
Venerdì 27 febbraio, tra le sale del Museo Archeologico di Santa Scolastica a Bari, si è svolto un evento che ha riportato alla luce un capitolo affascinante della nostra storia, attraverso la presentazione del volume “Il Neolitico della Bassa Murgia”, curato da Francesca Radina e Azzurra Tenore. Il libro, frutto di anni di ricerche archeologiche condotte nel villaggio neolitico di Balsignano a Modugno — risalente a circa 6.500 anni fa — emerge un quadro inedito del Neolitico e aggiunge un tassello fondamentale per comprendere la vita delle comunità che hanno abitato il territorio della Bassa Murgia su cui Modugno è adagiata.
L’evento, promosso dal Comune di Modugno e dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città metropolitana di Bari, ha visto la partecipazione dell’assessore Antonio Alfonsi.
Le indagini archeologiche nelle diverse campagne di scavo hanno permesso di ricostruire aspetti inediti dell’organizzazione del villaggio e delle attività quotidiane, offrendo uno spaccato più completo del Neolitico in questa area. Non solo. I risultati delle ricerche aprono nuove prospettive per leggere il territorio con strumenti innovativi, combinando dati scientifici e narrazione storica.
Durante la presentazione, è emerso come i gruppi umani di Balsignano intrattenessero relazioni complesse con altre comunità, anche molto distanti. Ad esempio, si sono ricostruite le dinamiche di approvvigionamento di materie prime come l’ossidiana proveniente dalle Lipari e la selce dalle cave del Gargano, utilizzate per la lavorazione di cereali, la concia delle pelli, la caccia e la decorazione. Questi scambi richiedevano un’organizzazione sociale articolata, con figure specializzate nel reperimento e nel commercio di risorse preziose.
Un elemento particolarmente suggestivo è la relazione esistente tra le comunità neolitiche e i loro antenati. La scoperta di una sepoltura contenente i resti di un uomo adulto, risalente a oltre mille anni dopo la costruzione di uno dei capanni ritrovati, testimonia la continuità simbolica tra generazioni. Questo ritrovamento avvalora l’ipotesi di un culto dei defunti e di una memoria collettiva che legava i vivi agli antenati. La sepoltura di Balsignano ha restituito i resti di un solo uomo di età adulta. Questo lascia immaginare che si trattasse di un individuo che occupava un posto di rilievo nell’organizzazione sociale dei nuclei familiari che hanno abitato quel territorio.
A partire dal 6.200 a.C.il pianoro vicino al Casale medievale di Balsignano, affacciato sulla lama Lamasinata, ospitava un villaggio stabile. Le comunità di agricoltori esperti costruivano grandi capanne quadrangolari, con pavimentazioni in pietra e strutture in legno e argilla (ritrovati resti di intonaco). Le fondazioni e gli strati abitativi sono stati conservati in modo eccezionale grazie ad una coltre di terreno vegetale di appena 50 cm, offrendoci l’opportunità di ammirare una finestra unica su un passato lontano. La pubblicazione dei risultati delle ricerche rientra in un progetto più ampio di valorizzazione dell’area, che parte dall’acquisizione pubblica del sito. Un impegno condiviso tra Comune di Modugno e Soprintendenza, che da anni lavorano per la conservazione e la conoscenza di questo patrimonio archeologico e monumentale. Al termine dell’evento si è potuto visitare la sezione “Preistoria e protostoria in Terra di Bari” del museo, dove sono esposti i reperti neolitici rinvenuti a Balsignano. Un’occasione per toccare con mano la storia e immaginare la vita di chi, migliaia di anni fa, ha abitato questi luoghi.