Società

In memoria di mio padre

Non l’ho mai fatto pubblicamente ma, adesso, un pensiero te lo voglio dedicare.

Il 24 gennaio del 2020 ricorre il centenario della nascita di mio padre. Vito

Un uomo semplice di infinita bontà. Dedicò intensamente la sua vita alla famiglia, al lavoro, ma anche allo sport che ne caratterizzò l’intera esistenza, e dal quale mai se ne separò.

Ricordo, tra le tante cose, che è stato un atleta di lotta greco-romana, oscillando dalla categoria dei pesi mosca (51 kg) a quella dei pesi gallo (54 kg). Disputò numerosissime gare in ogni parte d’Italia, conquistando il titolo di Campione d’Italia nella sua categoria, con i colori della Società Ginnastica Angiulli sezione lotta, di Bari.

Accadde però che un incidente al braccio, durante un combattimento (così venivano chiamate le gare nella Lotta greco-romana), gli impedì di proseguire la sua passione agonistica, costringendolo, suo malgrado, ad abbandonare da atleta professionista, la materassina (così era chiamato il sottile materasso che si stendeva sul quadrato durante gli incontri di lotta libera o greco-romana). Ma non abbandonò lo sport, né tantomeno il mondo sportivo che aveva iniziato a frequentare in tenera età, da quando cioè aveva appena 10 anni, nelle palestre sportive del quartiere Libertà, a Bari, dove si praticava la Lotta greco-romana, la Lotta libera e lo Judo, ma anche pesi e attività ginniche, utilizzando attrezzi come la spalliera svedese, gli anelli, la trave, il cavalletto, la pertica e la fune.

Una di queste palestre, la più importante, era l’Angiulli in via Ettore Fieramosca, da lui frequentata con assiduità. A pochi passi da dove abitava nel palazzo di via Calefati 402, comprato dal nonno materno Vincenzo, tornato dall’America nel 1920. Oggi nell’area ex Angiulli (trasferitasi negli anni sessanta in Viale Domenico Cotugno) c’è il Tribunale di Bari.

Costretto dell’incidente ad interrompere l’attività agonistica ed abbandonare la materassina, studiò e si applicò per diventare arbitro di quello stesso sport di cui non poteva fare a meno, ma che non poteva più praticare come atleta. Conseguì dapprima il diploma di arbitro nazionale e successivamente quello di arbitro internazionale di Lotta greco-romana. 

La nuova dimensione sportiva lo accompagnò per diversi decenni. Arbitrò numerosissime gare, nazionali ed internazionali, percorrendo l’intera penisola, dalla Sicilia al Trentino Alto Adige. I suoi frequenti viaggi lungo lo Stivale, accompagnata dalla sua esperienza e conoscenza diretta della materassina, dapprima come atleta e successivamente come arbitro, lo portò alle Olimpiadi di Roma del 1960, dove si distinse per competenza, equilibrio e severità arbitrale, fortemente legato alle regole e alla lealtà sportiva.

Legato da sempre da sincera amicizia a Pietro Lombardi , olimpionico barese di Lotta greco-romana ed al suo allenatore Vincenzo Cataldo, con i quali condivise momenti di grande gioia ed esuberanza sportiva.

Il 31 luglio del 2010, all’età di 90 anni è tornato dal Padre serenamente, così come ha sempre vissuto.

Un pensiero su “In memoria di mio padre

  1. Devo sicuramente averlo conosciuto perché fin da quando avevo sette anni ho frequentato ogni giorno l’Amgiulli e spesso ero nella palestra di lotta greco romana.
    Lombardi voleva che praticassi la lotta ma io ero più attratto dalla ginnastica.
    Adesso capisco da chi ha preso
    La figlia.
    Complimenti Franca, ci vuole carattere per lottare e ….per vivere.
    Silvano

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