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La Fondazione Teatro Petruzzelli di Bari nei mesi scorsi ha presentato ufficialmente al pubblico la nuova Stagione Lirica 2026 nel segno della riscoperta e della valorizzazione dell’identità e del patrimonio culturale del territorio. L’evento principale sarà la celebrazione del tricentenario della nascita del celebre compositore Nicolò Piccinni, figura cruciale della scuola musicale napoletana e pugliese. Sono previsti nove concerti che vedranno protagonista l’Orchestra del Petruzzelli. La stagione sinfonica si aprirà a febbraio 2026 con un concerto inaugurale diretto dal direttore stabile Stefano Montanari, che sarà dedicato al compositore Dmitrij Šostakovič. Il programma completo della stagione è stato ideato dal direttore esecutivo della Fondazione Petruzzelli, Luigi Fuiano. 

La programmazione della nuova Stagione Lirica 2026 include la presentazione dell’opera “Il Gobbo del Califfo” composta dal celebre compositore modugnese Franco Casavola, su libretto di Arturo Rossato, che debuttò al Teatro dell’Opera di Roma nel 1929.

Franco Casavola è stato uno scrittore, compositore e critico musicale, allievo a Bari di Pasquale La Rotella e a Roma di Ottorino Respighi presso il Conservatorio di Santa Cecilia. Aderì al movimento futurista di Filippo Marinetti e, a partire dal 1924, scrisse cinque manifesti (“La musica futurista”, “Atmosfere cromatiche”, “Sintesi visive”, “Versioni scenico-plastiche” e “Teatro degli attimi dilatati”). 

Dopo il 1927, iniziò una progressiva presa di distanza dal Futurismo a cui si era avvicinato sin dal suo esordio come musicista e compositore, orientandosi verso l’opera post-verista, mostrando qualità sempre più liriche e raffinate con opere quali Le astuzie d’amore (1936) e Salammbò (1948). Ma il risultato di questo cambiamento fu proprio l’atto unico “Il Gobbo del Califfo” del 1929,  basato su una favola de “Le Mille e una notte”. 

L’opera debuttò il 4 maggio 1929 al Teatro dell’Opera di Roma, su libretto di Arturo Rossato e diretta da Gino Marinuzzi. Ottenne un caloroso successo, sancendo l’abbandono radicale del Futurismo da parte di Casavola, inaugurando una nuova fase creativa. Fu replicata in teatri prestigiosi come La Scala di Milano, il Colón di Buenos Aires e il Petruzzelli di Bari, oltre che all’estero (Stoccarda, Egitto e Norvegia).

Il Gobbo del califfo quindi, chiude una stagione artistica iniziata nei primi del ‘900 con la sua adesione al futurismo di Marinetti con il quale presentò il 26 settembre del 1922, al Teatro Piccinni di Bari, una “serata” organizzata dall’Associazione universitaria “G. De Palma” e da Hrand Nazariantz, il celebre poeta armeno morto esule a Bari nel 1962.

L’occasione del tricentenario della nascita di Niccolò Piccinni a Bari non è solo un evento per il capoluogo metropolitano, è anche l’opportunità ideale per celebrare l’intera identità musicale pugliese. Se così è, allora perchè non abbinare in contemporanea a Modugno un programma culturale che esalti la figura di Franco Casavola, illustre compositore e musicista modugnese. L’obiettivo è duplice: da un lato collegare due giganti della musica, distanti nel tempo (il Settecento classico di Piccinni e il Novecento futurista di Casavola), ma uniti dal territorio, creando un arco narrativo completo sulla creatività musicale regionale; dall’altro cogliere l’opportunità e utilizzare il prestigio delle celebrazioni Piccinni per (ri)focalizzare l’attenzione su Modugno e sulla genialità di un suo figlio illustre. Al contrario. Non intraprendere alcuna azione, equivarrebbe a una beffa, un’omissione imperdonabile per Modugno. Assisteremmo cioè al paradosso di vedere celebrato un suo illustre figlio (Casavola) in un contesto prestigioso (Bari) ma esterno, mentre la sua terra natale lo ignora. Una ferita che mostrerebbe l’incapacità delle istituzioni locali a comprendere e saper cogliere l’occasione che si presenta per valorizzare i propri “gioielli di famiglia”. Dimostrerebbe peraltro, miopia politica e assenza di comprensione del valore che il patrimonio intellettuale locale può avere per il rilancio turistico e identitario della comunità. L’abbinamento Piccinni-Casavola semmai, dovrebbe essere un imperativo culturale da assecondare su cui puntare, inserendolo all’interno di un’offerta culturale organica capace di attrarre giovani talenti e investimenti. Una simile iniziativa non solo onorerebbe la figura del compositore e Maestro modugnese, ma rappresenterebbe un volano economico legandolo alla sua produzione letteraria e musicale. Possiamo immaginare, per esempio, ad una  sorta di “Festival della musica” o “Settimana Casavola”, indipendente e partecipato, ricco di eventi celebrativi, ma anche momenti di riflessione sulla produzione artistica e letteraria del compositore aperto alle esperienze musicali di avanguardia internazionale.


Il Gobbo del Califfo” – La trama (da libretto)

La vicenda è ambientata in una piazzetta di Bagdad. La finestra della casa del Ciabattino è illuminata mentre un giovane canta una melodia d’amore accompagnandosi con il liuto. Al sopravvenire del geloso Ciabattino il giovane fugge via. Passa per strada il Gobbo del Califfo, il buffone di corte, e la Ciabattina annoiata chiede al marito di invitarlo a cena per distrarsi. Il Gobbo accetta l’invito e mangia e beve fino a strozzarsi con una triglia. Marito e moglie lo credono morto e temendo la vendetta del Califfo trasportano il presunto cadavere dietro l’uscio dello studio del Dottore, e lì lo lasciano dopo aver suonato il campanello. Il Dottore spaventato lo trasporta a sua volta sul terrazzo di un vicino e questi presso la casa del Mercante, che lo scopre mentre sta arrivando il Visir. Il Mercante viene condannato all’impiccagione ma il Barbiere si accorge che il Gobbo non è morto, ha solo una spina di triglia nella gola. Tolta la spina il Gobbo riprende a respirare e riprende la canzone interrotta seguito dalla folla che inneggia alla gloria di Allah e del Sultano. L’innamorato rientra in scena col suo liuto, si rimette sotto la finestra e riprende la canzone che aveva interrotto ma due guardie lo arrestano e il testo del libretto si conclude così: “Il vecchio canto d’amore segue in istato di arresto il solo canto che vive eterno ed è sempre giovane: quello del popolo”.

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