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Lo Stato non può essere in guerra coi cittadini!

Ho letto casualmente su facebook un vecchio post di Agostino Di Ciaula dal titolo “La guerra contro il bene comune e le sue vittime”.
Nel pezzo Agostino ricorda il Sindaco di Pollica, Vassallo, che “ha pagato con la vita la sua esigenza di civiltà” e aggiunge che “Quando a prevalere è la politica del manganello … quando ci sono azioni di forza come impiegare l’esercito per presidiare il cantiere di un inceneritore o una discarica, quando si minaccia l’uso dell’esercito per far accettare decisioni scomode (vedi centrali nucleari), quando si applica l’arroganza del potere per rimuovere personaggi scomodi da posizioni guadagnate democraticamente, quando si sostituisce al dialogo la violenza e, soprattutto, quando ci sono delle vittime, siamo nel bel mezzo di una guerra.”

Parole pesanti!

Agostino, io non credo che nella società in cui viviamo ci sia una guerra dichiarata o meno, di alcuni contro altri. Le guerre, tipiche del medioevo, sono un retaggio ormai superato perchè normato da quelle che Bobbio definì le “regole del gioco” e da istituzioni politiche riconosciute da tutti (o quasi) e comunque dalla maggioranza. Eppoi una guerra, e in linea di principio le guerre, a chi giova?

Così come non condivido le tue affermazioni che “Uno Stato che non riesce a tutelare ed a sostenere con forza e determinazione chi decide di mettersi completamente in gioco per garantire il rispetto di diritti fondamentali ……, è uno Stato che alimenta la sopravvivenza di questa guerra.”

Lo Stato caro Agostino non è ne può essere vendicativo verso i membri che lo compongono da cui trae la sua stessa giustificazione di essere.
Inoltre, pur se vero che uno dei compiti precipui di uno Stato è quello di garantire l’incolumità dei suoi membri assicurando loro pace e sicurezza, è altrettanto vero che siamo noi cittadini attraverso i responsabili delle politiche economiche e sociali a decidere il grado di tutela e sicurezza.
Mi spiego meglio. Dobbiamo partire dall’idea che un bilancio, dal punto di vista ragioneristico, è la sommatoria di entrate ed uscite. E che quest’ultime non possono superare le entrate senza ricorrere a prestiti.
Una scelta pubblica, dovuta anche a soddisfare una domanda di sicurezza sociale richiede risorse per attuarla e la coperta, come sappiamo, non ci coprirà mai del tutto. Qualche parte di noi rimarrà scoperta.
La domanda di fondo quindi diventa: quanto sei disposto a dare (tasse) affinchè io Stato assicuri la tua sicurezza?
A questa domanda, qualunque sia la tua risposta (quella dei cittadini), non sarà mai sufficiente a garantire la sicurezza di tutti i cittadini. Sopratutto in paesi con istituzioni politiche democratiche. E aggiungo, al punto tale che, anche se si opera con mezzi coercitivi (pene esemplari, fino ad arrivare alla pena di morte) le cose non cambiano.
Tornando al sindaco Vassallo, penso sia stato eroe inconsapevole della sua eroicità e che non avrebbe neanche voluto esserlo.
A volte sembra che per affrontare un problema servano gesti eroici. In realtà non dobbiamo far altro che volgere lo sguardo all’interno e obbedire alla legge morale che è dentro di noi.
Per questo l’atteggiamento da tenere è semplicemente quello dell’essere civile, libero e responsabile. Serve un nuovo Umanesimo.
Ma questa è una rivoluzione tutta da compiere!