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Raddoppio ferroviario Bari-Taranto, la città faccia sentire la sua voce

Modugno sarà chiusa in una morsa. Due tracciati ferroviari, come “frustate” solcheranno il suo corpo, l’accerchieranno e la soffocheranno fino a farle mancare il respiro, se la città non farà sentire la sua voce.
Dopo il “no” espresso dal Consiglio Comunale il 10 ottobre 2005 al progetto di raddoppio della linea Bari Sant’Andrea-Bitetto, nell’ambito del raddoppio della linea Bari-Taranto, una delegazione del Comune di Modugno ha partecipato alla conferenza di servizi che si è svolta a Roma giovedì 13 ottobre, presso il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti. La delegazione comunale era composta dal sindaco Rana, dall’assessore Massarelli e dai consiglieri comunali LeoneLongo e Mele.

Il sindaco ha evidenziato che il nuovo progetto del raddoppio ferroviario Bari-Taranto voluto da Italferr, interessa l’area dove sorge la cementeria della Italacementi, che è soggetta a due ordinanze sindacali emesse per la rilevante presenza di amianto. Rana ha fatto presente che il nuovo tracciato ferroviario, se realizzato, attraverserà i comparti edificatori e l’area industriale di Bari-Modugno determinando l’abbattimento o la mancata realizzazione di dieci aziende con conseguente aumento dei costi e la perdita di centinaia di posti di lavoro. Per queste ragioni il Comune di Modugno ha chiesto ed ottenuto il riesame del progetto esecutivo concordando una nuova convocazione del tavolo tecnico entro il 3 novembre.
In conferenza di servizi, diverse assenze, tra cui spicca quella del Comune di Bari, interessata tra l’altro al “nodo ferroviario” e della Regione Puglia, che a detta del sindaco Rana, era concordata, nonostante il Consiglio Comunale di Modugno nella seduta del 10 ottobre 2005 si era rivolto espressamente alla Regione Puglia esortandola a “sostenere le ragioni della comunità modugnese, dando definitiva soluzione al problema”.
Premesso che il raddoppio ferroviario della Bari–Taranto è certamente un’opera pubblica necessaria per l’intera regione  per la valenza strategica che ricopre nello sviluppo del sistema di trasporto dell’area metropolitana e regionale, anche alla luce delle correlazioni esistenti col nodo ferroviario barese, era auspicabile un’azione corale e concordata tra gli Enti interessati. Ritengo che solo un’azione concertata (attualmente assente o discontinua), possa coniugare le diverse legittime istanze, a volte contrapposte, degli Enti territoriali geograficamente coinvolti, e portare avanti un progetto condiviso da tutti, al fine di evitare lo stallo o peggio ancora che i benefici di taluni possano tradursi in penalizzazioni per altri.
Apprendiamo in questi giorni che il Comune di Bari, incassa dalle RFI l’interramento dei binari a sud e nord della città; il Comune di Triggiano e Capurso aveva già raggiunto e sottoscritto un accordo a Roma sull’interramento dei binari della linea ferroviaria Triggiano-Capurso, Palese e Santo Spirito hanno buone prospettive, dopo anni di lotte e manifestazioni in tal senso. Da noi si discute, si fanno tavoli tecnici, si partecipa a conferenze di servizio, si tengono consigli comunali, a volte contradditori, ma nel frattempo, i lavori del nuovo tracciato ferroviario procedono nel silenzio angosciante della città.
La questione ferrovia corre a Modugno, in modo ondivago, lungo un binario che vede da un lato la delibera del marzo 1989 in cui il Consiglio Comunale approvò all’unanimità il progetto esecutivo del raddoppio ferroviario che prevede l’interramento delle linee FS e Fal per circa 2 Km, partendo dal ponte sull’autostrada nel suo ingresso in città fino al passaggio a livello di via Bitonto in prossimità del cimitero; dall’altro la delibera approvata nel marzo del 2003, che autorizzava il Sindaco a sottoscrivere il protocollo d’intesa a condizione che la Regione Puglia si impegnava “a porre in essere quanto necessario per l’avvio della contestuale progettazione e realizzazione dell’interramento del tratto FAL nell’abitato di Modugno”.
Il 7 marzo 2003, nell’incontro tra le parti per la firma del protocollo d’intesa che avrebbe dovuto sancire l’accordo definitivo sul nuovo progetto presentato da Rfi il sindaco Rana non firmò il documento “perché la Regione Puglia non ha potuto fornire garanzie sull’interramento dei binari FAL, come richiesto dal Comune di Modugno”. Insomma per il Comune di Modugno il problema sembrava essere non tanto il nuovo tracciato ferroviario, quanto il mancato interramento delle ferrovie Appulo-lucane nell’attuale tracciato.
In realtà l’approvazione della delibera di Consiglio Comunale, avvenuta nel marzo 2003, risulta essere un passaggio chiave nella storia del raddoppio ferroviario. Da questo momento in poi, purtroppo, i problemi per Modugno si acuiscono per l’apertura di un secondo fronte e la sua posizione si indebolisce notevolmente rispetto alla decisione presa nel consiglio comunale del marzo 1989. Tant’è che quattro mesi dopo, nel luglio 2003, l’amministrazione, resasi conto del pasticcio i cui si era cacciata, sulla scorta della relazione dei Dirigenti del II e III settore, ingg. Gianferrini e Petraroli, si “ravvede” ed in Consiglio Comunale “delibera di esprimere parere sfavorevole sul progetto preliminare di variante del tracciato trasmesso dalla Regione Puglia” riattestandosi sostanzialmente sulle posizioni assunte nel marzo 1989.
Ma ancora oggi le cose non appaiono chiare. Non si capisce per esempio, perché Rana nel recente Consiglio Comunale del 10 ottobre 2005, dopo l’incontro con l’assessore regionale ai trasporti Loizzo ed il Senatore Latorre dichiara in aula che “la Regione Puglia si è detta disponibile a finanziare l’intervento delle Fal che diventa possibile, perché, tolte le ferrovie dello stato c’è sedime per il raddoppio delle Fal”. Questo atteggiamento contraddittorio ci induce a pensare che si stia perseguendo più le indicazioni contenute nella delibera approvata nel Consiglio Comunale del marzo 2003 (nuovo tracciato per le RFI, raddoppio ed interramento nell’attuale sede per le Fal), che quella del marzo 1989 (attuale tracciato ferroviario interrato per ambedue le ferrovie).
Perché se così non fosse, non si capisce a cosa servirebbe la disponibilità delle Rfi a liberare il sedime per consentire il raddoppio delle Fal la dove sono, atteso che la posizione del Comune di Modugno è di contrarietà al nuovo tracciato ferroviario, anche alla luce della presenza di amianto nella cava adiacente la cementeria,  dove dovrebbe passare il nuovo tracciato ferroviario.
C’è da aggiungere che sinora la città di Modugno non è riuscita a formulare una “sua” proposta tecnico-politica alternativa a quella delle Rfi e questo anche perché è mancato un dibattito pubblico sull’argomento che consentisse un confronto sereno sul territorio.
Per questo la necessità inderogabile di aprirsi alla città e discutere insieme ai partiti, (senza alcuna distinzione), alle associazioni, agli ordini professionali, agli imprenditori, ai commercianti, ai cittadini, ma anche ai tecnici dell’Ufficio Lavori Pubblici del Comune di Modugno che conoscono bene il territorio, per far sentire la loro voce che vada oltre un semplice “no”, e formulare appunto una “proposta”, tecnicamente fattibile che possa essere contrapposta a quella delle RFI.
Qualcuno ipotizza una “terza via”, mai approfondita, alternativa sia al progetto approvato nel 1989 che al nuovo tracciato ferroviario del 2003. Questo vedrebbe le Fal fermarsi a Modugno e le Rfi deviare verso Nord, andando a servire l’utenza di zone e quartieri carenti di sistemi di comunicazione come la Zona Industriale, il Quartiere S.Paolo (ivi compresa la Zona Cecilia), l’ospedale e l’aeroporto di Bari-Palese e raccordarsi infine col nodo ferroviario barese.
Fantasie? Può darsi. Ma non possiamo continuare ad assistere inerti ed accettare tutto ciò che ci accade in modo meccanicistico.
Ma è mai possibile che l’amministrazione comunale, i partiti (di maggioranza e di opposizione) non avvertono il peso di questa grande responsabilità e procedono divisi e in solitudine, quando invece l’intera città dovrebbe essergli a fianco per sostenerli nella loro azione politica?
La “questione ferrovia” è complessa e al di sopra delle appartenenze per essere gestita da un nugolo ristretto di “addetti ai lavori”. Questa è un’opportunità politica da cogliere per tutti, a prescindere dagli schieramenti, per superare le divisioni e saldare in un corpo unico la rappresentanza politica e la società civile in una prospettiva unitaria di intenti che vede la difesa del territorio.

Questo la gente si aspetta dalla politica.