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Consiglio comunale, la minoranza da forfait e abbandona la città!

I consiglieri di minoranza, Vasile Lorenzo, Bonasia Nicola, Del Zotti Vito, Cramarossa Fabrizio, Barile Raffaele, Massarelli Pietro, Clementini Domenico, Sciannimanico Raffaele e Vitucci Simona, lo scorso 5 maggio, “in segno di protesta” non si sono presentati al Consiglio comunale per approvare il Bilancio consuntivo 2016.
La ragione, fanno sapere con una email indirizzata al Presidente del Consiglio comunale, al Sindaco e al Segretario generale, è il rifiuto dell’amministrazione a tenere un Consiglio comunale monotematico aperto, per trattare il tema della crisi economica e del lavoro, che da anni attraversa il Paese e investe Modugno.
Questo modo di fare, dicono, manifesta “arroganza e disprezzo delle più elementari regole democratiche da parte del Sindaco e della Presidenza del consiglio comunale” a cui le attribuiscono mera funzione di “comparsa”.
Questi, in estrema sintesi, i fatti.

Riconosco che ci sono delle buone ragioni per chiedere una riflessione collettiva sul tema dell’economia e del lavoro. Ma proprio per l’importanza che essa riveste, ritengo che può essere approfondita e dibattuta in ogni luogo, istituzionale o sociale, senza per questo essere sminuita.
Anzi, l’impossibilità a discuterla in Consiglio comunale, deve spingere con più determinazione la politica e coloro che hanno a cuore la questione, a cercare nuovi contesti e moltiplicare i luoghi della discussione, per tenere alta l’attenzione sociale, senza lasciarsi prendere dalla sindrome della sconfitta politica, solo per non essere riusciti ad ottenere un’investitura istituzionale. Tra l’altro un Consiglio comunale aperto, privo cioè dell’elemento deliberativo, ben si presta ad una discussione quanto più aperta e plurale, da tenersi in ogni luogo e non necessariamente in una sede istituzionale.
Diverso è il piano giuridico. Se ci sono ragioni che si intendono far valere da questo punto di vista, per fatti o atti illeciti perpetrati dall’amministrazione, lo si faccia pure nelle sedi opportune. Ma il piano politico non va confuso con quello giuridico o istituzionale. Esso ha una dimensione autonoma e distinta e, in quanto tale, non ne viene minimamente scalfito né ridimensionato, solo perchè discusso in una sede che non è il Consiglio comunale.
Ecco perchè la latitanza dei consiglieri di minoranza dal Consiglio comunale dello scorso 5 maggio è indubbiamente un errore di valutazione politica le cui conseguenze però vengono scaricate direttamente e irresponsabilmente sui cittadini.
Ciò evoca l’adagio popolare barese “U-acìidde pissce u lìitte e u cule iàve mazzate” (L’uccello piscia il letto ed il culo prende le botte).
Dico questo, perchè dare forfait e non presentarsi in Consiglio comunale, non ostante la stessa minoranza ritiene “… una seduta importante quella dell’esame del bilancio consuntivo”, nuoce alla comunità e impoverisce le decisioni del Consiglio, dal momento che lo priva delle funzioni istituzionali di critica, stimolo e controllo. Senza dimenticare che comunque le decisioni prese varranno per tutti, anche per coloro che le minoranze hanno deciso di non voler rappresentare.

Coazione a ripetere. Già. C’è un elemento comune tra chi ieri scelse il notaio all’Aula consiliare per dire basta al sindaco e chi oggi si ritira sull’Aventino per protestare.
E’ l’assenza della politica, ma anche un’idea alquanto bizzarra e malsana della democrazia.
Pur accogliendo le ragioni della minoranza, ammesso che ve ne siano, e forse ce ne sono, non si fa politica scappando, ma accettando il confronto, anche serrato se il caso lo richiede, esercitando sempre e fino in fondo il proprio ruolo e mandato elettorale.
E quale luogo più solenne dell’Aula Consiliare c’è per farlo?

I consiglieri di minoranza parlano di “arroganza e disprezzo delle più elementari regole democratiche” e poi disertano il luogo istituzionale più alto, presidio di legalità e trasparenza, dove quelle regole vengono fondate.
Basterebbe specchiarsi nel precetto evangelico “non fare agli altri quello che non vorresti che gli altri facessero a te” per comprendere la contraddizione in cui si sono cacciati con il loro insulso comportamento.

Certo il gesto plateale “ad effetto” di “effimera bellezza”, esalta l’ego personale di ognuno dei protagonisti, anche dei più letargici, sonnecchianti, anonimi o assenteisti, facendoli sentire “eroi” per un momento, ma consuma una ingiustificabile tragedia per la comunità (de)privandola di un presidio istituzionale necessario al buon funzionamento della DEMOCRAZIA.

Un dato emerge inequivocabile in tutta la sua nudità e cioè, la debolezza e incapacità della minoranza ad esercitare individualmente e in gruppo, un ruolo istituzionale e reggere nel contempo un confronto politico con l’amministrazione.

E allora la domanda è, se non siete capaci di fare opposizione, come pretendete di fare amministrazione?

3 pensieri su “Consiglio comunale, la minoranza da forfait e abbandona la città!

  1. Caro Raffaele,
    con la stessa logica direi: “se non analizzi più compiutamente tutti i dettagli di questa vicenda, come puoi pretendere di essere un analista?”. Non avremo certo bisogno di investiture, neppure del tuo suggerimento gradito, per promuovere la stessa riflessione in un luogo pubblico ancorchè non istituzionale. Ma gli elementi che sfuggono a te, e soprattutto a chi avrebbe dovuto tenerne conto, sono due.

    Primo. Non abbiamo proposto una riflessione sull’universo mondo della crisi economica globale. Abbiamo proposto una disamina delle azioni concrete che una municipalità può intraprendere in due settori specifici e cardine dell’economia di Modugno, come artigianato e commercio. Non Economia e finanza globali, ma artigianato e commercio. Non per Londra e Pechino, ma per Modugno.

    Secondo. Abbiamo proposto di farla “APERTA” agli operatori del settore, quelli locali per intenderci, insieme a due rappresentanti sindacali regionali, in un luogo istituzionale perchè fosse chiaro a tutti, politica in testa, il senso della connessione necessaria tra la vita reale delle persone, i lavoratori e le loro famiglie, con chi può adottare azioni utili a loro, la politica e le istituzioni. Nei limiti di ciascun livello di governo. A ciascuno il suo e a noi il nostro. Dentro questo perimetro e date questa ragioni, regolamento e statuto consentono la convocazione di un consiglio comunale aperto, semprechè si abbia la sensibilità di coglierne il valore per la Città intera.

    Bene, liquidare questa proposta come fosse una inutile discussione sui temi dell’economia globale invece che tutta centrata su un tema locale e di fatto drammatico, disconoscere così che esistono problemi reali nella vita reale delle famiglie di due specifiche categorie economiche di questa città, diffamare (come di consueto!!!) i possibili relatori come soloni imbarazzanti, sbeffeggiare i referenti locali di quelle categorie, SIGNIFICA OLTRAGGIARE IL CONSIGLIO COMUNALE, significa squalificarlo. Sottrarsi, una volta, al rito dei consigli comunali vuoti di qualsivoglia possibilità di interlocuzione e proposta come sono quelli di questa epoca ribelle e rivoluzionaria de noantri, significa lanciare alla Città un allarme. Questa si chiama libertà, si chiama democrazia: sono preziose quando un falso democratico vuole stare solo al comando, con ancelle ossequiose a fargli da maggioranza.

    Le minoranze sono un bene prezioso, ovunque e sempre. Vedere le sue sedie vuote, per una volta, deve far riflettere tutti sul senso dell’importanza che noi attribuiamo al nostro ruolo di minoranza appunto. Deve far riflettere anche te e dovrebbe tenerti lontano da una retorica delle Istituzioni che da un pò la nausea. Te lo scrivo in totale amicizia e, democraticamente, ti ringrazio comunque per lo spunto che ci hai dato.

    Fabrizio Cramarossa

    1. Fabrizio Cramarossa, grazie del caro e con lo stesso affetto utilizzerò le tue parole per rivelare quello che di te conosco già.

      Quando dici che “In ogni caso si promuoverà una riflessione pubblica”, dici proprio quello che ho cercato di far passare, ma forse non sono riuscito a farlo bene e fino in fondo.
      E quando aggiungi “noi saremo come sempre in Consiglio comunale”, non avevo dubbi che tu riconoscessi l’importanza di un Consiglio comunale, che non può essere lasciato nelle sole mani di una maggioranza che decide tutto per tutti.

      Ma una rondine non fa primavera, e dal momento che in nove avete abbandonato l’aula, sarebbe interessante per la città conoscere anche il punto di vista degli altri consiglieri di minoranza, se ne hanno uno.

      Dubito che lo faranno!

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