche dalle persecuzioni e dalle guerre, in cerca di cibo, sicurezza e libert\u00e0.<\/p>\n<p>Gli indicatori attraverso i quali l\u2019Europa analizza il rischio povert\u00e0 ed esclusione sociale sono l\u2019assenza di un reddito o comunque un reddito netto inferiore al 60% di quello mediano nazionale, la bassa intensit\u00e0 di lavoro e la grave deprivazione materiale allorquando una famiglia presenta sintomi di deprivazione come l\u2019assenza di telefono, tv a colori, lavatrice, automobile, o magari non riesce a consumare un pasto a base di carne o pesce ogni due giorni, svolgere una vacanza di almeno una settimana o pagare regolarmente rate di mutui o affitto.<br \/>\nIn ogni caso tutti gli indicatori convergono verso un unico fattore e cio\u00e8 l\u2019assenza o l\u2019insufficienza di un reddito.<br \/>\nE dal momento che esiste un legame diretto tra reddito e lavoro, le politiche europee di contrasto alla povert\u00e0 sono sostanzialmente politiche economiche ed occupazionali,<\/p>\n<p>Sul tema, un punto di vista estremamente affascinante, che invito ad esplorare, \u00e8 quello di <b>Amartya Sen<\/b>, Nobel per l&#8217;Economia, che ha recentemente firmato (14 maggio 2015), la &#8220;<a href=\"http:\/\/www.expo2015.org\/it\/news\/il-premio-nobel-amartya-sen--ambassador-di-expo-milano-2015--firma-la-carta-di-milano\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Carta di Milano<\/a>&#8220;, il documento di impegno collettivo sul diritto al cibo, che costituisce la principale eredit\u00e0 di Expo Milano 2015.<\/p>\n<p>Il nucleo principale del suo pensiero, espresso ripetutamente ed insistentemente in tutti i suoi lavori \u00e8 stato spesso ripreso da autorevoli economisti, politologi e sociologi di fama internazionale. Uno di questi \u00e8 <b>Ralf Dahrendorf. L<\/b>o cito per la sua lungimiranza nella sociologia e nella scienza politica contemporanea, ma anche perch\u00e8 assieme a Sen, hanno formato e influenzato il mio pensiero.<\/p>\n<p>Molto spesso leggendo articoli ed interventi di natura socio-economica, capita spesso di incrociare \u201cragionieri&#8221; della politica che corrono dietro i numeri e alla \u201cpareto ottimalit\u00e0\u201d. Sen riconduce invece il tema della fame, delle carestie e della povert\u00e0 ad una questione di diritti e democrazia. In buona sostanza sposta l\u2019attenzione dalla produzione di cibo ai diritti di accesso al cibo.<\/p>\n<p>La teoria di Sen nasce dal suo desiderio di sconfiggere la fame nel suo paese di origine, l\u2019India, e lo fa con studi empirici sulle serie storiche di carestie in Bangladesh. Analizzando i dati egli osserv\u00f2 che anche nei momenti in cui vi era enorme disponibilit\u00e0 di cibo si verificavano comunque carestie.<br \/>\nDa qui la sua convinzione che si pu\u00f2 morire di fame anche in mezzo all&#8217;abbondanza. Questo perch\u00e8, dice Sen, la deprivazione di cibo non dipende dalla diminuzione della disponibilit\u00e0 di alimenti, bens\u00ec dall&#8217;assenza di diritti di accesso agli alimenti.<br \/>\nNelle sue conferenze internazionali sul tema Sen parla spesso di \u201c<em>shering<\/em>\u201d, citando l\u2019esperienza dell\u2019Inghilterra della prima met\u00e0 del \u2018900 durante le due guerre mondiali, sostenendo che attraverso politiche economiche di condivisione e controllo sui prezzi si era riusciti, pur in presenza di scarsa disponibilit\u00e0 di cibo, ad evitare che parte della popolazione ne rimanesse totalmente esclusa.<\/p>\n<p>Fine prima parte<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In &#8220;Why poverty?\u201d pubblicato nel 2012, riflettevo sulle considerazioni generali del 46\u00b0 Rapporto del Censis riguardo la situazione sociale del Bel Paese, del senso diffuso di smarrimento e di paura delle famiglie di non farcela, ma anche delle loro inquietudini e del timore di scivolare in uno stato di povert\u00e0. 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