
Camminare per le strade di Modugno non è solo un modo per spostarsi da un quartiere all’altro; è, a tutti gli effetti, un viaggio nel tempo. Se alziamo lo sguardo dalle vetrine dei negozi e leggiamo le targhe marmoree agli angoli delle vie, ci accorgiamo che la nostra città è una vera e propria mappa della Grande Guerra.
Via Monte Grappa, via Piave, via Pasubio, via Hermada, via Monte Pertica, via Monte San Michele, via Isonzo, via Tagliamento, via Gorizia, via Trento, via Trieste, via Redipuglia e via Vittorio Veneto, giusto per fare alcuni esempi, strade cioè che percorriamo ogni giorno, portano i nomi di fiumi insanguinati, montagne impervie e città “redente” che hanno fatto la storia d’Italia e che oggi fanno parte del nostro quotidiano.
Via Isonzo per esempio, ricorda le dodici battaglie combattute lungo le sue sponde. È il simbolo dell’attacco, della guerra di logoramento e del sacrificio dei fanti, tra cui moltissimi modugnesi del 10° reggimento fanteria della Brigata Regina.
Via Piave, la via della resistenza estrema. Dopo la rotta di Caporetto, il Piave divenne l’ultimo baluardo: “Il Piave mormorava: non passa lo straniero”. Dedicare una via al Piave significa celebrare il momento in cui l’Italia ha (ri)trovato la forza di non crollare.
Il conflitto, come sappiamo, si spostò presto in alta quota, dove il nemico non era solo il soldato austro-ungarico, ma anche il gelo e la roccia. Ce lo ricorda via Monte San Michele, Via Monte Grappa dedicata al “monte sacro alla patria”, dove si combatterono battaglie decisive per la tenuta del fronte dopo il 1917 oppure Via Sabotino che ci ricorda la conquista di Gorizia. Il Sabotino era considerato una fortezza inespugnabile, presa dai soldati italiani con un assalto leggendario che aprì la strada verso la vittoria.
Eppoi Via Trento, Via Trieste e Via Gorizia, nomi che rappresentavano il “sogno” irredentista. La guerra fu combattuta principalmente per “liberare” queste terre e ricongiungerle all’Italia. Incrociare Via Trento e Via Trieste nel tessuto urbano di Modugno è un promemoria costante dello scopo ultimo del conflitto da alcuni storici considerato come la quarta Guerra d’Indipendenza: il completamento dell’Unità d’Italia.
Via Carso e Via Podgora, cioè il sacrificio della Fanteria che evoca il lato più crudo della trincea. Il Carso, dove le schegge di pietra provocate dalle cannonate erano pericolose quanto i proiettili, luogo dove la Brigata Regina composta da molti nostri concittadini si distinse per coraggio ed eroismo.
Infine Via Vittorio Veneto che rappresenta la battaglia finale dell’ottobre 1918, quella che portò al collasso dell’Impero Austro-Ungarico e alla firma dell’armistizio. È la via della vittoria e della fine di un incubo durato tre anni e mezzo.
Questi nomi non sono stati scelti a caso. Negli anni ’20 e ’30, rinominare le vie era un modo per onorare i reduci che tornavano a casa e per non dimenticare chi era rimasto “lassù”. Ogni volta che diamo il nostro indirizzo o impostiamo il navigatore, pronunciamo un pezzetto di quella storia che ha trasformato i nostri avi da contadini a soldati, e infine a cittadini italiani.