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Aspettando Godot!

Leggo un post su Facebook: “Mi piacerebbe organizzare un momento di studio i cui risultati fossero resi pubblici e “donati” alla pubblica amministrazione locale, che coinvolga tutti i professionisti dell’informatica residenti in questa città, per concorrere alla discussione di cosa sia un SISTEMA INFORMATIVO COMUNALE.”

Non commento direttamente sul post dell’amico Antonio Cafagno (che sono sicuro comprenderà), perchè postato in un gruppo di cui non condivido l’impostazione campanilistica. Non riesco ad immaginare una Modugno avulsa dal resto del mondo, isolata e decontestualizzata. Inoltre, questo modo di fare – che rispetto ma non condivido –  mi ricorda i tempi in cui, autorevoli “intellettuali” modugnesi che avevano nella città il monopolio della comunicazione (allora!), impedivano  la libera circolazione delle idee. E’ accaduto, e più volte, come quando una riflessione sulla Costituzione italiana non venne portata a conoscenza dell’opinione pubblica modugnese solo perchè loro (gli intellettuali) ritenevano che il dibattito sulla Carta costituzionale non interessasse ai propri concittadini. Eppure eravamo negli anni 1997-98, al tempo della Bicamerale, e il dibattito era vivo e acceso in tutta l’Italia. Ma, ai modugnesi – dicevano loro – … non interessava!
Il “vizietto” è antico, ed è stato esercitato ad arte dai loro capostipiti dai quali hanno imparato la lezione, ma i risvolti e le conseguenze di tali atteggiamenti sono stati a dir poco devastanti sul piano storico, e drammatici su quello personale. Proprio come accaduto al nostro concittadino Tommaso Sgovio internato in un Gulag dopo aver riparato nella “Patria dei Lavoratori” e costretto a rimanerci anche quando la guerra era finita e Stalin morto. Ma questa è un’altra storia.

Detto questo, vengo al dunque.

Capisco la tua provocazione – perchè di provocazione si tratta – ma penso che agitare le acque con un convegno o seminario (ai politici consiglio un convengo in meno ed un fatto in più) può servire a catturare l’attenzione di qualcuno e solo per un attimo. La cosa che tu vuoi e anch’io, invece, è quella di riuscire a convincere la politica che affrontare il tema della Modernizzazione e della Digitalizzazione dell’Ente è una priorità strategica ormai improcrastinabile. Essa consentirebbe non solo di mettere sotto controllo la spesa pubblica (cosa per nulla di poco conto in un momento di crisi come quella che attraversiamo), ma soprattutto di migliorare nei fatti e non negli atti (delibere o determine) l’efficienza amministrativa. In tal modo si raggiungerebbe un obiettivo fondamentale per la P.A. Locale, e d’altro canto si tradurrebbe in vantaggio economico e sociale per cittadini e imprese. Inoltre, questo comporterebbe finalmente la possibilità di innovare – nei processi e nella organizzazione del lavoro – una struttura amministrativa stantia e incrostata da oltre 20 anni di “gestione” politica che ha depauperato il patrimonio organizzativo ed informativo dell’ente.
Così facendo si (ri)affermerebbe il primato della politica sul potere burocratico e nuovi modelli organizzativi di tipo sistemico, a progetto, olografici e orientati al problem solving, si affiancherrebbero ai novecenteschi modelli tayloristici di tipo burocratico. Questo consentirebbe di cogliere la chance per modernizzare l’ente, attuando la recente Deliberazione Commissariale n.35 del 16.04.2013 e rilanciare nel contempo un adeguato piano della formazione di tutto il personale, vero e autentico patrimonio.

Ci vuole la laurea alla Harvard University per comprenderlo?

La tua proposta di una convention sull’innovazione, che apprezzo, non foss’altro per il fatto che mi da l’assist per questa riflessione, mi spinge a chiedermi perchè l’idea di un convegno adesso e non un anno fa o due anni fa. Le ragioni ci sono tutte oggi come ieri.
Un altro elemento da considerare è che i cassetti del comune di Modugno sono pieni di studi commissionati sulla materia (e tu lo sai), puntualmente consegnati al committente (la politica), e con altrettanta puntualità dimenticati.

Penso invece che a farsi carico di un processo di ammodernamento dell’ente debba essere proprio la Politica. E mi dispiace altresì constatare che proprio una visione politica di larghe vedute sia assente in tutta la maggioranza, facendo emergere così la fragilità dell’amministrazione Magrone nella capacità di incidere su processi di cambiamento, innovazione e modernizzazione delle  istituzioni, della struttura amministrativa ed organizzativa dell’ente. Ma quel che è peggio è che sia totalmente assente e sconosciuta anche nelle variegate minoranze che compongono le forze di opposizione all’amministrazione, facendo venir meno quella sana dialettica, spirito critico e sprone da cui la maggioranza potrebbe alimentarsi per il bene  della comunità.

Penso che in un mondo dove le transazioni socio-politiche ed economiche si consumano rapidamente, compresse in un arco temporale globalmente breve e stringente, è necessario ripensare i paradigmi organizzativi dell’Ente, individuando nell’innovazione la leva del cambiamento. Una condizione necessaria per migliorare strutturalmente la qualità dei servizi erogati al sistema sociale ed economico, oltre che istituzionale. Per farlo è necessario un gioco di squadra che metta in movimento l’intera macchina amministrativa coinvolgendo tutte le risorse umane e progettuali presenti nella struttura, sindacati, managment e componenti istituzionali. In altre parole, penso ad un patto per il cambiamento, voluto, condiviso ed assecondato da tutti.

Le nuove sfide di una società sempre più complessa, competitiva e globalizzata, rese fragili dalla contingente e stringente crisi economica in atto, impongono a tutti quanti noi l’impegno ad avviare una profonda modernizzazione che inizi a muovere i suoi primi passi nell’immediato attraverso una importante “riforma” organizzativa ed amministrativa fondata su una nuova visione dell’organizzazione.
Tale riforma deve porre come suo obiettivo primario la promozione di cambiamenti all’interno di molteplici settori d’intervento che non si rivelino però nello spazio e nel tempo oggetto di azioni ideate, progettate e realizzate separatamente, ma che, viceversa, siano parte integrante di un progetto unico ed unificante, nel contempo coerente e modulare nella sua attuazione, al fine di evitare ogni forma di ridondanza, frammentarietà o, peggio ancora, conflittualità.
Mentre il quadro che si offre alla vista di chi si approccia al tema del cambiamento nel nostro comune è semplicemente desolante.
Temo che l’idea di modernizzare e digitalizzare l’Ente abortirà inesorabilmente e miseramente, giustificato dalla cantilena acritica che corre all’unisono di bocca in bocca cercando di spostare sempre più in là il problema con frasi di “circostanza”:  “non ci sono soldi” e …  “sono altre le priorità”, mentre il comune, da questo punto di vista, arretra e con esso una comunità di cittadini (penso soprattutto ai giovani), imprenditori, artigiani, commercianti e liberi professionisti.

Certo le responsabilità vengono da lontano e non possono essere addossate ad una amministrazione appena insediata. Ma se è vero come Agatha Christie sosteneva che tre indizi fanno una prova, temo che tutto continuerà a procedere nel segno della continuità di chi ci ha consegnato un comune vetusto e non adeguato ai tempi.

Non è tanto l’assenza di un lessico che di per sè non può avvalorare l’assenza di una politica in tal senso bensì la certificazione di un bilancio comunale che stanzia ZERO EURO da investire per la modernizzazione dell’ente.

L’incertezza e l’attesa che questa amministrazione inverta la rotta ed “imponga” alla struttura amministrativa di non inseguire unicamente l’adeguamento alla norma e si riappropri del governo dei processi, evoca la stessa situazione dell’oracolo di Isaia nella scolta Idumea in cui il viandante chiede: “Sentinella, quanto durerà ancora la notte? E la sentinella risponde: Verrà il giorno ma è ancora notte. Se volete domandare tornate un’altra volta.” (Il lavoro intellettuale come professione. Max Weber).

Un pensiero su “Aspettando Godot!

  1. Carissimo Raffaele,
    dopo aver dato la stura a tutta la tua cultura e fondo alle dotte citazioni, in soldoni, che cosa chiedi alla “fragile amnistrazione Magrone”?

    Ma lo sai che al Comune bisogna prima di tutto scardinare le paurose, parassite, logiche clientelari che fino a ieri hanno fatto del nostro Comune un punto di forza del vecchio modo di fare politica.

    Se disponi della bacchetta magica in grado di tarsformare Modugno nel giro di cinque mesi da una mangiatoia cui servirsi liberamente in un ufficiente sistema amministrativo beh, tirala fuori… e soprattutto prova a superare i cavalli di frisia costituiti dai dirigenti e funzionari rsitemati in quei posti dalla nostra vecchia classe politica che, se non erro, non hai esitato ad appoggiare nell’ultima campagna elettorale…

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