
Esistono momenti in cui la politica si mostra senza veli.
La competizione elettorale appena conclusa a Modugno ha messo a confronto due modi radicalmente diversi di intendere la politica. Da una parte, Giovanni Lomoro ha costruito la sua candidatura sul sostegno di apparati e parlamentari nominati dalle segreterie di partito — non votati, personaggi senza alcun radicamento nel territorio — e su una campagna elettorale in cui le accuse giudiziarie hanno soffocato qualsiasi dibattito programmatico e preso il sopravvento sui contenuti. Dall’altra, Beppe Montebruno, che nella sua arringa, a conclusione della campagna elettorale, con voce emozionata ma ferma, ha presentato ai cittadini non solo un programma, ma una speranza concreta: non un pretendente al ruolo, ma un uomo pronto a ridisegnare, con umiltà e coraggio, il volto della città. Le sue parole, cariche di passione, hanno tracciato una visione chiara di una Modugno libera da vecchi schemi, laboratorio di idee e opportunità, senza farsi intimidire dai giudizi di inopportunità, incauti e maldestri, espressi dall’onorevole Marco Lacarra (https://www.paparella.it/blog/linopportunita-di-chi-giudica-inopportuno/), anzi trasformando quella presunta fragilità in una ragione per guardare oltre.
Due visioni opposte: l’una legata a sostegni di comodo e strategie di attacco, l’altra radicata nel civismo, nella passione per il cambiamento e nella fermezza delle convinzioni.
I modugnesi hanno scelto: Montebruno, sarà il nuovo sindaco di Modugno. La politica delle visioni ha prevalso su quella delle accuse.