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Senatori a vita si, ma senza portafoglio!

Ho atteso  qualche giorno prima di pubblicare questa riflessione, convinto che dal mondo della cultura, della scienza, delle arti e della letteratura, potesse arrivare un segnale forte, chiaro e inequivocabile al Popolo italiano per testimoniargli comprensione e solidarietà per le sofferenze e il disagio che lo pervade in un momento difficile per il Paese.

Non le solite parole di circostanza, nè tanto meno forme di paternalismo, ne abbiamo piene le tasche, ma un gesto concreto e nel contempo un monito, soprattutto al “ceto politico”, che non ha colto fino in fondo il disagio profondo ed esteso che famiglie e imprese attraversano, ma anche alla magistratura, all’imprenditoria, al sindacalismo, al managment, allo stesso mondo dell’arte, della cultura, della scienza e della ricerca, che indicasse una via etica da seguire nell’agire quotidiano, senza farsi prendere dall’ingordigia.  Insomma, lasciarsi un po’ contaminare da un’etica calvinista.

E vengo al dunque.

Il presidente della Repubblica Napolitano esercitando una sua prerogativa, nomina Senatori di diritto a vita, Claudio Abbado (musicista ), Elena Cattaneo (scienziata), Renzo Piano (architetto), Carlo Rubbia (fisico).

La Costituzione Italiana, conferisce al Presidente della Repubblica la facoltà, nel suo mandato, di  “nominare senatori a vita cinque cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario.” (art. 59 comma 1 costituzione italiana).
Può farlo, lo ha fatto.  Il Presidente della Repubblica italiana ha esercitato questo diritto nominando quattro cittadini italiani che hanno dato lustro alla nostra Nazione nei campi citati dall’art. 59 della costituzione e quindi, meritano (non sono i soli), di essere investiti di un titolo “onorifico” che gli consentirà di esercitare una funzione politica attribuita giuridicamente.
Quanto alla motivazione, in una sua dichiarazione il capo dello Stato spiega la sua volontà di “dare un segno di serena continuità istituzionale”; sottolineando, nello stesso tempo, come da loro “verrà un contributo peculiare, in campi  altamente significativi, alla vita delle nostre istituzioni democratiche, e – in assoluta indipendenza da ogni condizionamento politico di parte – all’attività del Senato e dell’intero Parlamento”.
Resto perplesso su un fatto e mi chiedo: se la nomina (di diritto) ha natura onorifica perchè mai deve essere retribuita?
La “retribuzione” per un riconoscimento “onorifico” a me pare una contraddizione nei termini.  Come dire, faccio il volontario retribuito!
E poi, non mi sembra eticamente accettabile un “vitalizio” per qualcosa che si dovrebbe fare per “onore”.
Eppure nessuno di quei quattro Senatori  a vita ha avuto uno scatto di orgoglio rinunciando al compenso. Tutto va in accumulo, come le batterie, mentre il Popolo è in forte sofferenza.
E alla domanda, in astratto: fino a quando si tende ad accumulare, la mia risposta è fino a quando qualcuno glielo impedisce! E se colui che deve farlo è compiacente, se non complice, tutto diventa vano.

Questo caso, sommato a tantissimi altri fatti e comportamenti mi induce a pensare che malata non è solo la politica ma l’intero corpo sociale e che la politica è solo la punta di un iceberg!

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