Tra le tante questioni aperte, ed alcune mai affrontate (occupazione, economia, politiche giovanili, ambiente, beni culturali, vivibilità, servizi), di cui abbiamo altre volte discusso, ma che ci impegniamo a riprendere in seguito come un bolero petulante, l’ammodernamento dell’apparato burocratico-amministrativo, ma anche tecnologico-organizzativo dell’ente, appare sempre più come l’effimero evanescente che nasce il giorno prima di una campagna elettorale per morirne il giorno successivo alla sua determinazione.

Se proviamo ad analizzare l’ultimo scorcio di tempo, alla luce di tutta una serie di provvedimenti normativi accompagnati da cospicue somme di danaro, il processo di innovazione e modernizzazione delle amministrazioni pubbliche locali è in evidente e piena evoluzione.
Il Governo, attraverso il finanziamento della prima fase di attuazione dell’e-government nelle Regioni ed Enti Locali, tra l’ottobre 2001 ed aprile 2003, ha sviluppato linee d’azione tra esse correlate, relative allo sviluppo di servizi infrastrutturali, alla definizione di un comune quadro di riferimento tecnico per la creazione di progetti e-government, ed infine alla creazione dei CRC (centri regionali di competenza, n.d.r.) per l’e-government.
Immediatamente dopo, la seconda fase, prendendo le mosse da un documento approvato dalla Conferenza Unificata Stato, Regioni, Città e Autonomie Locali del novembre 2003, metteva a disposizione risorse per 185 milioni di euro suddivisi tra 5 azioni di intervento, incentrate soprattutto sulla diffusione dei servizi per cittadini ed imprese, e sull’avviamento dei progetti per lo sviluppo della “cittadinanza digitale“.
In un quadro socio-economico di forte vivacità innovativa e di stanziamento di cospicue risorse statali, Modugno come ha reagito?
Quali sono state e su quali linee di azione, l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Giuseppe Rana si è mossa?
Quali strategie si sono intese percorrere?
La vittoria del centro-sinistra a Modugno che ha portato l’attuale amministrazione al governo della città lasciava ben sperare in un cambiamento radicale, in una inversione di rotta, nell’attuazione di un programma decisamente di centro-sinistra, in cui, al di là delle semplici enunciazioni di partecipazione dei cittadini alla formazione delle decisioni politiche, agli incontri periodici con la cittadinanza, cosa mai avvenuta tra l’altro, all’istituzione del difensore civico, ecc, ecc, si potesse veramente intraprendere la strada dell’innovazione e dell’ammodernamento della macchina amministrativa, in sintonia, possiamo dirlo, con le direttive normative accompagnate da risorse economiche.
In questo senso, avviare progetti di deburocratizzazione senza privatizzazione dei servizi pubblici, intraprendere la tanto agognata rivoluzione della “cittadinanza digitale” e di tutti i progetti e-gov, lo si sarebbe potuto realizzare unicamente puntando sull’innovazione tecnologica e internet. L’opportunità da cogliere era l’attuazione di un sano programma di centro-sinistra riformista e democratico.
Coloro che hanno intrapreso questa strada, quotidianamente rendono disponibili nuovi servizi on line, altri vengono rinnovati e migliorati per essere costantemente adeguati alle necessità dell’utenza.
In questo processo i cittadini svolgono un ruolo centrale, non solo in quanto destinatari dei servizi, ma anche in qualità di “collaudatori” degli stessi. Il giudizio e le ulteriori richieste espresse da chi utilizza i servizi rappresentano le linee guida indispensabili per orientare le pubbliche amministrazioni verso le iniziative future. Siamo a poco più di un anno dal termine dell’esperienza di questa amministrazione e in questo senso, il quadro che ne risulta è desolante.
Modugno, lo ricordiamo per i più giovani, agli inizi degli anni ’80 ha compiuto il grande salto. Anticipando tantissimi comuni italiani, ha saputo innovarsi e dotarsi di un sistema informativo che nel volgere di pochi anni, ha informatizzato quasi tutti i servizi erogati dall’amministrazione comunale; l’organizzazione del lavoro fu migliorata, con grande soddisfazione sia del personale che si vedeva così proiettato nel futuro sia dei cittadini che finalmente avevano smesso di stare ore e ore in coda per richiedere semplici certificati anagrafici.
L’impatto sulla vita economico-sociale della città fu così notevole cheVincenzo Fragrassi, autorevole cronista della Gazzetta del Mezzogiorno e attento osservatore locale, non perdeva occasione per esaltarne i benefici.
Tutte le amministrazioni che si sono succedute, in questi ultimi 20 anni, nessuna esclusa, hanno vissuto sulla rendita di quella lungimirante idea, limitandosi di tanto in tanto ad acquistare un pò di hardware, dovuto anche alla rapida obsolescenza in questo settore, a firmare qualche nuovo servizio sotto le spinte normative e quindi mero adempimento giuridico, o ad adempiere doverosi contratti di manutenzione e assistenza del software e dell’hardware.
Ben poco cosa se la si rapporta alla velocità con cui altre realtà si sono mosse sotto la spinta di esigenze o addirittura influenzate da una nuova classe politica e dirigenziale, fresca, giovane e soprattutto ben preparata e motivata.
Le moderne tecnologie, oggi sono in grado di proporre soluzioni per il cittadini ed imprese che vanno molto al di là del semplice rilascio di un certificato o mero atto autorizzativo.
Gli attori che avrebbero dovuto governare il cambiamento sono ahimè i veri colpevoli del mancato decollo di un piano organico di ristrutturazione e, diciamolo pure, di “rivoluzione” nella gestione dell’erogazione del servizio pubblico.
La classe politica, la dirigenza, i sindacati, per ragioni diverse, non hanno saputo governare il “nuovo” e il risultato è sotto gli occhi di tutti.
Abbiamo una organizzazione del lavoro vecchia e stantia che fa acqua da tutte le parti, personale demotivato e abbandonato a sé stesso, decentramento degli uffici comunali privi di piani di armonizzazione e razionalizzazione dei flussi informativi.
Non solo non si è voluto o saputo intervenire su quanto abbiamo appena detto, ma si è anche ignorato il vero motore e il primo protagonista di questo cambiamento, la risorsa cioè, in grado di aggiungere valore e qualità alle prestazioni erogate dall’ente. Mi riferisco al personale. Personale, diciamolo pure, mai abbastanza considerato, molto spesso emarginato e demotivato.
Ancora oggi le riunioni del personale, o la pratica dell’ascolto o la proposta politica, giusto per fare degli esempi, sono pratiche assolutamente sconosciute. La dirigenza, non ha ancora metabolizzato il ruolo gestionale che le leggi le danno, limitandosi a mera longa manu politica.
Il personale, invero, sarebbe dovuto essere, il centro di attenzione su cui la macchina amministrativa comunale si sarebbe dovuta concentrare, formandola, innovandola e motivandola, mentre incredibilmente è stato in tutto questi anni miseramente abbandonato a sé stesso. La rappresentanza sindacale, d’altro canto, priva di orizzonti culturali moderni, si è, molto spesso, arroccata su questioni meramente economiche, personali, e a volte in netto contrasto tra loro, limitandosi a trattare “progressioni verticali“, o a barattare qualche ora di straordinario per quell’ufficio piuttosto che un altro.
Così facendo ha perso di vista i grandi temi dell’occupazione, della formazione del personale, degli investimenti e dell’ammodernamento dell’intera struttura tecnologica che avrebbe consentito un miglioramento generale delle condizioni di vita di lavoro del personale e quindi un’erogazione di un servizio di qualità.
Anche la dirigenza non è esente da vizi riconducibili sostanzialmente a problemi tipici della politicizzazione. Solo due Dirigenti risultano in pianta stabile e quindi presentano una caratteristica di indipendenza e autonomia dal potere politico, mentre tutti gli altri sono incaricati, e quindi direttamente o indirettamente condizionati da quest’ultima.
Ma l’errore di fondo di questo naufragio va individuato non solo nel non aver realizzato nei tempi dovuti un ufficio URP all’altezza dei tempi, quale lievito del cambiamento qualitativo del servizio della pubblica amministrazione, ma anche nell’aver voluto confinare nelle singole strutture centralizzate, il compito di sbrigare, quasi fossero pratiche, la relazione, la trasparenza, l’accesso, la qualità, in rappresentanza di un’intera organizzazione. Ecco quindi come spiegare il fallimento dell’ufficio URP e la non applicazione della Carta dei servizi, il mancato decollo di “Informa Giovani”, dell’indifferenza ai reclami e alle proposte dei cittadini, e in molti casi la stessa difficoltà a comunicare con l’Ente, oltre all’eccessivo contenzioso.
La qualità, la comunicazione, il rispetto delle regole non sono principi che possono essere confinati in un singolo ufficio, ecco per cui la rivoluzione da compiere e la missione principale di cui l’ufficio dell’URP deve farsi carico è proprio nella sua progressiva scomparsa, come sostiene Maila Zarattini del Comune di Trieste, in un suo studio, in favore della diffusione dei suoi valori fondanti in ogni singola parte della struttura organizzativa.
Insomma, quello che appare non è certamente un quadro edificante del nostro comune e francamente non mi convincono le mere e sterili autoglorificazioni del “politico di turno” che non perde occasione nei vari eventi e manifestazione pubbliche di osannare il proprio operato.
Occasione perduta?
Certamente sì in assenza di un “guizzo” dell’amministrazione Rana; grande opportunità, per chi si candiderà alla guida della città nella prossima tornata elettorale.