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Modugno, lettera aperta ai candidati sindaco, costruiamo la Scuola del XXI secolo!

Certo, potevamo farlo prima. Alcuni, sindaci e assessori al ramo ce ne sono stati, ma non sono andati al di là del proprio naso. Altri, non l’hanno né pensato né capito. C’è voluto il COVID-19 per risvegliare dal torpore le nostre menti, ma anche le nostre paure latenti, e far capire che dovevamo percorrere un’altra strada, avviando e  governando processi innovativi, piuttosto che subirli. Meglio tardi che mai, recita un adagio popolare. Adesso però dobbiamo recuperare. Costruiamo insieme la Scuola del XXI secolo.

L’innovazione digitale rappresenta per la scuola l’opportunità di superare il concetto tradizionale di classe, per creare uno spazio di apprendimento aperto sul mondo nel quale costruire il senso di cittadinanza e realizzare una “crescita intelligente, sostenibile e inclusiva”. Sono queste le tre priorità del progetto comunitario Europa 2020.

Partendo dal presupposto che non è più la dimensione territoriale che attribuisce valore ad un territorio ma la dimensione delle reti e la qualità delle interazioni che si sviluppano nel collegare le attività umane, è necessario realizzare un sistema di reti interconnesse per consentire a tutte le scuole del territorio, utilizzando piattaforme tecnologiche in cloud, di interconnettersi, per #Comunicare, #Condividere e #Collaborare con tutti gli attori della didattica (docenti, personale amministrativo, studenti, genitori e istituzioni), che a vario titolo interagiscono con il mondo dell’education.

Nonostante le esigue risorse economiche trasferite dallo Stato alle scuole è necessario continuare ad investire sull’istruzione, sia dal punto di vista didattico, ampliando l’offerta formativa e contrastando la dispersione scolastica, che dal punto di vista tecnologico, organizzando la scuola del XXI secolo, attraverso l’attuazione di politiche smart. Così facendo si avvia quel processo di cambiamento necessario nel settore dell’education, senza dimenticare di armonizzare a sua volta i tempi della scuola con quelli della famiglia.

Il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca ha affermato che Scuola digitale con l’azione Cl@ssi 2.0 intende modificare gli ambienti di apprendimento attraverso un utilizzo costante e diffuso delle tecnologie a supporto della didattica quotidiana.

“Per vivere, imparare e lavorare con successo in una società sempre più complessa, basata sull’informazione e sulla conoscenza, gli studenti e gli insegnanti devono sapere usare le tecnologie efficacemente”. 

Questo è quanto si afferma nell’introduzione al ICT Competency Standards for Teachers, sviluppato da UNESCO, che si pone l’obiettivo di divenire punto di riferimento per l’individuazione delle competenze necessarie per il docente del terzo millennio. Docente che diventa la guida per formare futuri cittadini consapevoli, forza lavoro preparata e innovativa, per lo sviluppo ed il progresso del nostro Paese. 

Cosa abbiamo fatto sinora. Le scuole hanno investito sul ferro (hardware), riempiendo i laboratori scolastici di macchine più del dovuto, divenute presto obsolete e malfunzionanti, sprecando preziose risorse e finanziamenti. Dobbiamo invece investire nell’intelligenza artificiale (software) e piattaforme didattiche native in cloud, capaci di creare valore e occasioni di apprendimento, snellire le attività amministrative e stimolare gli studenti a pensare in modo critico. Combattere la dispersione scolastica, stabilire collegamenti diretti e costanti con studenti, docenti, genitori ed istituzioni. 

Il problema non sono le risorse, che si possono reperire da una più razionale organizzazione e semplificazione dei servizi su scala comunale, accanto ad una rivisitazione generale della contrattualistica con gli attori economici coinvolti, ma l’assenza di capacità critiche e conoscenza dei decisori politici, molto spesso inadeguati al ruolo. Per questo la chiave di volta del processo di innovazione nella didattica e più in generale nel mondo dell’education, come nella società, è dunque la politica, soprattutto la buona politica, quella capace di promuovere e sostenere il cambiamento.