{"id":1305,"date":"2005-04-11T07:05:59","date_gmt":"2005-04-11T05:05:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.paparella.it\/blog\/?p=1305"},"modified":"2025-02-18T19:52:05","modified_gmt":"2025-02-18T18:52:05","slug":"pier-21-il-viaggio-per-una-nuova-vita-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paparella.it\/blog\/pier-21-il-viaggio-per-una-nuova-vita-2\/","title":{"rendered":"Pier 21, il viaggio per una nuova vita"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"600\" height=\"604\" src=\"https:\/\/www.paparella.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2005\/04\/pier21-CFI-EXTREME-Pier-21-Building.jpg\" alt=\"Halifax Pier 21\" class=\"wp-image-7804\" srcset=\"https:\/\/www.paparella.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2005\/04\/pier21-CFI-EXTREME-Pier-21-Building.jpg 600w, https:\/\/www.paparella.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2005\/04\/pier21-CFI-EXTREME-Pier-21-Building-298x300.jpg 298w, https:\/\/www.paparella.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2005\/04\/pier21-CFI-EXTREME-Pier-21-Building-200x200.jpg 200w\" sizes=\"(max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Halifax Pier 21<\/figcaption><\/figure>\n\n\n<figure style=\"width: 350px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"http:\/\/commons.wikipedia.org\/wiki\/File:Halifax_-_NS_-_Pier_21.jpg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img decoding=\"async\" class=\"zemanta-img-inserted zemanta-img-configured\" title=\"Halifax: sign of Pier 21\" src=\"http:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/thumb\/a\/ae\/Halifax_-_NS_-_Pier_21.jpg\/350px-Halifax_-_NS_-_Pier_21.jpg\" alt=\"Halifax: sign of Pier 21\" width=\"350\" height=\"234\"\/><\/a><figcaption class=\"wp-caption-text\">Halifax: sign of Pier 21 (Photo credit: Wikipedia)<\/figcaption><\/figure>\n<p>Migliaia di modugnesi partirono da Modugno nel corso di tutto il \u2018900, per cercare fortuna in altri continenti. Il fenomeno si acu\u00ec all\u2019indomani della seconda guerra mondiale, durante gli anni \u201940 e \u201950, quelli della ricostruzione post-bellica, quando l\u2019economia italiana non riusciva ad assorbire le grandi masse di disoccupati meridionali, costringendole ad emigrare. Era il tempo in cui la nostra Nazione scriveva una delle pagine pi\u00f9 tristi della sua storia, in parte, ancora da scoprire. Un atto doloroso quest\u2019ultimo, ma necessario, non tanto per esorcizzare i nostri sensi di colpa, quanto per riconoscere fino in fondo la forza e il coraggio dei nostri uomini e donne costretti ad inseguire un \u201dsogno\u201d.<\/p>\n<p>Intere famiglie costrette ad abbandonare i propri cari, i luoghi natii, poche cose ma essenziali e via per il grande viaggio della speranza.<br \/>Il Canada e Toronto in particolare, hanno rappresentato una delle mete preferite per quei flussi migratori che partivano da Modugno per imbarcarsi sui piroscafi \u201c<strong>Vulcania<\/strong>\u201d e \u201c<strong>Saturnia<\/strong>\u201d, dapprima da Napoli e, negli ultimi anni dall\u2019aeroporto di Palese-Macchie a pochi chilometri da Modugno, lungo la \u201c<em>via della marina<\/em>\u201d.<\/p>\n<figure style=\"width: 350px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/commons.wikipedia.org\/wiki\/File:Examining_new_arrivals_in_Immigration_Examination_Hall%2C_Pier_21.jpg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img decoding=\"async\" class=\"zemanta-img-inserted zemanta-img-configured\" title=\"English: Examining new arrivals in the Immigra...\" src=\"http:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/thumb\/d\/de\/Examining_new_arrivals_in_Immigration_Examination_Hall%2C_Pier_21.jpg\/350px-Examining_new_arrivals_in_Immigration_Examination_Hall%2C_Pier_21.jpg\" alt=\"English: Examining new arrivals in the Immigra...\" width=\"350\" height=\"223\"\/><\/a><figcaption class=\"wp-caption-text\">English: Examining new arrivals in the Immigration Examination Hall, Pier 21, Halifax, Nova Scotia, Canada. (Photo credit: Wikipedia)<\/figcaption><\/figure>\n<p>Il flusso migratorio \u00e8 proseguito in modo pressoch\u00e9 continuo, anche se con periodi di maggiore o minore intensit\u00e0, per tutta la prima met\u00e0 del Novecento, raggiungendo il suo apogeo negli anni \u201940 e \u201950 per poi esaurirsi ed arrestarsi del tutto sul finire degli anni sessanta, quando cio\u00e8, l\u2019Italia pot\u00e9 contare su una forte ripresa economica e quindi assorbire la grande massa di disoccupati.<\/p>\n<p>Qualcuno \u00e8 tornato, pochi per la verit\u00e0, il resto \u00e8 rimasto li coi loro figli ad assecondare il proprio destino e a determinare lo sviluppo economico e sociale del Canada, diventato \u201c<em>grande<\/em>\u201d grazie al loro lavoro. Il ricordo di quegli anni \u00e8 ancora vivo nella memoria di coloro che da bambini sono stati strappati a Modugno e costretti a vivere il sogno della grande metropoli, dalle strade asfaltate, dai bagni in casa, dalle automobili e dai negozi traboccanti di merci. Loro che avevano lasciato le piccole strade tortuose e polverose di un piccolo paese del Sud Italia.<br \/>Basta leggere alcune lettere per capire le passioni, i drammi incontrati e vissuti cos\u00ec lontani da casa. La nostalgia dei propri cari rimasti nel paese di origine li attanagliava continuamente e senza tregua, insegnandogli a (con)vivere con la malinconia.<br \/>Solo il pensiero del ritorno in Patria alleggeriva le pene della lontananza e i ricordi gelosamente portati dentro, come un farmaco, leniva il dolore, elargendo un po\u2019 di serenit\u00e0.<\/p>\n<p>\u201cEra il 1957 \u2013 ci racconta <strong>Domenico Trentadue<\/strong> &#8211; quando partii da Modugno alla volta di Napoli con mio padre, mia madre ed i miei fratelli per imbarcarmi per l\u2019America. Dopo aver toccato Palermo e Lisbona per consentire l\u2019imbarco di altri emigranti come noi a bordo del Vulcania, attraversammo l\u2019oceano. Un viaggio interminabile di dieci giorni, tutti ammassati come bestie. Ricordo che sulla stessa nave, con noi, c\u2019erano le famiglie <strong>Piccolo<\/strong> e <strong>Mangialardi<\/strong>, anch\u2019esse come noi inseguivano il \u2018<em>sogno canadese<\/em>\u2019.<\/p>\n<p>Dopo quarant&#8217;otto ore di navigazione non si mangiava pi\u00f9 per il mal di mare e quando finalmente arrivammo nel grande porto di <strong>Halifax<\/strong> (Nuova Scozia &#8211; Canada), la prima cosa che ho visto \u00e8 stato la grande scritta &#8216;<strong>Pier 21<\/strong>&#8216;. Avevo 11 anni ed ancora oggi i ricordi di quel viaggio e del molo di attracco del Vulcania sono ancora vivi e scolpiti nella mia mente\u201d.<br \/>Dagli anni &#8217;20 alla fine degli anni sessanta, \u2018<em>Pier 21<\/em>\u2019 ha rappresentato la &#8216;<strong>front door<\/strong>&#8216; del Canada per milioni di immigranti. Oggi il molo \u2018Pier 21\u2019, l\u2019unico rimasto in piedi, \u00e8 stato trasformato, con la sua chiusura nel 1971, in <strong>Museo dell\u2019Immigrazione Canadese<\/strong>. Una sorta di luogo della memoria.<br \/>Ma se da un lato l&#8217;emigrazione ha rappresentato per questi uomini un riscatto, migliorando le condizioni economiche e professionali, restituendogli la speranza ad una vita dignitosa, dall\u2019altro produceva un conflitto culturale rispetto alle proprie origini con le quali era costretto a convivere. La lingua era l\u2019ostacolo maggiore da superare. Non parlare inglese non solo impediva loro ogni forma di comunicazione, ma li gettava in uno stato di angoscia e di impotenza. Avevano il terrore di perdersi e per questo scrivevano l\u2019indirizzo dove abitavano su un pezzo di carta che portavano gelosamente con se.<br \/>\u201cRicordo che un giorno tornando dopo un lunga giornata di lavoro \u2013 ci racconta <strong>Oronzo Mattiace<\/strong> &#8211; mi sono addormentato sul mezzo che mi riportava a casa, e quando mi sono risvegliato, avevo superato la fermata dove ero solito scendere. Se ci penso ancora oggi ricordo con angoscia e terrore di aver messo le mani in tasca e di non aver trovato il bigliettino dove avevo annotato l&#8217;indirizzo dove abitavo. Inutile dirti che ho girovagato per tutta la notte in una citt\u00e0 a me sconosciuta, senza conoscere una sola parola d\u2019inglese. Col passare degli anni le cose sono cambiate in meglio. Lo spirito di adattamento ci port\u00f2 a convivere con le diversit\u00e0 del luogo, coi loro costumi e tradizioni. Il processo di integrazione era iniziato ed incominciava a dare i suoi frutti. Imparammo la lingua, apprezzammo le abitudini e i loro cibi. Insomma, iniziammo pian piano a sentirci \u2018<em>a casa<\/em>\u2019\u201d.<br \/>Un ruolo fondamentale in questo processo di integrazione della nostra comunit\u00e0, che non ha mai abbandonato le proprie radici e la terra d\u2019origine, \u00e8 stato certamente svolto dall\u2019associazionismo. Il senso di coesione e il forte attaccamento alle tradizioni, esigevano ancore e punti di riferimento certi che potessero rappresentare un rifugio, un luogo comune, sintesi della propria identit\u00e0 culturale. Sono state queste le ragioni che hanno portato alla costituzione dell\u2019associazione culturale \u201cColonia Modugnese\u201d. Un riferimento per la nostra comunit\u00e0 che ha saputo affermare i valori e le tradizioni modugnesi nella terra che, dapprima li ha ospitati, e che oggi gli riconosce a buona ragione \u201c<strong>diritto di cittadinanza<\/strong>\u201d in un mosaico in cui tutte le etnie si sviluppano e convivono con le altre come in un mosaico. Si sentono italiani e canadesi nella stessa misura. Una doppia nazionalit\u00e0 che amplifica e non riduce il loro senso di appartenenza.<br \/>Questi uomini e donne, dotati di grandi capacit\u00e0 di adattamento e di spirito di sacrificio, ancora oggi, non hanno avuto il giusto riconoscimento. Non gli \u00e8 stato loro risarcito il dolore e il distacco dai propri affetti. Costoro che hanno dovuto scegliere se restare e patire la fame o rischiare e tentare l\u2019avventura sono ancora li che pazientemente attendono di essere onorati e riconosciuti, vivi e morti. Il Governo canadese lo ha gi\u00e0 fatto, perch\u00e9 ha capito da subito l\u2019importanza che questi uomini e i loro figli hanno avuto nello sviluppo sociale politico ed economico del Canada. Questa \u00e8 la ragione per cui \u201cPier 21\u201d \u00e8 oggi il \u201c<em>simbolo<\/em>\u201d , la \u201c<em>memoria<\/em>\u201d e il \u201c<em>riscatto<\/em>\u201d dell\u2019emigrazione in Canada, oltre che luogo di origine del tessuto multietnico e multiculturale del Canada.<br \/>Noi, viceversa, brancoliamo ancora nel buio. Non riusciamo a tradurre in atti concreti e segni tangibili il nostro riconoscimento nei loro confronti. Siamo fermi ad un vuoto formalismo, assumendo spesso atteggiamenti gattopardeschi che non portano assolutamente a nulla, quando invece abbiamo bisogno di riappropriarci della loro storia, semplicemente perch\u00e9 \u00e8 la stessa nostra storia. Abbiamo la necessit\u00e0 di analizzare e capire quel fenomeno socio-economico, approfondirne la genesi e l\u2019evoluzione, le ragioni per le quali si sia verificato questo esodo, e come mai esso si sia concentrato in Canada ed in particolar modo a Toronto.<\/p>\n<figure style=\"width: 350px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"http:\/\/commons.wikipedia.org\/wiki\/File:Pier_21_interior.JPG\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"zemanta-img-inserted zemanta-img-configured\" title=\"English: The recreation of the immigration hal...\" src=\"http:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/thumb\/c\/c5\/Pier_21_interior.JPG\/350px-Pier_21_interior.JPG\" alt=\"English: The recreation of the immigration hal...\" width=\"350\" height=\"263\"\/><\/a><figcaption class=\"wp-caption-text\">English: The recreation of the immigration hall at Pier 21, Halifax, Nova Scotia, Canada. (Photo credit: Wikipedia)<\/figcaption><\/figure>\n<p>E allora l&#8217;invito ai &nbsp;politici \u00e8 quello di abbandonate la retorica e i cerimoniali e magari pensare nel vostro prossimo viaggio in Canada, accanto ai festeggiamenti del \u201cSanto\u201d e delle \u201cProcessioni\u201d, pur se importanti e care per la nostra comunit\u00e0, si concordi con loro una visita ufficiale di una delegazione che rappresenti il Comune di Modugno a \u201cPier 21\u201d per rendere omaggio ed onorare tutti quegli uomini, donne e bambini che partiti da Modugno in tutto il corso del secolo scorso, sono sbarcati ad Halifax su quel molo, dedicando loro un mattoncino della \u201c<strong>Sobey wall<\/strong>\u201d. Sarebbe un piccolo gesto, intriso di grande significato simbolico. Un punto di partenza per voltare pagina. Loro lo stanno ancora aspettando.<\/p>\n<p>(Pubblicato sul Cardo d&#8217;Oro, III vol. celebrativo dell&#8217;emigrazione modugnese in Canada &#8211; Edito da &#8220;Colonia modugnese&#8221; e Modugno.it)<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Migliaia di modugnesi partirono da Modugno nel corso di tutto il \u2018900, per cercare fortuna in altri continenti. Il fenomeno si acu\u00ec all\u2019indomani della seconda guerra mondiale, durante gli anni \u201940 e \u201950, quelli della ricostruzione post-bellica, quando l\u2019economia italiana non riusciva ad assorbire le grandi masse di disoccupati meridionali, costringendole ad emigrare. 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