“La pace sia con tutti voi”, sono state le prime parole pronunciate dal nuovo pontefice Leone XIV, dopo la sua elezione avvenuta lo scorso 8 maggio, quando si è mostrato ai fedeli che gremivano Piazza San Pietro, in attesa di ascoltare la sua voce e le sue prime parole.

Di fronte ad una guerra a pezzi, come ebbe a definirla Papa Bergoglio, l’esordio di Robert Francis Prevost, non poteva essere diverso, anche in continuità spirituale col suo predecessore. Ma la domanda di fondo è: Dove porterà la Chiesa (e il mondo) Leone XIV?

Dopo la fumata bianca, quando ho sentito l’esito del Conclave pronunciato con la solenne formula “habemus papam”, il nome che il nuovo pontefice Leone XIV si è dato, il pensiero è corso lì dove nasce e si fonda la dottrina sociale della chiesa e cioè, l’enciclica “Rerum Novarum” del 1891 di Papa Leone XIII. Per la prima volta, allora, la Chiesa Cattolica prese una posizione chiara e decisa sulla condizione umana.
Ho sempre guardato con attenzione la dottrina sociale della Chiesa che, attraverso le encicliche (lettere pastorali del Papa) e discorsi sociali dei pontefici, pongono al centro dell’azione sociale della Chiesa la “Condizione Umana” ed in particolare la “Dignità dell’Uomo”.

E’ questa la Chiesa che mi interessa, fatta di uomini come Don Bosco che incontrano e si fondono in un positivismo esercitato tra gli uomini e donne, come  ha fatto in vita Madre Teresa. La Chiesa, sul finire dell’ottocento, non poteva tacere di fronte a donne, ragazzi e uomini che lavoravano 15, a volte 18 ore al giorno, sfruttati  e privati della propria dignità. Lavoratori che in piena rivoluzione industriale, al di là della loro condizione fisica (malati, storpi, donne in gravidanza), lavoravano in condizioni indegne con miseri salari in luoghi insalubri e vivevano in contesti urbani non dissimili dagli slum americani. Sfruttati da un sistema economico perverso che anteponeva allora, come oggi, l’interesse di pochi al progresso civile sociale ed economico di molti.
Ci volle il sindacalismo della Trade d’Union per arrivare al Trade Union Act del 1871 per affermare la tripartizione della giornata lavorativa suddivisa in otto ore di lavoro, otto di riposo e otto ore di vita civile e fare un passo in avanti verso la modernità.
Ci volle Karl Marx col suo Capitale, la lotta di classe e la teoria scientifica del plus valore per arrivare ad istituzionalizzare la giornata di lavoro ad otto ore. Ci volle la Chiesa di Leone XIII con la sua “Rerum Novarum”.

Passarono 100 anni e la condizione degli operai mutò in meglio ma … i temi di oggi per alcuni versi, sono verosimilmente paragonabili a quelli di allora. Mutati nel tempo, leniti dal progresso e dal miglioramento socio-economico, oltre che da un lungo periodo di pace e sicurezza, ma pur sempre vivo e presente è il dolore e la sofferenza delle persone con salari appena sufficienti per vivere il quotidiano. Allora come oggi, fasce sociali alla deriva, famiglie lasciate sole, con mezzi di sostentamento appena sufficienti. Beveridge è ormai lontana e la regressione sociale, economica e politica si fa sentire.

Non è un caso che Papa Giovanni Paolo II riprende l’analisi fatta da Leone XIII e, a distanza di cento anni, nel 1991, la ripropone con l’enciclica “Centesimus Annus” con la stessa intensità e lo stesso vigore. Così come, non è un caso che anche Papa Bergoglio, a 25 anni di distanza dalla “Centesimus annus” tornò sullo stesso tema e cioè, la condizione dell’Uomo e il suo rapporto con il  lavoro.

Peraltro, è questa la chiave di lettura dell’invito fatto dalla Pontificia Accademia al leader della sinistra americana Bernie Sanders quando era in corsa per le presidenziali in USA, il quale, sospese i comizi nello Stato di New York, per partecipare al convegno di riflessione sull’enciclica di Giovanni Paolo II, «Centesimus Annus», in occasione del venticinquesimo anniversario.
Ancora un segnale dalla Chiesa. 

La Chiesa Cattolica di Bergoglio ha sempre lavorato in questa direzione per diffondere con sempre maggiore forza la richiesta di grandi cambiamenti nelle politiche economiche e sociali. Una continuità le cui radici affondano inequivocabilmente nella Dottrina Sociale della Chiesa di Papa Leone XIII e che il nuovo Pontefice Leone XIV, il riformatore, come Lutero, farà sua.
In questo contesto anche il ruolo della donna e delle sue difficoltà a ricoprire ruoli di responsabilità politica e manageriali o, a collocarsi nei processi produttivi e decisionali nelle organizzazioni del lavoro, sarà centrale. Le donne come i giovani, con la loro fragilità sono i luoghi dove si scaricano le crisi economiche e sociali. Ma sono anche gli asset attraverso i quali poterle superare.
Ancora un segnale proveniente dalla Chiesa al mondo. La nuova Chiesa Cattolica guidata da Leone XIV lavorerà per diffondere con sempre maggiore forza la richiesta di grandi cambiamenti nelle politiche economiche e sociali. Un cambiamento che deve avvenire anche nella stessa chiesa, fortemente condizionata dalla secolarizzazione e dalla corruzione, cercando di riportarla allo spirito originario del Vangelo.

Ridurre le diseguaglianze economiche, fermare la corruzione, proteggere l’ambiente naturale, diffondere la pace, sono solo alcune sfide che la Chiesa di Leone XIV, il riformista, porterà all’attenzione del mondo.

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