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Modugno: un pugno nello stomaco il via libera alla seconda centrale

giudici romani della quarta sezione del Consiglio di Stato, Presidente Lucio Venturini estensore Carlo Deodato, in sede giurisdizionale con dispositivo di decisione n. 297/2006, ha respinto il ricorso in appello n.6827/2005 del 05/08/2005 presentato dal Comune di Modugno contro la Società Energia S.p.A. per la costruzione di una centrale termoelettrica a ciclo combinato da 750 MW e condanna il Comune di Modugno a 3.000,00 euro per le spese processuali.

In sostanza il Consiglio di Stato accoglie in toto le tesi del Tar Puglia che ritenne inamissibile il ricorso del Comune per mancato rispetto dei termini di deposito del ricorso R.G. n. 2405 del 2004 in quanto notificato oltre il termine di 15 giorni previsto dall’art. 23 bis comma 6 della legge n. 1034/1971, introdotto dall’art. 4 della legge n. 205/2000.
La via giudiziale dell’Ente, difeso dagli Avv.ti Luigi Campanale Alessio Petretti si rivela un’autentica Caporetto. Di fatto, per un vizio di forma, i modugnesi non sapranno mai, nel merito, il parere degli organi giurisdizionali amministrativi.
L’avv. Campanale nella conferenza stampa che fu indetta dal comune di Modugno lo scorso 28 giugno 2005, nella sala conferenze del Comando della Polizia Municipale, visibilmente amareggiato per la sentenza del Tar, (lo immaginiamo nero dalla rabbia, dopo questa sentenza del Consiglio di Stato), esordì dicendo che “se qualcuno pensa che la storia si sia conclusa con queste ‘sorprese’ ha fatto male i conti” ed ipotizzò due linee d’azione. La prima attraverso il ricorso al Consiglio di Stato, cosa che è avvenuta ma che si è conclusa in un naufragio legale per l’Ente, ed aggiunse “ma anche ammesso che tale provvedimento sia legittimo, è possibile espletare un procedimento al giudice ordinario quale ipotesi di potenziale danno per la salute dei cittadini, ove Energia S.p.A. ponesse la prima pietra, facendo appello al ‘criterio della precauzionalità’. La partita è ancora tutta da giocare”.
Nel frattempo Vendola si insediava come nuovo Presidente della Regione Puglia e l’avvio del PEAR (Piano Energetico Ambientale Regionale) voluto dall’assessore all’Ecologia Michele Losappio, fu visto dai modugnesi come lo strumento che avrebbe potuto finalmente regolamentare la diffusione incontrollata della centrali sul nostro territorio, dal momento che la Puglia produce una quantità di energia due volte superiore a quella che consumiamo.
Costretti a salire sulle montagne russe degli eventi la città di Modugno passò da momenti di leggera euforia, a periodi di sconforto e delusione.
“Modugno non può essere la capitale d’Italia delle centrali termoelettriche”, esordì l’assessore all’Ecologia Michele Losappio, nella conferenza stampa presso la presidenza regionale, il 20 ottobre 2005 e quasi come una provocazione gli fece eco il comunicato stampa (ottobre 2005), emesso da Energia S.p.A. (Gruppo CIR), in cui si affermava che “… pochi giorni fa e’ stato assegnato il contratto per la costruzione della centrale di Modugno (Bari) di cui e’ previsto l’ avvio dei lavori nei prossimi mesi.”.
Un sospiro di sollievo fu tirato dalla lettura dell’inserto di economia del Corriere della Sera del 6 marzo 2006 che scriveva: “Kyoto? Bloccherà tutte le nuove centrali più efficienti e anche la riqualificazone delle vecchie. Lo schema globale contro l’effetto serra dovrebbe incentivare l’innovazione e l’efficienza energetica., ma in Italia avrà l’effetto contrario. Primo blocco: Energia del gruppo Cir, ha deciso di sospendere la costruzione, già autorizzata dal ministero delle Attività Produttive, della centrale di 800 megawatt di Modugno vicino Bari”.
E mentre la battaglia giuridica proseguiva nelle aule dei Tribunali, la Società Energia S.P.A. con una lettera indirizzata al Comune di Modugno il 12 aprile 2006, comunicava l’inizio dei lavori per la costruzione della Centrale a Ciclo Combinato di Modugno secondo l’Autorizzazione unica di cui al Decreto del Ministero delle Attività Produttive . 55/09/04 del 28 giugno 2004, affidando la costruzione dell’opera alla ditta Alstom Power Italia S.p.A con sede a Milano e alla Alstom svizzera con sede a Baden Switzerland.
Pronta la reazione dell’assessorato all’Ambiente del Comune di Modugno, presieduto dall’Assessore Giacomo Massarelli che con lettera raccomandata prot. N. 0018875 del 14 aprile 2006, diffida la società Energia ad iniziare i lavori.
Il pallino, a questo punto, passa direttamente nelle mani del Presidente di Energia S.p.a , Massimo Orlandi, che sorpreso dall’ingerenza dell’Ente, risponde alla diffida ribadendo l’autorizzazione unica ed invitando il Comune a farsi da parte “gli Enti locali non hanno alcuna competenza autorizzatoria in materia di realizzazione di impianti di produzione di energia elettrica”.
Tutto questo è vero ma è solo una parte dell’intrircata vicenda che a ben guardare è ben lungi dall’essere conclusa anche per una serie di prescrizioni del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, poste alla base delll’autorizzazione a cui Energia dovrà adempiere ed attenersi.
Ed è proprio in una di queste prescrizioni che l’assessore regionale all’Ambiente Michele Losappio individua uno spazio per inserirsi ed esplicare il suo ruolo istutuzionale e politico. Infatti in relazione alla nota del comune di Modugno con la quale si diffidava la società Enegia S.p.A. all’avvio dei lavori per la costruzione della centrale a ciclo combinato, precisava con la nota prot. 685/S.P. del 27 aprile 2006, che “il procedimento in corso per l’ottenimento dell’Autorizzazione Unica non risulta, ad oggi, formalmente concluso”.
L’assessore Losappio fa riferimento esplicito alla prescrizione n. 7 dal DEC/VIA/2004/289 che impone ad Energia S.p.A: la caratterizzazione del sito secondo il D.M. n.471/1999 che prevede il “parere e valutazioni da parte delle amministrazioni interessate dopo aver condiviso, nel merito, le modalità di esecuzione del piano di caratterizzazione”.