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Legge elettorale, Grillo, a che gioco giochiamo?

Il Partito Democratico non ne vuol proprio sapere di far scegliere agli italiani i propri rappresentanti.
La bocciatura della riforma costituzionale ha generato nei Dem la sindrome del “4 dicembre”. Una sorta di paura ad essere sottoposto a giudizio dei cittadini.
Me lo ricordo il Popolo, nel 1938, acclamare Hitler e Mussolini”, scriveva Saviano all’indomani della brexit. E non era solo a pensarlo. Il Popolo è Popolo quando vota come desiderano esso voti, altrimenti è un pericolo da scongiurare. Il popolo è bizzarro. Vedi la brexit del Regno Unito, l’elezione di Donald Trump negli USA o di Emmanuel Macron in Francia. Scenari che certificano la distanza della gente dai partiti, dai sindacati ma più in generale, dall’establishment. Come possiamo fidarci del popolo?
Per questo si sono susseguiti ben 4 Governi (Monti, Letta, Renzi e Gentiloni) a guida PD, senza che il popolo abbia potuto esprimersi (“Gentiloni, un governo dimezzato!“).
E dove ascrivere, se non nella paura del voto il ritiro del referendum sui vaucher da parte del Governo? Governo che teme persino il Parlamento da cui è nato. Tantè che pur di vedersi approvate le leggi lo costringe, pena il suo scioglimento, a votarle ponendo la fiducia. Una prassi frequente a cui Gentiloni ha fatto ricorso approvando circa il 50% delle leggi. Un record, superando lo stesso Monti, che pur abusando dell’istituto, si era fermato al al 45,13%.

Ma il vaso è colmo e prima che trabocchi si deve correre ai ripari e votare per allentare le tensioni e il senso di frustrazione dei cittadini che assistono impotenti al fare e disfare dei partiti su cose sulle quali non si sono espressi.

Ma per farlo ci vuole una nuova legge elettorale dopo la bocciatura della Consulta dell’’Italicum, “la legge più bella del mondo”, secondo Renzi e Boschi che ci ha lasciati in mezzo al guado. Adesso, qualunque approdo va bene, purchè si tocchi riva.
Renzi pare ci sia riuscito accordandosi con Berlusconi, Salvini e Grillo, sacrificando l’impianto maggioritario per un proporzionale sul modello tedesco, che di tedesco ha solo lo sbarramento al 5%.
I tedeschi non votano il Senato (Bundestrat). Eppoi hanno due schede e il voto disgiunto, uno per il proporzionale l’altro per l’uninominale, mentre da noi ce ne vogliono dare solo uno di voto e i partiti ti confezionano tutto il resto. Prendere o lasciare. I tedeschi hanno un numero variabile di parlamentari del Bundestag (Parlamento) che assicura l’elezione del candidato più suffragato nel collegio uninominale, mentre da noi coi capilista bloccati e il diritto di precedenza si rischia di tenere fuori il vincitore del collegio. Adesso corrono ai ripari e dicono che hanno risolto il problema, con l’emendamento al testo base che riduce il numero dei collegi da 303 a 225. Può darsi. Ma non dicono che così facendo i partiti e le loro segreterie aumentano il loro potere arrivando a decidere il 60% del Parlamento e che la quota di sovranità dei cittadini conseguentemente si riduce ancor più. Di male in peggio.
Ma soprattutto, i tedeschi hanno l’istituto della sfiducia costruttiva, regola aurea della Grundgesetz che ha assicurato da sempre stabilità politica alla Germania, cosa assente nel nostro ordinamento costituzionale. Questo introduce un vulnus nella stabilità dei governi. Quella stabilità tanto sbandierata quando si trattava di convincere i cittadini della bontà dell’Italicum approvato a colpi di maggioranza, con la blindatura del voto di fiducia.
Ma adesso bisogna fare in fretta. Oggi 6 giugno il testo emendato va approvato in aula e tra un mese in Senato, per andare al voto a settembre o al massimo in autunno.

Cambiamo pagina.
E’ noto a tutti che il M5Stelle, dalla sua fondazione esercita nella prassi forme di democrazia diretta tra gli iscritti utilizzando la rete. Anzi, l’obiettivo è di esportare questo modello a tutta la comunità politica affinchè diventi regola condivisa.
La sua azione è intrisa di democrazia, per giunta diretta, tantè che per arginare la deriva elitaria e l’emorragia democratica della partecipazione, il deputato Toninelli, ha presentato lo scorso 13 marzo 2017 (4294) un progetto di legge COSTITUZIONALE di “Modifiche agli articoli 48 e 58 della Costituzione, in materia di estensione del diritto di elettorato attivo ai sedicenni”.
Il M5Stelle vuole che il suffragio diventi sempre più universale.
Il loro modo di fare, pur con tanti difetti, presenta interessanti spunti di modernità e innovazione che possono essere presi in considerazione dalla politica. Soprattutto in un momento di profonda crisi della rappresentanza politica.

E per restare in tema, proseguendo questo percorso democratico, i deputati del M5Stelle, cosidetti portavoce, Toninelli, Cozzolino, Dadone, D’Ambrosio, Dieni, Fraccaro, Lombardi, Nuti, depositano in Commissione Affari costituzionali un progetto di legge elettorale per l’elezione di Camera e Senato, ispirandosi al sistema spagnolo, migliorato con innesti istituzionali svizzeri per massimizzare la libertà di scelta dell’elettore.
L’obiettivo, come scrivono, è:

  1. ridare ai cittadini la possibilità di scegliere liberamente i propri rappresentanti;
  2. rendere più stretto ed immediato il rapporto tra eletti, forze politiche ed elettori;
  3. garantire che siano i cittadini a indirizzare le scelte politiche fondamentali attraverso un Parlamento rafforzato, capace di rappresentare le istanze che muovono dai medesimi cittadini e di costituire un solido ponte tra la società e le istituzioni;
  4. assicurare una genuina governabilità del Paese attraverso un’elevata selettività del sistema elettorale, disincentivando la frantumazione delle forze politiche, la loro disomogeneità interna e la creazione di coalizioni fittizie a meri fini elettorali.

Solo una forza politica nuova, giovane, moderna e innovativa poteva aprirci simili scenari.
E’ questa una delle ragioni del consenso ottenuto in poco tempo . Ogni giorno qualcuno si convince che il M5Stelle può essere il cambiamento possibile. Un’opzione democratica alternativa al conservatorismo dei partiti tradizionali.
Il sistema proposto dal M5Stelle prevede un voto di preferenza (lista e candidato) e, qui la novità, un voto di esclusione, barrando il nome del candidato “non gradito”.
Il principio ispiratore che sottende il meccanismo è quello di “(ri)pulire” il Parlamento da individui “impresentabili” o “inadeguati” a ricoprire il ruolo, arrivando persino a penalizzare i partiti che li mettono in lista. E tutto questo lo decide l’elettore.
Il sistema appare macchinoso. In realtà è semplice da usare ed efficace, ma soprattutto da all’elettore la libertà di votare la sua lista, di scegliere il suo rappresentante, e, come detto, penalizzare i candidati “non graditi”.
Tutto sembra andare in questa direzione in perfetta sintonia tra i portavoce, il movimento e la società civile, fino a quando un giorno ci svegliamo e apprendiamo che Renzi, Berlusconi e Grillo hanno raggiunto l’accordo su una legge elettorale proporzionale di ispirazione teutonica.

Beppe, come si concilia tutto questo con l’accordo fatto con Renzi, Berlusconi e Salvini?

Fidatevi di me” è la risposta.
Ma quel “fidatevi” implica l’adesione a qualcosa di sconosciuto che va accettato come atto di fede.
Mi spiace Grillo, di sconosciuto credo solo a Dio, e la politica, come sosteneva il Machiavelli, è scevra da ogni dogmatismo morale e religioso!

(La foto ritrae il fac simile della scheda elettorale della proposta del M5Stelle)