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Renzi si dimette, ma detta le regole!

Facciamo chiarezza una volta per tutte.
“La situazione politica è che chi ha vinto politicamente le elezioni non ha i numeri per governare, e chi è intellettualmente onesto dovrebbe riconoscere che questo problema nasce dalla vicenda referendaria.”

Con queste parole Matteo Renzi in conferenza stampa, ha annunciato le sue dimissioni, posticipandole a dopo la formazione del governo. Come dire, sono io a salire al Colle e sono sempre io a dettare la linea del prossimo governo, nonostante la debacle del PD in tutto il Paese e il cappotto in diverse regioni tra cui la Puglia, dove all’uninominale tutti i 24 collegi sono andati al M5S lasciando il PD a bocca asciutta.

Intanto grazie al “ROSATELLUM” ha piazzato i suoi uomini in Parlamento.

Ma ciò su cui intendo riflettere sono le due considerazioni che egli fa. La prima, in cui dice che non c’è una forza politica in grado di metter su un governo; la seconda che il problema nasce dalla vicenda referendaria.

Iniziamo dalla seconda. “Chi è intellettualmente onesto – dice – dovrebbe riconoscere che questo problema nasce dalla vicenda referendaria”.
Bene. Nelle sue parole si capisce chiaramente che non ha ancora metabolizzato la sconfitta referendaria del 4 dicembre 2016. La colpa quindi secondo Renzi è degli italiani che hanno votato “NO” al referendum, facendo abortire una riforma costituzionale, approvata a maggioranza risicata, e proprio per questo, sottoposta alla confermazione del popolo, così come vuole la costituzione.
Venti milioni di italiani il 4 dicembre la bocciarono in modo inequivocabile con un sonoro “NO”, ma secondo Renzi, quei 20 milioni di persone sbagliarono. (Approfondimenti: http://www.paparella.it/blog/tag/referendum-costituzionale/)

L’altra considerazione strettamente connessa con la prima è “Chi ha vinto le elezioni non ha i numeri per governare”.
E’ vero. Ora, a parte che un governo al Paese va dato, e questo si farà, chiediamoci, come mai siamo arrivati a questo e da dove nasce l’ingovernabilità, ovvero, la difficoltà a metter su agevolmente un governo?

La risposta è semplice. La nuova legge elettorale cosidetta “ROSATELLUM BIS” (dal nome dell’autore e primo firmatario), proposta dal PD ed approvata in Parlamento da Berlusconi, Salvini e Alfano, non fa emergere dopo il voto una maggioranza in grado di formare un governo, stante la difficoltà a raggiungere il 40 per cento del consenso elettorale ad una sola forza politica.
Se ci fermassimo qui e potremmo farlo, si capisce subito e bene che la responsabilità è tutta in capo ad una legge elettorale voluta da Renzi e il suo PD. Essendo una legge che ben si presta a partiti padronali, Berlusconi, Salvini e Alfano, hanno sostenuto di buon grado l’affaire. Per giunta, lo scellerato “ROSATELLUM” priva il cittadino della sua arma principale e cioè quella di scegliere il proprio rappresentante. Una legge elettorale che non solo ammanetta l’elettore ma lo mette pure in catene, lasciandogli uno sprazzo di libertà, solo per evitare la mannaia della Corte Costituzionale.

Renzi e i suoi fedeli però, ancora oggi sostengono che il “ROSATELLUM” si è reso necessario per la bocciatura del referendum, che ha reso di fatto inapplicabile l’”ITALICUM“.
E’ vero. E questa è un’ulteriore responsabilità del PD, che rivela altresì quanta approssimazione e cialtroneria è stata posta nella redazione della legge elettorale, non solo perchè l’ITALIUCUM è stata censurata dalla Corte costituzionale con sentenza n. 35 del 2017  in quanto incostituzionale, ma anche perchè l’”ITALICUM” presupponeva per la sua applicazione, l’approvazione del referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, che si sarebbe dovuto ancora svolgere. In caso contrario non sarebbe stato possibile la sua applicazione.
Insomma il PD aveva legato un fatto certo (la legge elettorale), ad un fatto incerto ed aleatorio (l’approvazione del referendum).
E’ accaduto che il referendum è stato bocciato e la legge elettorale non poteva essere applicata. Ma la responsabilità non è dei 20 milioni di italiani che hanno votato “NO” al referendum, ma di Renzi e del PD che stupidamente hanno legato le due cose, dando per scontato che gli italiani avrebbero confermato con un “SI” la riforma costituzionale.

Come dire, compro oggi questo appartamento se domani divento ricco. Appunto. Se diventi ricco! (Approfondimenti: Il pasticcio della legge elettorale!)

Siamo giunti al 4 marzo, che segna l’epilogo di una stagione.
Renzi, esautorato politicamente dagli italiani, si dimette, ma intanto detta le regole!