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Il Vaticano sdogana un socialista

Ho sempre guardato con attenzione la dottrina sociale della Chiesa che, attraverso le encicliche (lettere pastorali del Papa) e dei discorsi sociali dei pontefici, hanno posto al centro dell’azione sociale della Chiesa la “Condizione Umana” ed in particolare la “Dignità dell’Uomo” nato ontologicamente libero.
Per questo il mio pensiero corre li dove nasce e si fonda la dottrina sociale della chiesa con l’enciclica “Rerun Novarum” del 1891 di Papa Leone XIII. Per la prima volta la Chiesa Cattolica prese una posizione chiara e decisa sulla condizione umana.
E’ questa la Chiesa che mi interessa, fatta di uomini come Don Bosco che incontrano e si fondono col positivismo laico di Madre Teresa. La Chiesa non poteva tacere di fronte a donne, ragazzi e uomini che lavoravano 15, a volte 18 ore al giorno, privati della propria dignità. Queste persone in piena rivoluzione industriale, al di la della loro condizione fisica (malati, storpi, in gravidanza), lavoravano in condizioni indegne con miseri salari in luoghi insalubri e vivevano in contesti urbanistici paragonabili agli slum americani. Sfruttati da un sistema economico perverso che anteponeva l’utile di pochi al progresso civile sociale ed economico di molti.
Ci volle il sindacalismo della Trade d’Union che portò attraverso il Trade Union Act del 1871 ad affermare la tripartizione della giornata ad otto ore di lavoro, otto di riposo e otto ore di vita civile, per fare un passo in avanti verso la modernità.
Ci volle Karl Marx col suo Capitale, la lotta di classe e la teoria scientifica del plus valore per arrivare ad istituzionalizzare la giornata di lavoro ad otto ore.
Ci volle la Chiesa con la sua “Rerun Novarum”.

Passarono 100 anni e la condizione degli operai mutò in meglio ma, i temi di allora sono ancor oggi attuali. Mutati nel tempo, leniti dal progresso e dal miglioramento socio-economico dei popoli, ma pur sempre vivo e presente il dolore e la sofferenza delle persone con salari appena sufficienti per vivere il quotidiano e fasce sociali alla deriva, lasciati soli, privi di ogni mezzo di sostentamento.
Non a caso Papa Giovanni Paolo II riprende l’analisi fatta da Leone XIII e a distanza di cento anni, nel 1991, li ripropone con l’enciclica “Centesimus Annus” con la stessa intensità e lo stesso vigore. Così come, non è un caso che anche Papa Bergoglio, oggi, a 25 anni di distanza dalla “Centesimus annus” torna sul tema.
In questo contesto non va sottaciuto il ruolo della donna, della sua difficoltà a ricoprire ruoli di responsabilità politica e manageriali, ma anche la sua difficoltà a collocarsi nei processi produttivi. Le donne come i giovani con la loro fragilità sono i luoghi dove si scaricano le crisi economiche e sociali. Ma sono proprio loro gli asset attraverso i quali poterle superare.
Per questo il valore delle donne deve essere affermato con proposte politiche concrete che riconoscono loro il ruolo che svolgono nella società come nella famiglia, nella educazione dei figli, specie nei momenti di crisi come quello che stiamo attraversando.
Questo il senso di un “Assegno al lavoro delle casalinghe” come riconoscimento per il ruolo sociale che svolgono, non inefficaci quanto disattese “quote rosa”.

E’ questa la chiave di lettura dell’invito della Pontificia Accademia al leader della sinistra americana Bernie Sanders in corsa per le presidenziali in USA, che sospenderà i comizi nello Stato di New York, dove si vota il 19 aprile, per partecipare domani 15 aprile al convegno di riflessione sull’enciclica di Giovanni Paolo II, «Centesimus Annus» di cui cade il venticinquesimo anniversario.
Ancora un segnale dalla Chiesa. La nuova Chiesa Cattolica guidata da Bergoglio che lavora per diffondere con sempre maggiore forza la richiesta di grandi cambiamenti nelle politiche economiche e sociali.
Ridurre le diseguaglianze economiche, fermare la corruzione finanziaria, proteggere l’ambiente naturale sono queste le sfide che la Chiesa pone all’attenzione della politica mondiale.
Rispetto a questi temi e alla perdurante congiuntura economica, l’azione politica attraversa altalenanti momenti di successi e difficoltà. Tale condizione però non deve preoccupare il politico, nella misura in cui questi abbia la capacità di porsi quotidianamente in discussione, nel tentativo di rispondere sempre meglio alla specifica missione di offrire alla propria comunità maggiori opportunità e chance di vita.