Il malessere sociale accumulato in questi mesi dal Covid, fa presagire un nuovo “autunno caldo”. A settembre si tornerà a poter licenziare e toccheremo con mano le conseguenze della crisi economica che ha colpito famiglie e aziende, soprattutto artigiani, commercianti e piccoli imprenditori, compreso gli autonomi, il cosiddetto “popolo delle partite iva”.

Il sistema produttivo pugliese è composto da 252.478 imprese che impiegano 730.704 addetti complessivi, secondo uno studio del Dipartimento Sviluppo Economico, Innovazione, Istruzione, Formazione e Lavoro della Regione Puglia, redatto nel 2018. Di queste, ben 243.283 sono le imprese che occupano tra 0 e 9 addetti. Parliamo del 96,36 per cento dell’intero sistema economico pugliese, concentrato soprattutto nell’area industriale della Provincia di Bari, dove si registrano oltre 19 crisi aziendali aperte, che coinvolgono circa 3.900 lavoratori su  1,2 milioni di persone, cioè, il 31% della popolazione pugliese, che rappresenta il 4,2% del Pil nazionale (pari al 19% del Pil dell’intero Mezzogiorno).

E’ facile immaginare le conseguenze che la crisi dovuta al Covid ha avuto su un sistema economico-produttivo così articolato, poggiato essenzialmente su strutture economiche di tipo familiare.

Le tensioni sociali potrebbero produrre proteste  che possono sfociare in azioni violente, alimentate da forme di radicalismo politico. Una ghiotta occasione per chi vuol mettere in discussione il Governo e spingere verso nuove elezioni politiche.

Il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese è preoccupata. “Vediamo negozi chiusi e cittadini che non hanno la disponibilità di provvedere ai propri bisogni quotidiani.” E aggiunge, “Il rischio di un autunno caldo è concreto“.

Anche il Commissario UE all’economia Paolo Gentiloni è preoccupato per le conseguenze sociali della crisi e teme il forte calo occupazionale. Per questo preme che si arrivi quanto prima ad un rapido accordo sul Recovery Fund e mettere nelle mani delle imprese denaro fresco immediatamente spendibile per fronteggiare l’emergenza e far ripartire l’economia.

Le proteste sociali non mancheranno di farsi sentire e, come accade da tempo, si produrranno lontano dai luoghi di lavoro dove si vende o produce, per riversarsi direttamente nelle istituzioni che diverranno i luoghi della concertazione e del confronto tra le parti. E’ necessario attrezzarsi e dotarsi delle competenze necessarie che sappiano governare il confronto, mediare tra le parti attraverso la concertazione per favorire processi conciliativi o di risoluzione delle crisi. 

Lo dico perchè il prossimo 20 e 21 settembre ci saranno pure le elezioni amministrative per il rinnovo del Consiglio comunale per dare alla città di Modugno una nuova amministrazione. E’ questo potrebbe essere uno dei temi che molto probabilmente il nuovo sindaco dovrà affrontare.

Fabrizio Cramarossa e Nicola Bonasia, sostenuti dalle rispettive coalizioni, hanno già ufficializzato la propria candidatura e si dicono pronti ad amministrare la città.

I loro programmi svettano sui social e sui domini internet accesi per l’occasione, ma a ben guardare però, sono privi di quella suggestione culturale, necessaria a staccarsi dalla scolastica politica, ed evitare così di rimanere schiacciati sulla gestione della quotidianità che premia i “like” e penalizza l’ “engagement“.  

Insomma, riflettono poco sul medio e lungo periodo, nell’epoca in cui ciò che attribuisce valore ad un territorio, non è la dimensione territoriale in sé, ma la dimensione delle reti e la qualità delle interazioni che si sviluppano intorno ad esse, collegandole direttamente alle attività umane.

Foto, Modugno – Centro storico, Arco San Vito – La Deposizione