Molti ragazzi si lamentano di essere stati esclusi dalle selezioni per le assunzioni ad Auchan. Perché io no, cosa mi manca? ci vuole la raccomandazione?
Sono solo alcune domande in cui si trascende la pena e la rabbia di tantissimi giovani disorientati da una società che non dà più alcuna certezza. La flessibilità esasperata, e tutta l’atipicità dei contratti di lavoro introdotti, si sta trasformando semplicemente in una stabile precarietà che rende insicura e vulnerabile la parte migliore di una società: i giovani.

Quali prospettive ci attendono se, a fronte di una crescita economica americana che tocca il 6%, grosso modo come quella giapponese e australiana, senza parlare poi di quella cinese che viaggia a due cifre, assistiamo, in Italia, ad una crescita che sfiora appena l’1%? Il 6% del PIL americano e l’uscita dalla recessione, è scaturito semplicemente dall’investimento sulle nuove tecnologie. Siamo in ritardo, in forte ritardo ma si può recuperare se soltanto provassimo ad alzare la testa e a guardare l’orizzonte. Esiste una legge in economia (Okun) che mette in relazione crescita economica ed occupazione, in questi termini: ad una crescita economica del 2,5-3% del PIL, corrisponde un aumento occupazionale dell’1%. Possiamo forse spiegare così la perdita di posti di lavoro in Italia, specialmente nella grande industria? La ricetta neo-liberista di Berlusconi non sta dando risultati apprezzabili, anzi si sta rivelando un’autentica “Waterloo”. Il modello napoletano si va sempre più consolidando ed espandendo. L’inventiva e l’arte di arrangiarsi diventa costante nel tempo, ci si abitua a sistemi che ci vedono a periodi alterni inclusi e produttivi nella società, ovvero esclusi e demoralizzati, qualche volta ‘incazzati’, ma perpetuamente aggrappati alle famiglie, impauriti. Ed ecco allora profilarsi una nuova stagione di emigrazione verso terre matrigne che accolgono ragazzi volenterosi di affermare la loro identità, la loro voglia di fare e di costruire. Cerchiamo di non farli andar via un’altra volta. Abbiamo bisogno di loro. Abbiamo già pagato e non credo questo sia il nostro destino, un destino da subire supinamente senza muovere un dito. Certo, i posti ad Auchan vanno bene come quelli della Bosch o della Getrag. Certo, queste aziende, autentici colossi e leader nei loro settori, non possono assorbire come d’incanto un ‘miracolo italiano’ che risale nel tempo. Ma la storia ci insegna che arriva il momento in cui questi giganti ci lasciano al nostro destino. Qual è l’intelligenza dei nostri politici, e dei rappresentanti dell’economia locale?
Credo che la contropartita nei confronti di costoro non possa ridursi a una manciata di posti di lavoro. Abbiamo bisogno di altro, qualcosa di più duraturo, di più stabile che si innesti nel nostro tessuto connettivo economico. I politici dovrebbero, il condizionale è d’obbligo, promuovere un’economia, inizialmente orientata sul piano infrastrutturale, capace di saper sviluppare know-how e servizi attorno a queste nuove realtà, e successivamente in grado di camminare sulle proprie gambe, cercare nuovi mercati, diversificare il rischio. Il prestito d’onore, per esempio, così com’è strutturato, è insufficiente, i giovani sono lasciati soli. Creiamo loro un mercato, benché minimo, che consenta di iniziare di muovere i primi passi. In questo, il supporto istituzionale, il sistema bancario, le associazioni di categorie, i sindacati, le associazioni no profit, e il Terzo settore, in concerto, hanno un ruolo fondamentale.
Aprirsi alla gente, aprirsi al nuovo, innovarsi, ecco l’imperativo. E allora, coraggio U.P.S.A. Confartigianato, coraggio Confcommercio, coraggio Confesercenti, Coldiretti, e Sindacati, coraggio Banche, ma coraggio anche alla politica. Così agendo, anche la cultura ne uscirà rafforzata, assumerà una valenza specificatamente relazionale, farà da volano o diventerà essa stessa economia ecologica inesauribile e sostenibile. Perché, non indire una conferenza pubblica sul tema del lavoro e dell’economia a Modugno?

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