Pioveva quel giorno. Rimase molto tempo sotto la pioggia prima di prendere il coraggio e salire.
Avrebbe detto di essere il ragazzo del fioraio, se qualcosa fosse andato storto.
Suonò il campanello. Quando la porta si apri, si fece trovare con un mazzo di fiori tra le mani e riccioli neri gocciolanti di pioggia.
Il suo viso, magro e ossuto su un corpo minuto era pallido dall’emozione.
Tu sei pazzo“, sussurrò Nicla per non farsi sentire.
Non immaginava arrivasse a tanto. Gli uomini, per amore, diventano temerari e fanno ciò che la ragione non sa comprendere.
Gabry la guardò, perso nei suoi occhi neri.
Ci sono momenti in cui un gesto conta più delle parole.
Avvicinò le sua labbra inclinando il viso e la baciò.
Andò via senza dirle una parola, come un ladro che ha messo a segno un colpo temerario.
Passarono giorni, settimane, poi ci dissero che Gabry si era ammalato. Aveva preso la polmonite. Chissà, forse per il tempo trascorso sotto la pioggia ad aspettare.
Non lo vedemmo più. Aveva solo 15 anni.

Una mattina casualmente vidi Nicla. Andava al cimitero. Era smarrita.
“Dove vai?”, le chiesi.
“Da Gabry”.
Ti accompagno.
Abbiamo camminato lungo i viali del camposanto fino a quando si fermò d’avanti ad un tumulo di terra fresca smossa da poco.
Silenzio e … qualche lacrima.
Ci siamo salutati. Non l’ho più rivista.
Di Gabry ricordo solo il volto di un giovane adolescente, bruno, dagli occhi neri e una canzone, l’ultima dei Beatles: The Long and Winding Road.

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