L’Emigrazione in Terra di Bari verso le Americhe è un progetto in itinere riferito ad un periodo storico che va dal 1820 al 1924. Un arco temporale che comprende e ripercorre le origini della scoperta del vapore e la sua applicazione alla navigazione, la nascita e lo sviluppo delle compagnie di navigazione e i viaggi transoceanici. Tutto ciò avveniva mentre la storia d’Italia procedeva attraverso la I Guerra d’Indipendenza del 1848, per arrivare all’Unità d’Italia nel 1861 e concludere la sua fase risorgimentale con la III Guerra d’Indipendenza del 1866, quando l’Austria cede il Veneto, lo Stato pontificio viene annesso al Regno d’Italia con la breccia di Porta Pia da parte del Cadorna nel 1870 e Roma capitale nel luglio del 1871.

La ricerca compiuta sul fenomeno migratorio in Terra di Bari ha interessato una serie di fonti documentali di natura istituzionale, come le tornate parlamentari del Regno di Sardegna (dalla I alla VII Legislatura) e del Regno d’Italia (dall’VIII alla XXVI Legislatura), seguendo l’evoluzione legislativa dei paesi d’origine e destinazione. Si è partiti dalla Circolare Menabrea del 1868 e a seguire la Circolare Lanza del 18 gennaio del 1873, per arrivare alla Legge Crispi del 30 dicembre 1888 n. 5866. Ma solo con la Legge del 31 gennaio 1901 n.23 e la nascita del Commissariato Generale dell’Emigrazione, che l’Italia si dota di un corpus di norme che regolò e tutelò in modo organico il fenomeno migratorio fino all’avvento del fascismo.

Nel corso della ricerca sono stati esaminati gli “Ship manifest” delle Compagnie di navigazione, le Circolari del Commissariato Generale dell’Emigrazione, la corrispondenza delle Agenzie di navigazione, le flotte e i piroscafi che hanno accompagnato milioni di emigranti nelle Americhe partendo dai porti di Genova, Napoli e Palermo, i biglietti di passaggio in terza classe e le “Inspection card” di Ellis Island. Un processo che ha reso possibile ricostruire momenti di vita di donne, uomini e molto spesso di intere famiglie che si sono spostate da un continente all’altro alla ricerca di una vita migliore, ma anche la nascita e l’evoluzione della Compagnie di navigazione a vapore. Sono stati esaminati documenti, carte di imbarco, passaporti, cartoline, lettere, materiale pubblicitario, avvisi di reclutamento emigranti e orari di partenze e arrivo dei piroscafi per le Americhe. Elementi che presi singolarmente dicono poco, ma nel loro insieme sono, come tessere di un mosaico, parti di storie familiari, che altrimenti sarebbero perdute.

Nel corso degli anni, con tanta passione, ma anche con fatica, è stato possibile realizzare un Archivio digitale con le informazioni di uomini, donne e bambini emigrati dalla Terra di Bari verso le Americhe, attingendo le informazioni, principalmente dalle Fondazioni Castle Garden e The Statue of Liberty – Ellis Island Foundation, Inc., per quanto concerne l’emigrazione negli Stati Uniti d’America, utilizzando il tool di ricerca sviluppato da Stephen P. Morse, Gary Sandler e Michael Tobias. Mentre per l’America del Sud, consultando gli archivi dell’ Instituto de Preservação e Difusão da História do Café e da Imigração. A queste si sono aggiunte una serie di fonti collaterali che hanno contribuito ad arricchire ed integrare informazioni, o semplicemente a incrociare dati per verificarne la correttezza.

Per queste ragioni, i dati presenti in archivio continuano a subire un processo di controllo, normalizzazione, verifica e correzione, dove possibile farlo, mantenendo comunque il dato originario. Tuttavia, non ostante le informazioni contenute in archivio rispecchino la realtà dei fatti così come accaduti, vanno considerate alla luce di una una serie di fattori che, pur modificandoli, non alterano l’accadimento. Basti pensare ad esempio alla difficoltà di interpretazione della lingua declinata nei suoi dialetti, la trascrizione nei registri cartacei e da questi negli archivi digitali, ma anche la frammentarietà dei dati e la ridondanza delle fonti. A ciò si aggiunga l’incompletezza delle informazioni dovuta alla reticenza dagli emigranti nel fornire informazioni personali per occultare piccole verità che avrebbero compromesso, se rivelate, l’autorizzazione alla permanenza nel paese ospitante.

Resta comunque la veridicità e l’aderenza alla realtà dei fatti riportati così come realmente accaduti.

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