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Difetto di comunicazione o di mezzi?

Le convocazioni del Consiglio Comunale a Modugno possono essere lette in “anteprima” sui “Social Network”.
Sul sito Istituzionale del Comune di Modugno, non è dato sapere quando(?).

Difetto di comunicazione o di mezzi?
Nella storia recente di questo paese, i prodromi di una cattiva comunicazione istituzionale furono gettati dall’amministrazione Rana-bis nel 2007.
Prima le cose andavano un po’ meglio. I Consigli comunali erano diffusi e comunicati con una pluralità di fonti (manifesti, sito istituzionale, periodico del comune, media cartacei e online, newsletter, etc.) Addirittura l’indomani si poteva leggere online sul sito del comune il resoconto, le votazioni degli ordini del giorno e finanche alcuni passaggi significativi dei Consiglieri comunali. Successivamente, nel 2011, l’amministrazione Gatti, o meglio, il sindaco, sui social network ci sguazzava magnificamente e la comunicazione istituzionale, come una parabola, radeva il suolo. Ancora adesso sono visibili residui e piccole tracce sparse ovunque. L’amministrazione Magrone ad oggi, registro che … segue la scia! E, come le pecore, tutti nel burrone!
Insomma, si comunica tanto altrove (ed è bene), poco o nulla dove si deve. Dobbiamo recuperare!
Ed è così che oggi, pomeriggio del 23 settembre 2013 a soli due giorni dal Consiglio comunale, ma sarebbe più giusto dire un giorno, visto che c’è la Festa Padronale di mezzo, ai cittadini modugnesi che consultano il sito internet del Comune per informarsi, non è dato il diritto di sapere, e quindi di organizzarsi per partecipare, del prossimo Consiglio comunale.
… Già, dimenticavo, ci sono i manifesti!

Mi permetto di far osservare che la cannibalizzazione dell’informazione istituzionale ha un doppio effetto negativo. Da un lato esautora le istituzioni allontanando i cittadini dai canali istituzionali e quindi dall’informazione “certificata”; dall’altro riconosce e quindi legittima (perchè li utilizza) modalità che non potranno mai essere invocate come fonte informativa o comunicativa dell’Ente. Per giunta, raggiunge una parte dei cittadini e “obbliga” gli altri, coloro che vogliono tenersi informati, ad iscriversi e frequentare i social network, ignorando che la funzione primaria di quest’ultimi è quello di amplificare e diffondere l’informazione e non surrogare la fonte istituzionale. Tutto ciò, oltre che ingenerare confusione, destabilizza analisi, riflessioni e interventi di natura politica e sociale, dal momento che nessuno potrà invocare la fonte, in quanto essa, paradossalmente, pur se usata, potrebbe essere ripudiata proprio da coloro che la utilizzano, in quanto fonte non istituzionale e quindi inattendibile.

La cosa buffa è che TUTTI, e quando dico tutti, intendo dire maggioranza, minoranza e pseudo maggioranza-minoranza, si sono adeguati o forse non sanno e quindi tacciono.
Beh almeno c’è uniformità!
Resta il fatto, ed è questa la ragione principale per cui scrivo, che questo modo di fare comunicazione sul piano giuridico lede i diritti dei cittadini costituzionalmente tutelati, di informarsi ed essere informati (Art. 21 costituzione italiana). Infatti chi non ha un profilo Facebook come fa a sapere che il 25 settembre alle ore 18 c’è Consiglio comunale?
Sul piano politico il diritto all’informazione si manifesta come l’espressione più diretta del principio di democraticità, dal momento che la nostra democrazia è una democrazia partecipativa. La sua assenza quindi, un deficit democratico da colmare.