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La città resti unita

In un articolo scritto su Modugno.it a margine di una manifestazione della città di Modugno contro la costruzione delle centrali, criticai gli organizzatori per non aver concesso la parola al sindaco Pino Rana. In quell’occasione tutti parlarono tranne il sindaco di Modugno. L’ho ritenuto un errore ma anche una violenza che negava a persona e istituzione, diritti di libertà di parola e di rappresentanza di una comunità. Subii una serie di critiche per questa mia posizione.
Dopo averle assimilate tornai sull’argomento con la riflessione che segue.

Se non hanno condiviso ciò che ho scritto, questo dimostra due cose. La prima è che le opinioni degli uomini non sempre coincidono, ma non per questo vanno negate o denigrate. La seconda è che vuole affermare l’idea che qualcuno ha diritto di parlare, altri no. Infatti al sindaco non gli è stata data la parola.

La manifestazione è riuscita, la partecipazione c’è stata. Una coscienza civile e sociale incomincia a farsi strada in difesa dell’ambiente e del territorio in cui viviamo. Bene. Questo percorso non va interrotto ma sostenuto, assecondato. Esso non deve essere un processo escludente, non possiamo permetterci di perdere pezzi della città. Al contrario, dobbiamo includere, magari tirando dentro i comuni limitrofi interessati al problema, come Bitonto, Palo del Colle, Giovinazzo, la Prima e Seconda Circoscrizione di Bari, oltre ad organizzazioni ambientaliste come Legambiente e WWF (assenti alla manifestazione del 22 ottobre 2006). Un’azione unitaria forte e rappresentativa ha maggiore possibilità di successo.
La città deve essere intesa come un tutt’uno, ovvero un crogiolo di singoli cittadini, partiti, istituzioni, imprese, sindacati, scuole, artigiani, professionisti, operai, disoccupati, donne e bambini, cattolici e musulmani, senza differenze e distinzioni.
Allora mi chiedo, perché dividerla?
I cittadini sono tali solo se concepiti all’interno di un corpo sociale, con regole stabilite e condivise, con diritti e doveri, gli uni nei confronti degli altri e tutti verso lo Stato. Così come, un arto è tale se concepito come parte di un corpo. Un braccio staccato, non è più un arto, ma un insieme di tessuti privo di funzionalità. Questo vale anche per i cittadini che, separati dalla città e dai suoi sistemi relazionali ed istituzionali, non sono più tali.
Per questo il mio invito alla città a saldarsi con il mondo politico ed istituzionale, superando errori e/o incomprensioni (che pur ci sono stati), ed insieme a condurre una battaglia comune in difesa del territorio in cui viviamo.
In questo il Sindaco, come primo tra eguali, ne rappresenta la sintesi, al di là di ogni partito e schieramento. Non dare la parola al primo cittadino, sembrerà paradossale, ma è come non averla data alla città.
In una manifestazione pubblica, in cui una città protesta, a Modugno non accadeva da tempo, non ci si chiede perché il sindaco abbia parlato ma perché al sindaco non gli è stato consentito di parlare.
Questo mi ha spinto a definire quella decisione “insensata e sciocca”.
Si è voluto tenere fuori i partiti, le istituzioni, i politici. Questo è un errore. Chi ha deciso questa strategia, lo ha fatto seguendo le sue regole, che non sono certo quelle che governano una comunità.
In questo il messaggio che si è cercato di far passare risulta distorto e nichilista. Per giunta, sostenere, generalizzando, che la politica è affarista e i politici falsi e bugiardi è fuorviante. Falsi è bugiardi ce ne sono dappertutto, ma questi disvalori vanno ricondotti alla sfera personale di ognuno di noi e non certamente al gruppo sociale o politico di appartenenza.
Ma ditemi chi mai si farà carico e rappresenterà nelle sedi opportune l’istanza che la città ha espresso domenica 22 ottobre? L’arroccamento su posizioni intransigenti e radicali, che tentano di dividere la città in buoni e cattivi, di chi sta dentro e chi fuori, rappresentano una forma di solitudine che ha in sé il germe della propria distruzione.
E allora che fare?
Tessere, come Penelope, una rete di relazioni sociali, politiche ed istituzionali. Non disperdere il patrimonio di competenze e professionalità faticosamente messo insieme e offrirlo alla città attraverso strumenti istituzionalizzati.
Il “Tavolo Tecnico per l’ambiente” potrebbe rappresentare “uno” di questi momenti. Un alveo naturale in cui le rappresentanze sociali possano esprimersi e dare il proprio contributo.
Il problema delle antenne, o più in generale dell’inquinamento elettromagnetico, per esempio, non può ridursi, così come qualcuno semplicisticamente pensa, alla redazione di un semplice “Regolamento Comunale” che si adegui e uniformi al Regolamento Regionale del 14 Settembre 2006, n. 14 per l’applicazione della Legge regionale 8 marzo 2002 n. 5, recante “Norme transitorie per la tutela dell’inquinamento elettromagnetico prodotto da sistemi di telecomunicazioni e radiotelevisivi”.
Bisogna fare di più. Chiedere al Comune di dotarsi, “di un piano annuale di localizzazione per disciplinare l’insediamento degli impianti al fine di minimizzarne l’impatto estetico e territoriale nonché di minimizzare e rendere uniforme l’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici.”.
Individuare e censire gli immobili ricadenti nel demanio o patrimonio comunale per dare priorità all’insediamento ove possibile su quest’ultimi.
Inoltre, posta l’’esigenza di rendere uniforme l’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici bisogna pensare anche a de-localizzare alcune installazioni di impianti esistenti su siti ritenuti più idonei e tecnicamente adeguati alle esigenze degli operatori, da verificarsi in contraddittorio con gli stessi, anche attraverso forme di incentivazione.
Richiedere ai gestori di telefonia mobile un programma annuale di installazione per esaminarli nell’insieme ed armonizzarli col territorio, e all’amministrazione comunale, campagne annuali di misura dei campi elettromagnetici.
Questo ragionamento, ovviamente può essere esteso a tutte le problematiche ambientali.
Per questo penso che il Comitato Proambiente si deve muovere lungo questa direttrice per il bene della città e per farlo ha bisogno della politica e delle istituzioni.
Resta il fatto che per aver pensato ed esternato la mia opinione, qualche bravo ragazzo, dai cattivi pensieri, mi ha dato del burattino, mafioso, corrotto e fascista.